La sposa delle Furie, intima e feroce

La sposa del diavolo
La sposa del diavolo

La sposa del diavolo

Lucille, Eva, il martire: tre volti per un’unica identità.
Uno dentro l’altro, uno contro l’altro, si sopraffanno con violenza feroce o si placano con sospette carezze.

“La sposa del diavolo”, nuovo spettacolo della Compagnia delle Furie, scritto a quattro mani da Fulvio Vanacore e Irene Petra Zani, è un progetto complesso e denso di significati, molti dei quali ancora nascosti.
In linea con la scelta artistica della giovane compagnia nata nel 2007 da artisti della Paolo Grassi, in scena si propongono commistioni di linguaggi alti e bassi in una dimensione tra il punk, il letterario e il fumetto. Uno sperimentalismo che mira ad avvicinare un pubblico giovane e che intelligentemente adopera tutti i mezzi possibili, potenziando specialmente il lato visivo. Ecco quindi una grande attenzione dedicata all’atmosfera, creata attraverso un uso controllato e sapiente delle luci e una grande varietà e sensibilità musicale.
Non è un teatro che parla al cervello quello delle Furie, ma alla pancia, e lo fa trattando tematiche nere: il contemporaneo e il suo incombere inquietante sull’uomo, con dichiarato riferimento al Grand Guignol.

La scena è semplice, come semplice pare esser a primo acchito la vicenda: una relazione raccontata per flash e voci fuoricampo tra due anime “strette l’una nell’altra contro la solitudine della città”. Ma presto le carte si mescolano e, persa la bussola, si naviga in altre acque. I personaggi della storia cambiano nome, volto, personalità. E solo a scena conclusa prende forma il vero senso dell’opera… anche se diverse e curiose possono essere le interpretazioni degli spettatori.

Si racconta di mostre di pittura, lavori degradanti tra le fogne, un continuo desiderio di vedere l’oceano e la ripetuta decisione di rimandare la partenza; ma si parla anche di altro.
I quattro bravi attori ci conducono infatti nella psiche e nel corpo per affrontare la violenza che si fa a se stessi per i più svariati motivi: trovare un posto nella città, essere amati dal partner, ma anche e soprattutto piacere al nemico, se stessi.

Una figura inquietante compare a metà spettacolo a incarnare il lato istintuale e puro di ognuno di noi: è il martire, omuncolo mutilato, a metà tra l’animale e il bambino. I personaggi si relazionano con lui, lo picchiano, lo azzittiscono con carezze, lo violentano senza ritegno, sfogandogli addosso la propria insoddisfazione.

E’ un teatro ricco di carnalità e di senso del macabro quello proposto dalla giovane compagnia, che ricerca la sua forza nel lato visivo rifacendosi al suggestivo Robert Longo.
Un intricato intreccio di amore, omicidi e violenza che parla in modo originale di noi tutti e del nostro modo malato di relazionarci gli uni con gli altri. Un percorso interessante, che necessita però ancora di un periodo di rodaggio col pubblico.

LA SPOSA DEL DIAVOLO
scritto da Fulvio Vanacore e Irene Petra Zani
regia: Fulvio Vanacore
con: Valeria Sara Costantin, Irina Loranti, Irene Timpanaro, Sandro Fulvio Pivotti
durata: 1h 20’
applausi del pubblico: 2’ 12’’

Visto a Milano, Spazio Tertulliano, il 22 gennaio 2011

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