SMartIt: la società mutualistica per artisti sbarca in Italia

SMartIt - al centro Julek Jurowicz

Alla conferenza stampa di SMartIt il fondatore Julek Jurowicz, al centro, e Donato Nubile a sx (photo: Felice Ferrara)

Pagamento a 7 giorni: l’applauso parte unanime e spontaneo sulle parole di quella che in Italia pare una fantasia che nemmeno i più creativi di professione tra i lavoratori dello spettacolo riuscirebbero a immaginare. Eppure in Belgio oggi è così.
E potrebbe essere realtà (ma traslata in suolo italico a 30 gg.) grazie alla nascita di SMartIt, società cooperativa di impresa sociale, approdata in Italia e già attiva in Europa (SmartEu): dal Belgio, dove è nata quindici anni fa, ha poi attecchito in Francia, Spagna, Svezia, Regno Unito.

Definita “società mutualistica per artisti”, è stata presentata lunedì a Milano contestualmente all’assemblea annuale di C.Re.S.Co., il Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, che formalmente è un comitato regolato da un direttivo, ma che si attua nella pratica dei suoi Tavoli di Lavoro, convocati durante tutto l’anno in quindici macroaree del Paese, occasione di confronto pratico tra compagnie di produzione, sale, teatri, residenze, festival, rassegne, artisti, critici, operatori dello spettacolo dal vivo e di tutte le altre realtà che lavorano nella produzione e nella diffusione della scena contemporanea.

Anche per il fatto di reggersi sull’autofinanziamento degli artisti, degli operatori e delle strutture che ne fanno parte, C.Re.S.Co. è stato individuato come partner ideale per piantare in Italia il seme di SmartEu.
SmartIt, infatti, vivrà del cosiddetto “fondo di garanzia” che permetterà di erogare servizi necessari al lavoro creativo, altrimenti costretto a continuare a cercare di sopravvivere tra finanziamenti privati o pubblici che arrivano, a pioggia, e dopo un periodo di siccità che dura anche due anni.

Quindi, tornando alle parole che hanno scaturito eccitazione a catena, il pagamento a 7 giorni sarà possibile per il lavoratore (persona fisica, associazione, compagnia, ente etc.) che deciderà di associarsi a SMartIt, diventando membro: 50 euro una tantum in cambio di una “copertura” completa sia dal punto di vista economico che previdenziale.

L’idea è che, associandosi, il membro viene “assunto” dalla cooperativa, che diventa quindi un datore di lavoro piuttosto che un intermediario. Non solo.
La cooperativa, per l’artista membro, si occuperà una serie di servizi pratici necessari, che erogherà attraverso portali attivi 24h, sette giorni su sette: online verranno rilasciati i contratti d’impiego; attraverso un altro login l’artista potrà vedere i pagamenti ricevuti dopo regolare emissione di fattura e su un altro portale, una sorta di “home banking” per artisti, registrerà  l’estratto conto e il saldo rispetto al budget di ogni produzione, per facilitare la gestione autonoma della produzione artistica.
E ancora, far parte della cooperativa potrà permettere all’artista di non dover più versare contributi a una cassa previdenziale che – lo si sa, è così – non gli restituirà mai nulla, e con pochi euro sarà assicurato tutto l’anno.

Sarà, potrà essere, tutto ciò a patto che.
A patto che anche in Italia la pesante macchina burocratica e normativa che, più che regolare ingolfa il settore, non metta i bastoni tra le ruote (ad esempio, uno dei problemi formali da risolvere è come poter rendere membro chi non sia una persona fisica o un’associazione).

E a patto che gli stessi artisti siano disposti a pagare per essere pagati: pur non essendo ancora definita la percentuale che, di ogni lavoro pagato al membro, resterà alla cooperativa (dovrebbe essere intorno all’8,5%, di cui il 2% accantonato per costituire il fondo di garanzia), durante l’assemblea questo tasto non ha riscosso lo stesso successo di quello circa la rapidità dei pagamenti, e l’entusiasmo si è smorzato quando si è parlato dei 50 euro da versare per associarsi.

Ed è in qualche modo comprensibile se si conoscono le condizioni in cui oggi i lavoratori dello spettacolo operano. Eppure, se gli artisti sono tanto abituati ad anticipare e investire prima di trarre profitto, potrebbero ancora una volta – forse l’ultima – accettare il compromesso superando una soglia più psicologica che reale. Ma ancora tuttavia non basterebbe.

L’ultimo patto va siglato infatti con la Fondazione Cariplo, che dovrebbe ufficializzare il suo contributo a partire dal business plan contestuale allo studio di fattibilità di SmartIt.
Realizzato in sei mesi da C.Re.S.Co. e presentato ieri (molto brevemente visti i contenuti imbarazzanti), lo studio è una nuova indagine di mercato concentrata sulle professioni legate alle arti performative, che mostra e dimostra la necessità di una riforma strutturale.
In sintesi, si è confermata la poca trasparenza e regolarità nei finanziamenti, tanto che ormai – si può azzardare – i contributi vanno quasi a discapito delle nuove generazioni; il lavoratore dello spettacolo è solo un lavoratore atipico e quasi mai un’eccellenza, nonostante contribuisca a produrre il 2,5% del Pil nazionale.

La conferenza stampa di lunedì a Milano per SMartIt

La conferenza stampa di lunedì a Milano per presentare SMartIt (photo: Felice Ferrara)

Cosa resta? La speranza: quella che si fa forte di oltre quindici anni di esperienza SmartEu; un bagaglio che potrebbe essere il primo “fondo di garanzia” di SmartIt, un progetto che non va preso come iniziativa ma assunta come responsabilità, prima di tutto da chi lavora nel settore.
La speranza che suoni come monito positivo è affidato al dato impressionante offerto da Julek Jurowicz, fondatore di SmartBe, ripensando al passato: «In un ufficio composto da tre persone aiutavamo gli artisti sul piano burocratico, della contabilità; poi il lavoro è aumentato a tal punto da costare troppo, allora abbiamo trovato il modo di standardizzare e automatizzare i servizi. Oggi siamo ancora un’associazione no profit, con la differenza che fatturiamo 120 milioni di euro e contiamo 50.000 membri».
 

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