Sommersi dalla pubblicità a tariffe agevolate. In che cultura?

Photo: Vita.it

Forse non se ne è parlato abbastanza, se non tra gli addetti ai lavori. Diciamo pure che è passato un po’ troppo sottovoce. Meglio tornarci, su questo nuovo provvedimento del Governo. Anche se non riguarda il teatro e neppure strettamente Klp, che quindi formalmente potrebbe non occuparsene. Tuttavia…

“Ci furono regimi che bruciavano i libri e le biblioteche – ricorda Elvira Zaccagnino, direttore commerciale delle edizioni La Meridiana – Quelli moderni hanno sistemi più raffinati ma non meno innocui. Il mondo editoriale è in subbuglio. Coinvolti tutti: piccoli medi e grandi editori, distributori, librerie e librerie online”.

Il 30 marzo, con decreto interministeriale dalla immediata entrata in vigore, i ministri Tremonti  e Scajola hanno sospeso le tariffe postali agevolate per l’editoria. Che significa?
In Italia le Poste forniscono tariffe agevolate per la spedizione di prodotti editoriali, il cosiddetto piego di libri, una modalità di cui possono usufruire tutti i cittadini. Le aziende editoriali, in più, beneficiano di un ulteriore sconto: “Una misura vitale per il mondo dell’editoria, che vive di spedizioni – spiegano con efficacia dalla casa editrice Trabant – Gli editori ne compiono quotidianamente: spediscono a distributori, librerie, edicole, acquirenti. Spediscono per di più un prodotto che ha un peso considerevole, soprattutto se paragonato al guadagno che frutta. Detto in modi più spicci, se una copia di un libro frutta solo pochi euro a tutti gli attori della catena distributiva (editore, distributore, venditore al dettaglio), nessuno di questi può permettersi di accollarsi un costo di spedizione dell’ordine di alcuni euro. E questo vale soprattutto per quelle piccole aziende abituate a vivere di piccole spedizioni di poche copie per volta”.

Dal 31 marzo (con decorrenza 1° aprile: un bel Pesce!) sono così state abolite le tariffe agevolate per l’editoria. Le conseguenze?
Le aziende che trattano prodotti stampati (libri, quotidiani, periodici) pagheranno almeno il doppio di spese di spedizione rispetto al passato, con aumenti che arrivano anche intorno al 700%. Il che significherà, molto probabilmente, un aumento finale dei prezzi di copertina dei libri. O un costo di 9,50 euro per un pacco in contrassegno. Ma non solo. Pensiamo infatti ai quotidiani: da un giorno all’altro si sono trovati raddoppiati i costi di spedizione che, in alcuni casi, arrivano ad essere pari a un terzo del prezzo di copertina. Come sopravvivere, soprattutto per i piccoli giornali o quelli che affidano la loro distribuzione quasi esclusivamente alla spedizione?

La motivazione del provvedimento del Governo è la mancanza di fondi da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze a supportare nel 2010 le tariffe agevolate prima esistenti (le Poste, ormai privatizzate, non staranno certo a far credito). Eppure i soldi per incentivare l’acquisto dei decoder televisivi il Governo li aveva stanziati; e anche quelli recentissimi per l’acquisto di cucine, elettrodomestici, barche ed altri oggetti utili a “dare una mano” ai consumi.

Ma ciò che è più grave è il motivo della mancanza di fondi: sono infatti finiti i 50 milioni di euro destinati alle agevolazioni tariffarie postali per la spedizione di prodotti editoriali e in abbonamento perché alle pubblicazioni editoriali è stata assimilata anche la pubblicità, e pure quella elettorale!, di cui siamo stati sommersi prima di quest’ultima tornata elettorale. A spiegarlo è stato in una nota del 1° aprile Adiconsum, chiedendo di cancellare dalle agevolazioni le pubblicazioni di carattere commerciale.

I conti in tasca gli editori se li sono già fatti: “Nel nostro caso ad esempio passeremmo da 9.300 euro spesi nel 2009 a 24mila euro a parità di pacchi spediti – prosegue Elvira Zaccagnino – Un collega editore, ben più grande di noi, preoccupato ci diceva di un aggravio di circa 120 mila euro. Roba da pazzi! Quanto deve costare un libro? Chi paga tutto questo? Tutti. Molte riviste e periodici in questa settimana non sono partiti (gli abbonamenti fatti rinnovare a inizio anno avevano altri costi di spedizione). Nelle librerie diversi distributori non hanno fatto arrivare le novità. Un sistema, quello editoriale, di per sé già fragile, salta ancora”.

Quel che ne deriva, insomma, è un’ulterione martellata alla cultura e al pluralismo dell’informazione. In compenso avremo degli sconti se faremo emergere, vincente, il nostro spirito consumistico. E anziché leggere (un libro o un giornale) potremo sempre passare più ore davanti alla tv, che tanto fra digitale e satellite i canali si moltiplicano ormai all’infinito. E con che qualità di prodotti!

“Siamo profondamente indignati per un provvedimento improvviso, non annunciato e che per la sua applicazione immediata sconvolge tutte le pianificazioni commerciali del mondo dell’editoria libraria – ha spiegato Marco Polillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori – Al di là del merito e delle ragioni dell’iniziativa siamo allibiti del fatto che in nessuna occasione né Poste, né gli organi istituzionali competenti ci abbiano dato la minima indicazione di una decisione imminente e sconvolgente per il nostro settore. Le ricadute saranno pesanti non solo in termini economici per la vita delle case editrici, ma anche per la cultura e l’informazione del paese: il canale postale è infatti uno strumento fondamentale di diffusione dei libri, soprattutto in quelle zone d’Italia non servite da librerie”.

Anche se Klp (che di agevolato non ha nulla, e manco riceve alcun tipo di sovvenzione) non è direttamente interessato dal provvedimento, ci pare giusto sottolinearne la portata e schierarci al fianco degli editori “cartacei”, soprattutto dei più piccoli e indipendenti (e per questo segnaliamo anche la petizione). Perché questo trend che continua a eliminare voci ed occasioni di riflessione è talmente grottesco e tutto italiano da risultare sempre più allarmante.

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