È una storia molto curiosa quella del Teatro Sociale di Gualtieri, un piccolo comune in provincia di Reggio Emilia a ridosso dell’argine del Po. Anche il fiume, con le sue inondazioni, è protagonista delle vicende che, nel corso dei secoli (è proprio il caso di dirlo), hanno determinato la sorte del teatro, tra fasi felici e dolenti.
Quella di oggi? Sarebbe felicissima, a tratti prodigiosa per l’eccezionalità degli eventi, anarchici e suggestivi, che hanno permesso la restituzione di questo spazio alla comunità, se non fosse che… anche al Teatro Sociale di Gualtieri domina lo spettro della più assoluta instabile precarietà.
E pensare che il teatro sorge all’interno di una monumentale fortezza, che per antonomasia è simbolo di stabilità e resistenza, il palazzo Bentivoglio, eretto a cavallo tra ‘500 e ‘600.
Già nel ‘700, però, il palazzo è parzialmente in rovina e viene “occupato” per lo svolgimento di varie attività cittadine.
Nasce in questo periodo il primo teatro, il Principe, con struttura all’italiana, di buona fattura barocca, edificato nelle stanze a pian terreno occupate dal medico e dal chirurgo.




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