Sulle vette di Roma. Una stagione teatrale 2010/2011 a caccia del “teatro yeti”

Il vecchio Krapp a caccia del teatro yeti
Il vecchio Krapp a caccia del teatro yeti

Il vecchio Krapp a caccia del teatro yeti

Roma è una grande città. Tenere il conto dei luoghi in cui si muove l’arte performativa è come andare a cercare i resti di qualcosa di sperduto tra le vette dell’Himalaya. Chi vuole leggere in questa similitudine una lieve vena polemica è autorizzato a farlo. Perché più è grande la città, più crea aspettative. Se poi la si dipinge come la capitale di uno stato (in qualsiasi stato lo Stato si trovi), davvero, frequentando i luoghi della cultura, vorresti averne la prova. Ma non sempre è così. Allora immaginiamo questo viaggio nei cartelloni romani come una spedizione di caccia allo yeti. Perché ormai è questo che andiamo cercando, una creatura rara, che nemmeno sappiamo se esiste davvero. Guardiamo a questa bestia come la materializzazione della nostra sete di scoperta, quell’ansia scientifica che vuole confermare un sospetto. Allineiamo questo pezzo alla serie di articoli che in questi giorni stanno dando uno sguardo ai cartelloni della nuova stagione. Apportando, come di consueto per Klp e come necessario trattandosi di Roma, una selezione e presentandoli in rigoroso ordine alfabetico.

Il Teatro Abarico, sede dell’Istituto Teatrale Europeo, si distingue per il carattere internazionale delle proposte, tra le quali citiamo “Il Ritorno di Ulisse” per la regia della polacca Ana Dziedzic – Scena Studijna Drama de Varsovie, “Die Marquise Von O” di Heinrich Von Kleist per la regia di Frank Radüg con attori dell’Accademia Teatrale Europea tra Roma e Francoforte e “Cechov/Marat/Sade” di Mario Biondino. L’Angelo Mai ha ora trovato una nuova e comoda dimora in Via delle Terme di Caracalla. Colonizzato dalle puntate di “Bizarra” di Spregelburd fino al nuovo anno, pubblicherà via via il programma della prossima stagione, che di certo non deluderà.

Mentre attendiamo con ansia la stagione di un nuovo spazio, l’Archivio 14, che inaugurerà giovedì 18 novembre come “luogo di diffusione culturale dove convergono energie positive e propositive, passioni e tradizioni”, il vecchio Teatro Argentina, fino almeno a che non cambierà la direzione (e siamo agli sgoccioli), continuerà probabilmente a proporre spettacoli che non osano molto, tra i quali citiamo soltanto “Donna Rosita Nubile” di Federico Garcìa Lorca per la regia di Lluìs Pasqual, “Toledo Suite” di Enzo Moscato e l'”Aspettando Godot” di Marco Scaccialuga. Il Teatro Argot Studio ha già aperto più che bene con “Kvetch” di Steven Berkoff e ospitando il debutto romano di “Noosfera Lucignolo” di Roberto Latini e, tra le altre proposte (sempre orientate a dare spazio ai nuovi nomi) include il nuovo lavoro di Andrea Cosentino, “Esercizi di rianimazione”, “Interno Abbado” della Compagnia Itermini, Teatro Instabile di Trieste con “Tingeltanz ovvero: essere diversamente scemi in tempi di forte idiozia percepita” e “Verso l’Ubu”, il nuovo spettacolo di Maurizio Panici.

