Somari: viaggio nella parte buia dell’adolescenza

Somari - Kilodrammi

Somari (photo: kilodrammi.it)

“Sequestra alunni in una scuola. Sedicenne si arrende dopo sei ore”, titolò il Corriere della Sera nell’ottobre 2002, dando notizia di un fatto accaduto in una scuola media tedesca, dove un sedicenne ex alunno si improvvisò sequestratore per un pomeriggio.

Stesso quotidiano, “Bullismo a scuola, due sedicenni in manette”, è invece cronaca locale del marzo 2004, a proposito della catena di minacce e violenze subita dai ragazzi di un istituto superiore varesino, vittime di due compagni, praticanti estorsori di contanti. Piccole somme richieste, ma accompagnate da umiliazioni e violenza gratuita.

Violenza prolungata oltre l’orario scolastico e che, pare, col passare degli anni stia diventando cornice, sempre più pesante, del mondo degli adolescenti: nel dicembre 2010, in provincia di Treviso, un altro sedicenne si è ucciso sparandosi alla testa in seguito a una delusione sentimentale.
Violenza verso gli altri ma anche forza autodistruttiva accomunano queste storie di ragazzi che un giorno hanno detto no. Proprio come i “Somari” scritti e diretti da Francesca Cavallo per uno spettacolo finalista al Premio Scenario Infanzia 2010, menzione speciale al Premio Hystrio Scritture di scena-Under 35, e vincitore del Premio Infogiovani al Festival Internazionale di Lugano 2011. Ecco perché fa parte del progetto su “la violenza all’interno dalla collettività”, proposto dal Teatro Filodrammatici di Milano, che in questa stagione darà l’occasione a due giovani compagnie di portare sul palco milanese il loro punto di vista teatrale, la loro ricerca, su un tema di grande attualità.

Nel caso di “Somari” della compagnia Kilodrammi la violenza, nascosta nell’età dell’adolescenza, si manifesta una mattina nel liceo frequentato da Nerone, Erri e Lucia. Rispettivamente: Renato Avallone nei panni del bullo, aguzzino del secchione quattrocchi interpretato da Marco Ripoldi, con la complicità di Lucia, “un po’ meno sfigata con fame di riscatto”, che tutti i mercoledì viene chiusa dai compagni nel bagno della palestra (sul palco Valentina Scuderi).
Lucia da vittima si troverà complice dell’ideatore del sequestro della scuola, Nerone, che ha preso in ostaggio Erri, non tanto per chiedere un riscatto milionario, quanto piuttosto per trovare nel compagno un sostegno alla sua motivazione: insieme potranno riappropriarsi del luogo che gli è stato “usurpato”. Ma Nerone è una molla saltata, sposta i banchi impilandoli a barricate, mentre Erri non pare seguirlo nemmeno nei suoi ragionamenti.

Da qui, e per oltre un’ora, il palcoscenico diventa proiezione della realtà, di quella crisi che arriva in fase adolescenziale, quando, nel diventare grandi, le regole vanno sempre più strette e la scuola è un peso, visto che studiare o non studiare in fondo è lo stesso, anzi, meglio non farlo.
Secondo il rapporto Istat 2011, il 18,8% dei giovani abbandona gli studi subito dopo gli anni dell’obbligo, e sono oltre due milioni i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano, non hanno formazione. Agli estremi ci sono gli “hikikomori”, che riducono il mondo alla loro camera da letto e ai rapporti in rete, contrapposti ad adolescenti che passano il tempo guardandosi intorno al centro commerciale. In mezzo quelli che, attraverso computer e cellulare, si mettono in rete con l’obiettivo ultimo di arrivare in tv, la destinazione dei sogni.

«I professori ci trattavano male, i nostri diritti non interessano a nessuno» è il messaggio video che Nerone intende mostrare e dimostrare con il sequestro, ma non sa con quali parole; allora meglio farlo dire al secchione. Inizialmente restio, si troverà a dover tenere un discorso che non comprende a pieno e nemmeno condivide: Erri in diretta tv ci metterà un po’ a convincere. Al contrario, Marco Ripoldi, che sul palcoscenico convince sin dall’inizio, interpreta questo discorso, monologo finale, come un’autoanalisi, ed impressiona, prima ancora che gli esiti del discorso, ancora più impressionanti, chiudano la storia.  

I tre ragazzi, ideati e diretti da Francesca Cavallo, sintetizzano bene quelle migliaia di “fuggitivi” che, ogni anno in Italia, abbandonando la scuola finiscono alla deriva, con il rischio non solo della violenza gratuita ma anche del deprimersi e chiudersi in se stessi.
Tutto pare vero sul palco: i tre attori parlano come i ragazzini che vediamo sulle panchine o alla fermata dell’autobus, sono vestiti così e ascoltano Lady Gaga. Non serve altro alla scena per un ritratto, nudo e crudo, del vero.

Somari
testo e regia: Francesca Cavallo
produzione: Kilodrammi
durata: 1h 15′
applausi del pubblico: 2′ 53”

Visto a Milano, Teatro dei Filodrammatici, il 29 ottobre 2011

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