Solo in azione: hai fiducia nell’arte?

Eleonora Parrello
Eleonora Parrello

Eleonora Parrello

Per la quarta edizione di Solo in azione, rassegna dedicata alla danza ma anche alla pura decorazione coreografica, alla ricerca di performer e danzatori, e promossa dall’associazione Perypezye Urbane, gli organizzatori hanno scelto un tema assolutamente attuale: quello della fiducia. Fiducia nelle istituzioni, fiducia nell’arte, fiducia nella possibilità di esprimersi in una regione per certi versi difficile, come la Lombardia. E ogni artista ha espresso un proprio pensiero in merito.

Il festival si è aperto questa settimana allo Studio78, piccolo spazio metropolitano milanese in cui si sente pulsare nell’aria voglia di fare, malgrado i tagli, malgrado la crisi.
La scelta di dedicare questa edizione ad artisti lombardi nasce dall’esigenza di dimostrare che, nell’ambito della danza contemporanea, la ricerca sta andando avanti producendo molte nuove proposte, che non ricevono però la giusta visibilità anche a causa della mancanza di veri organizzatori e programmatori nell’ambito.

Perypezye Urbane media collective, che ospita e organizza il piccolo ma interessante festival, è composto da performers, techno-visual artists, galleristi militanti, organizzatori. Centrale il tema delle peripezie, il cui significato viene spiegato nella presentazione del gruppo e “proietta tutti verso possibilità alternative e scelte non frettolosamente riconducibili ai linguaggi esistenti, verso tentativi di trovare forme di danza che continuamente sorprendano”.

Il programma di Solo in azione si è aperto il 7 luglio con Andrea Butera in “Per for man ce”, uno studio sugli artisti in cassaintegrazione, che riflette sul processo creativo e il ruolo delle performing arts; Eleonora Parrello (con “Che dove?/Esercizio”, un’indagine che si snoda tra le pieghe del visibile e dell’invisibile) e Ilaria di Luca, ballerina esordiente con uno studio sulla leggerezza dal titolo “Gravitatamente”. Cui si sono succeduti, l’8 luglio, Tommaso Monza (“Fra le mie dita rotte”); Maria Carpaneto (“Aerial”) e Lucia Mazzi (“Tuffo”).

Interessante la scelta di abbinare al festival “storico” una seconda parte, in linea con uno dei mood di Perypezye Urbane, quello dell’urbanità. Coinvolgendo altre compagnie/artisti esordienti nello spazio delle Colonne di San Lorenzo, per dimostrare che la danza può invadere ogni spazio metropolitano, Perypezie Urbane sposterà quindi la performance in piazza, nella calda estate milanese.
Si riparte dunque la prossima settimana, mercoledì 14, con Silvia Alfei, creatrice di “geometrie danzanti in una piazza” con la sua proposta “Yellow Line”, a seguire Maruska Ronchi con “Mandala, alla ricerca di una traccia”.
Il 23 luglio Beppe&Labona (Silvia Zerbeloni, Beppe Sordi) presentano “Rosolia”, seguiti da Metàfisico atelier (Isabella Filippini, Daniela de Lucia, Chiara Granata, Fabiana Guagenti, Irene Poli, Manuela Tovaglieri) con “COLLAction!”. Il 28 luglio si termina con Luna Paese/Marta Capitani/Miranda Secondari e il loro “Flaneurs, sulla danza come riqualificazione dello spazio urbano”; infine SplitSides (Annalì Rainoldi e Stefania Spadoni) con “Do they speak to be heard?”.

Ogni sera, al termine delle performance, un momento di improvvisazione degli artisti, per vedere davanti ai propri occhi cosa si può fare con la danza.
Il mondo variegato delle performing arts cerca con Solo in azione di avere una voce, esplorando le suggestioni dei nuovi danzatori e tentando nuove strade di contaminazione. Il festival è carino, l’idea ottima, gli organizzatori molto entusiasti e appassionati, nonostante lo sforzo di autoproduzione (visti i tagli che hanno subìto anche loro).
Resta però da chiedersi se unire esperienze così diverse tra loro (scegliendo di mandare in scena momenti di pura danza uniti a performance di efficacia discutibile e poco coerenti con l’obiettivo del festival) possa avvicinare davvero il pubblico alla danza. E’ la strada giusta? Solo il tempo potrà dirlo.
Per il momento, Solo in azione è una delle poche e possibili risposte di “visibilità alternativa” che la danza e le arti performative trovano in Lombardia, e come tale va premiata.

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