Spregelburd e Gleijeses persi in troppo Spam

Spam di Rafael Spregelburd

Da sinistra: Alessandro Olla e Lorenzo Gleijeses in Spam (photo: aleolla.it)

In un’epoca in cui tutte le nostre informazioni passano attraverso la rete, diventano intangibili e viaggiano per migliaia di chilometri nello spazio di pochi secondi, uno spettacolo che si intitola “Spam” ha ottime possibilità di attirare lo spettatore.

Lo spam è immondizia virtuale, è cio che troviamo ogni giorno nelle nostre caselle di posta elettronica e che cestiniamo senza tanti complimenti, è perdita di tempo, è rischio, è un possibile attacco hacker, è una mail in cui ci promettono bonifici da sogno mentre in realtà tentano solo di svuotarci il conto. E’ un’esca quotidiana dalla quale ormai ci sappiamo (quasi tutti) difendere e che automaticamente abbiamo imparato ad ignorare.

Ed è proprio in qualità di spettatrice curiosa, convinta che il teatro debba soprattutto cercare di raccontare il mondo di oggi in modi nuovi e originali, che scelgo di vedere l’atteso “Spam” al Festival delle Colline Torinesi, scritto e diretto da uno dei maggiori drammaturghi contemporanei, Rafael Spregelburd, in un progetto condiviso con Lorenzo Gleijeses, in scena insieme alle musiche eseguite dal vivo dal sound artist e performer Alessandro Olla.


All’entrata in sala la scena è già lievemente illuminata; una tripla fila di tende bianche e sottili riempie un lato del palcoscenico, mentre dall’altra una multiaccessoriata consolle musicale  ricorda un laboratorio scientifico in attesa del suo dj.

In primo piano una scatola trasparente (da estrazione del lotto) con dentro una trentina di palline da ping pong numerate. Saranno proprio queste palline a decidere la sequenza teatrale dello spettacolo, 31 microscene disposte ogni sera in modo diverso. Lo spettacolo è pensato per essere ricostruito ogni volta in un modo nuovo, un bingo teatrale per raccontare una vicenda complicata in cui la confusione del protagonista, affetto da amnesia, si somma pian piano a quella dello spettatore, che viene fatto rimbalzare casualmente (proprio come una pallina da ping pong) da un momento all’altro della storia.

Il nucleo centrale dello spettacolo cerca di rispondere ad una domanda contemporanea: cosa accadrebbe se dessimo retta ad una mail spam? Cosa potrebbe succedere ad una persona che si vede improvvisamente accreditare sul suo conto corrente una cifra incredibile, trasferita direttamente da una banca cinese, e se poco dopo una ragazza in carne ed ossa venisse a reclamare la sua parte, accompagnata da una serie di guardie del corpo pronte ad uccidere?

La trama viene resa più complicata da un’improvvisa amnesia: il protagonista non sa chi è, non sa cosa gli è successo, non conosce il presente né il passato. E tenta disperatamente di ricostruirlo sia attraverso il web che le sue mail, le quali però sono fatte di spam, inutile e fuoriviante.
Gli unici indizi vagamente sensati arrivano dalle mail scritte da una certa Cassandra,  personaggio che ritornerà in diversi momenti e sembra conoscere cose che il protagonista ignora.

Ogni scena è rappresentata da un giorno sul calendario, e sfilano così davanti agli spettatori i numeri del mese, portando con sé un indizio o una distrazione, in una modalità che ricorda molto il rapporto con il web: un mare infinito di informazioni in cui perdersi, distrarsi, informarsi e, a volte, ritrovarsi.

Lo spettacolo scorre a ritmo alterno per due ore (troppe, in questa sua forma monologante); il pubblico viene inondato da una massa notevole di informazioni, dati, video, notizie spesso superflue, in un bombardamento simile a quello che si prova davanti al maremagnum della rete, in cui, da qualunque parte si guardi, c’è sempre pronto un video, un’intervista, un approfondimento su un tema laterale e poco rilevante, una gallery di foto d’assalto, banner pubblicitari che lottano per attirare la nostra attenzione per pochi secondi.

“Spam” vuole essere un’esperienza digitale resa teatrale, un viaggio nel web dove non tutto quello che si vede è reale, in cui Google translator crea nuovi linguaggi ibridi paradossalmente comici, dove una videochiamata può trasformarsi in un dialogo surreale se la scarsità di banda non sincronizza immagine e voce. Dove, se uno ha dimenticato la propria identità, può  costruirsene altre mille, concrete ma al tempo stesso impalpabili, e in cui realtà e finzione si mescolano così bene da non riuscire più a separarle.

Ad accompagnare questa sorta di “viaggio allucinante”, raccontato instancabilmente da un non troppo convincente Lorenzo Gleijeses, ci sono gli ambienti sonori sperimentali e ibridi del bravo Alessandro Olla, che donano per fortuna un po’ di ritmo (e qualche simpatica incursione, come testimonia la foto) allo spettacolo, in un mix in diretta di suoni elettronici, rumori, registrazioni e video, dando così vita ad un tappeto sonoro che contribuisce a rafforzare la sensazione di spaesamento e frammentazione della realtà.  

In parte trovo ciò che mi aspettavo, ossia un tentativo per certi versi abbastanza riuscito di raccontare il marasma del web e i suoi lati oscuri, superficiali e a tratti divertenti; ma in alcuni momenti lo spettacolo diventa troppo dispersivo ed eccessivamente ricco di stimoli narrativi che poi non trovano un compimento.
Alla fine dello spettacolo si rimane quindi un po’ confusi, “over quota”, con un sovraccarico di parole, suoni e immagini, come se si fosse passata la notte intera – e non solo due ore – davanti a uno schermo.

SPAM

di Rafael Spregelburd
regia Rafael Spregelburd
interprete Lorenzo Gleijeses
musiche originali eseguite dal vivo e video project Alessandro Olla
spazio scenico Roberto Crea
light designer Gigi Ascione
movimenti coreografici Marco Mazzoni
aiuto regia Manolo Muoio
assistente alla regia Laura Amalfi
traduzione italiana Manuela Cherubini
area tecnica Rosario D’Alise    
collaborazione alla creazione musicale Zypce
realizzazione scene e oggetti Michele Gigi
motion grafics Elisa Marras (Multiforme)
illustrazioni Valentina Olla
apparizioni in video Maria Alberta Navello, Laura Amalfi, Pino Frencio, Patrizia Frencio, Manolo Muoio
voci documentari Eblaiti Laura Amalfi, Manolo Muoio
fotografia Caravaggio cinese Nicolás Levin 
ufficio stampa Paola Rotunno
organizzazione Luca Marengo
un progetto di Lorenzo Gleijeses e Rafael Spregelburd
prodotto da Fondazione Campania dei Festival  – Napoli Teatro Festival Italia, Festival delle Colline Torinesi,Teatro Stabile di Calabria, Teatro a Corte, TiConZero
in collaborazione con Ambasciata Argentina in Italia
durata: 2h 03′
applausi del pubblico: 1′ 20”

Visto a Torino, Cavallerizza Reale, l’11 giugno 2013


 

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