Socrate il sopravvissuto. Anagoor sull’educazione, oggi

Il mondo in cui viviamo, che lasceremo in eredità ai nostri figli, ha perso ogni punto di riferimento, ed è arduo discernerne di nuovi. E’ un mondo in cui è difficile comprendere ciò che è giusto e ingiusto, ciò che è utile o dannoso per una nuova ricomposizione della società. Un mondo in continua evoluzione, foriero di rinnovate esigenze e necessità, che ha bisogno di un bagaglio culturale ed esistenziale complesso per cercare di indagarlo in autonomia e profondità.

Va da sé, dunque, che la questione educativa debba essere posta come centrale per la formazione di una nuova coscienza sociale, civile ed intellettuale dell’individuo che si affaccia, per la prima volta, come parte attiva della nostra società.

E’ ciò su cui intende riflettere, in modo complesso e significativo, “Socrate, il Sopravvissuto”, nuovo lavoro che il gruppo veneto Anagoor ha presentato in prima assoluta al Festival delle Colline Torinesi.
Ispirato dal romanzo “Il Sopravvisuto” di Antonio Scurati (Premio Campiello 2005), Anagoor ha poi sviluppato il lavoro con innesti liberamente ispirati a Platone e allo scrittore olandese Cees Nooteboom.


Come nella quasi totalità dei loro spettacoli, Simone Derai e Patrizia Vercesi indagano il passato, in maniera quasi visionaria e con un’estetica pulita e attraente, per parlare del presente.
In scena otto ragazzi con il loro insegnante di Storia e Filosofia, un docente profondamente conscio del suo ruolo di educatore e, allo stesso tempo, di non poter essere del tutto adeguato nel comprendere sino in fondo l’intimo essere di ogni alunno che ha davanti. Cosciente di non poter arrivare a spiegar loro fino in fondo le ragioni, le cause di un mondo in cui guerra e povertà regnano sovrane, stretto tra i tempi e le modalità imposte dai programmi ministeriali. Inadeguato certo, ma pronto a mettersi in gioco per espletare al meglio la sua impervia missione. E’ ciò che Marco Menegoni, il maestro, candidamente esprime davanti ai ragazzi e al pubblico.

Gli otto studenti sono proprio dei ragazzi, allievi attori provenienti da tutto il territorio nazionale che si affacciano per la prima volta al teatro della vita. Nello spazio scenico asettico e svuotato, affascinante, delle Fonderie Limone, tra nove ordinati banchi di scuola, i ragazzi si muovono al suono metallico di simil-bombe e di una musica in crescendo, diventando prima lentissimamente cadaveri inermi, poi “traghettatori” di libri, forse salvati da macerie e inondazioni. Dovrebbero essere loro, quei libri zuppi d’acqua o pronti al macero, i preposti a preservare la cultura, unica possibilità di redenzione?

Tra passato e presente, l’interazione attraverso un video sul fondale ricostruisce, come in un’antica ancestrale rappresentazione, ciò che è avvenuto più 2400 anni fa, nelle ore che precedettero la morte di Socrate per ingiunzione della città, così come sono raccontate da Platone: lui, accusato di empietà perché non riconosceva gli dei tradizionali della Polis e per corruzione dei giovani.

Socrate ha di fronte il giovane Alcibiade, che diventerà comandante, un giovane sicuro di sé che sembra ormai non aver più bisogno degli insegnamenti del maestro. Ecco allora che Socrate gli chiede di spiegargli cosa è il giusto e cosa l’ingiusto, e se il giusto coincide con l’utile. Deve rispondere a queste domande se vuole essere, in totale autonomia, il capo della città.
Ma il ragazzo, incalzato dalle domande del maestro, vacilla, non è più sicuro di sé. Socrate lo porta gradualmente a comprendere la sua presunzione di sapere; ed è così che ad Alcibiade non resterà che ammettere la propria ignoranza e presunzione.

Il ritorno al presente avverrà col rimando brusco al romanzo di Scurati, attraverso una fantasia narrativa che rimanda ad una cronaca tragicamente reale: è la narrazione corale, incalzante, di un massacro avvenuto il giorno della maturità da parte di uno studente, Vitaliano Caccia (il nono banco), che uccide a colpi di pistola l’intera commissione di maturità (Scurati si era ispirato per il romanzo al massacro della Columbine High School). Lascerà in vita solo l’insegnante di Storia e Filosofia, il sopravvissuto, l’unico che ne aveva compreso difficoltà e paure.
E mentre le parole dettagliano la cronaca della strage, rimbombanti appaiono i rimandi con quello che è il presente reale: domani inizierà la maturità. E domani si insedieranno i nuovi sindaci post-elezioni: i nuovi “comandanti” sapranno governare? Sapranno cosa è giusto e cosa no?

Non chiede risposte il lavoro di Anagoor, uno spettacolo denso (qua e là sfrangiabile a renderlo più incisivo), curato, altamente didattico, oseremmo dire didascalico nel riproporre l’insegnamento socratico, nel forgiare domande e visioni apocalittiche al cui centro viene ricondotta l’educazione.
L’educazione in un mondo che ha però bisogno di essere ricostruito, ripartendo da zero, guardandolo dall’alto (come suggerisce il video), da una tradizione che ha formato il nostro pensiero ma che ha lentamente perso la capacità di distinguere verità da menzogna, realtà da opinione, smarrendo la stretta connessione che esiste tra conoscenza e ricerca della giustizia, quella virtù pratica imprescindibile per governare la Polis.

Quest’estate “Socrate il sopravvissuto” arriverà a Drodesera, il 29 e 30 luglio alla Centrale Fies.

SOCRATE IL SOPRAVVISSUTO / come le foglie
di Simone Derai e Patrizia Vercesi
regia Simone Derai
dal romanzo Il Sopravvissuto di Antonio Scurati
con  Iohanna Benvegna, Marco Ciccullo, Matteo D’Amore, Piero Ramella, Francesca Scapinello, Margherita Sartor, Massimo Simonetto, Mariagioia Ubaldi
maschere Silvia Bragagnolo e Simone Derai
costumi Serena Bussolaro e Simone Derai
musiche e sound design Mauro Martinuz
video Simone Derai e Giulio Favotto
con Domenico Santonicola (Socrate), Piero Ramella (Alcibiade), Francesco Berton, Marco Ciccullo, Saikou Fofana, Giovanni Genovese, Elvis Ljede, Jacopo Molinari, Piermaria Muraro, Massimo Simonetto
riprese aeree Tommy Ilai e Camilla Marcon
concept ed editing Simone Derai e Giulio Favotto
direzione della fotografia e post produzione Giulio Favotto / Otium
regia Simone Derai

durata: 1h 40′

Visto a Torino, Fonderie Teatrali Limone, il 20 giugno 2016
Prima assoluta

stars-3.5

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