I Sonniloqui da un condominio inquieto di Gaetano Colella

Gaetano Colella
Gaetano Colella

Gaetano Colella in ‘Sonniloqui’

Sono state “Le confessioni di Girolamo” di Ermanno Cavazzoni, insieme ai versi di Fernando Pessoa, Shakespeare e alle parole di Sant’Agostino a ispirare la drammaturgia e l’originale elaborazione dell’ultimo tragicomico spettacolo di Gaetano Colella.

“Sonniloqui”, questo il titolo, parte come monologo ma presto si rivela qualcosa di più, un dialogo con il sé, con l’oltre, un surreale ‘stream of consciousness’, si potrebbe dire, di una coscienza alterata. Perennemente sospesa tra sogno e realtà, la parola gioca, riflette e si perde per farci partecipe di un vuoto ossessivo, di bisogni insoluti, di quel flusso insofferente che è l’umano pensiero. C’è un uomo, nella sua stanza, che non dorme mai. C’è un intero condominio che è un vociferare costante. C’è un telefono che squilla, a più non posso, nel cuore della notte. Non c’è riposo, non c’è quiete, non c’è pausa. Il sonno, lì dentro, non esiste.

Ecco allora spazio della scena e spazio della mente confondersi drammaticamente, per lasciare voce  all’azione e al racconto di un anomalo anestesista, assuefatto ai sonniferi come alla solitudine, che Colella interpreta con ironia e profondità, ora un po’ Fool  ora un po’ Amleto, ma soprattutto personaggio di uomo comune che con noi si perde amabilmente in chiacchiere.
Eppure qui anche il sorriso non tarda a farsi incertezza. Costanti, infatti, aleggiano i tratti deformi della vertigine: nelle porte, nelle scrivanie, nei suoni… Il sonno è mollezza, la veglia spigolo e il tormento conosce rimedio.

Un’operazione, quella di “Sonniloqui”, degna di merito senza dubbio per la scelta tematica, che se non è una novità, certo non è comune riconoscere oggi con tale freschezza.
Lo studio c’è e si vede; Colella è molto bravo, la regia è accurata. Solo verso il finale, ad essere pignoli, la drammaturgia perde leggermente il tono, un po’ troppo didascalica, forse, rispetto alla ricercata evanescenza dell’insieme.
Allievo nonché collaboratore di Elena Bucci e Marco Sgrosso, Colella dimostra di avere tutte le carte in regola per proseguire una ricerca autonoma, che ci auguriamo venga tenuta sott’occhio.
Per i curiosi che di “Sonniloqui” volessero farsi un’idea più precisa, consigliamo di visitare il sito www.gaetanocolella.it

SONNILOQUI
di e con: Gaetano Colella
regia: Gaetano Colella
assistenza alla regia: Raffaele Zanframundo
scene: Mario D’Amico
collaborazione alla messa in scena: Venere Rotelli
luci: Vito Marra
produzione: compagnia teatrale Crest in collaborazione con associazione culturale Lucciola
durata: 1 h 20’
applausi del pubblico: 1’ 45’’

Visto a Bologna, Teatro San Martino, il 29 gennaio 2009

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