Spleen. Il conflitto vita-morte secondo il Baudelaire di Figurentheater

Figurentheater - Spleen
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Spleen (photo: figurentheater-wildevogel.de)

Nell’elegante spazio de Il Funaro a Pistoia la compagnia tedesca Figurentheater Wilde & Wogelii rivisita il poema in prosa “Le spleen de Paris” di Charles Baudelaire, in un percorso visivo di discesa e risalita dagli inferi, per portare alla luce una natura umana, a noi così vicina, fatta di morte e rinascita, ironia e dissacrazione, attraverso visioni a tappe, quasi una sfilata di figure carnascialesche immortalate nell’anelito vitale osceno in lotta con l’elemento della morte.

Una voce infantile recita fuori campo un estratto dal poema del poeta francese mentre il pubblico si siede. Poi i due protagonisti cantano una canzone rock, quasi fossimo a un concerto, tanto che per un attimo sembra di aver sbagliato sala. Invece lo spazio scenico è popolato di oggetti, pupazzi e marionette addormentati, in attesa di prendere vita. Sono pupazzi scarniti, magri e spettrali che si muovono aggredendo e interagendo con Michael Vogel, attore, burattinaio e, a tratti, pupazzo egli stesso.

E in questo alternarsi di piccoli atti, accompagnati e talvolta sopraffatti dai suoni stridenti degli strumenti elettrici suonati dal vivo da Charlotte Wilde – un basso, una chitarra e un violino – emerge una visione dell’uomo alle soglie della modernità, messa a fuoco dall’occhio lucido e feroce di Baudelaire, strattonato tra un senso di morte e una instancabile sete di vita. I pupazzi, con le loro facce aguzze, sembrano strappati dalle pareti di un duomo gotico in tutta la loro forza apotropaica, ironica e oscena, di rovesciamento delle regole quasi che, per sopravvivere al reale, al peso della vita, si debba ricorrere a una triviale brutalità.
Siamo in uno spazio teatrale, ma potremmo essere per strada e forse in altre epoche. Il lavoro si dimostra molto interessante, offre squarci prepotenti e affascinanti e belle immagini.

Solo il finale, forse ripetitivo e che poco aggiunge di necessario, crea un rallentamento all’insieme, ci allontana dalle atmosfere che, fino a poco prima, ci avevano avvinghiato con gli artigli dei pupazzi e fa perdere una compattezza che, senza la parte finale, sarebbe risultata maggiore.
Le parti in cui il protagonista si trasforma in pupazzo indossando una corazza antropomorfa, lacerando il labile confine tra maschera e uomo, si dimostrano talvolta deboli e poco significative rispetto agli altri momenti del lavoro, così come la scelta di brani estratti da “Le Spleen de Paris”, che vertono in una direzione che lascia qualche dubbio, presentandosi talvolta come ridondanti e non nettamente efficaci rispetto a ciò che si vede nascere in scena.

SPLEEN – Charles Baudelaire: Gedichte in prosa
da Charles Baudelaire
regia di Hendrik Mannes
puppets & play: Michael Vogel
musiche dal vivo: Charlotte Wilde
durata spettacolo: 1h 3′
applausi del pubblico: 2′ 5”

Visto a Pistoia, Centro Culturale Il Funaro, il 2 aprile 2011