Al Teatro Arvalia Teatro Minimo presenta “Le Scarpe” di Michele Santeramo, César Brie torna all’ “Albero Senza Ombra”, mentre arriva la seconda edizione della rassegna “Ubu Rex Il teatro che divora” a cura del Consorzio Ubusettete. “Loretta Strong” è il titolo dello spettacolo di Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa e con “Terremoto” Art Niveau ha vinto Martelive 2010. Elencare gli eventi dell’Auditorium Parco della Musica sarebbe un’impresa titanica, ma a chi ama la danza consigliamo Equilibrio Festival 2010. La Casa delle Culture ce la mette tutta per stare al passo, tra Movimento Clown e Teatro Cassandra. Ottimo il cartellone dei Teatri di Cintura, con i quali il Teatro di Roma tenta di raggiungere le periferie: il Teatro di Tor Bella Monaca e il Teatro Biblioteca Quarticciolo si scambiano gli artisti, tra “Radio Clandestina – memoria delle fosse ardeatine” di Ascanio Celestini; “Pulcinella e l’asino del diavolo” con Gaspare Nasuto e le autentiche guarattelle napoletane,  “Il gatto con gli stivali” del Teatro delle marionette degli Accettella; “Il malato immaginario ovvero Le Molière imaginaire” del Teatro Kismet OperA; “La Repubblica di un solo giorno” di Marco Baliani e Ugo Riccarelli, “Il Giocatore” da Dostoevskij, regia e allestimento di Annalisa Bianco e Virginio Liberti, “Nella tana del lupo” di César Brie, “l Principe Mezzanotte” di Compagnia TeatroPersona, mentre Veronica Cruciani mette in scena “Marinella e la signorina Patrizia” di Ascanio Celestini e Marco Plini “Freddo” di Lars Norén regia Marco Plini.

Interessante anche il lavoro del Duncan 3.0, spazio per la nuova scena in cui citiamo Teatro Deluxe con “Feminea: Frames of Reality Verso la formazione dell’identità”; Immobile Paziente con “Perché le scimmie non Amano Mozart? (e i gatti sì)”; “4.3 – Studio aperto per assolo” di e con Piera Pavanello, Francesca Foscarini che presenta “Kalsh” e Sistemi Dinamici Altamente Instabili con “Cruor #II”. Il Teatro Eliseo non brilla certo di sperimentazione, ma citiamo la rilettura di “Romeo e Giulietta” proposta da Valerio Binasco, “Interiors” da Maurice Maeterlinck per la regia di Matthew Lenton, “[H] L_Dopa” di Antonio Latella e Linda Dalisi e qualche guizzo del programma del Piccolo Eliseo Patroni Griffi, “Sogno Di Una Notte D’estate” di Carlo Cecchi e “Morso Di Luna Nuova” di Erri De Luca diretto da Giancarlo Sepe.
Il Furio Camillo si dedica alla danza, ma non solo. Tra le presenze ricordiamo Margine Operativo con “Omicidi, Jazz e Black Power”, “Naufraghi” di Roberta Castelluzzo e Cie Twain con “Romanza”.

Al piccolo Teatro In Scatola per ora sappiamo solo che si chiuderà nel mese di novembre la rassegna Recitar Danzando e che entro l’anno l’Accademia degli Artefatti riproporrà “Spara, trova il tesoro, ripeti”. Il Teatro India tenta di resistere, inserendo qualche titolo interessante come “Phaedra’s Love” di Sarah Kane per la regia di Iva Milosevic, “Il Dio conteso”, una drammaturgia di Adriana Martino, il “Finale di Partita” di Massimo Castri, già in odore di Ubu, “Grimmless” – nuovo lavoro di ricci/forte, “Alexis, una tragedia greca” di Motus, il “Don Chisciotte” di Antonio Latella, “Atto senza parole e altri testi” di Samuel Beckett diretti da Pierpaolo Sepe e “Gli Orazi e i Curiazi” di Bertolt Brecht con la regia di Fabrizio Arcuri. Al Teatro dell’Orologio torna “Diario Di Un Pazzo” di Mario Moretti, segnaliamo il gruppo Ilnaufragarmèdolce con “Finestre – Canti per resistere” e “The Laramie Project” di Moises Kaufman.

Per il Palladium vale lo stesso discorso che per l’Angelo Mai: presi in ostaggio da Romaeuropa, speriamo ci vengano restituiti dei cartelloni all’altezza delle aspettative. Dopo l’apertura felice con la rassegna Mad Revolution, il Quirino torna a stendere il velluto sulle poltrone, tra “Roman E Il Suo Cucciolo” di Reinaldo Povod diretto e interpretato da Alessandro Gassman e “Zio Vanja” di Nanni Garella con Alessandro Haber. La Riunione di Condominio è alla sua seconda stagione, sempre con pagamento rigorosamente “a cappello” e cartellone “in progress”, di cui per ora segnaliamo “Notturno Pasolini” di e con Tamara Bartolini e Ilaria Graziano, la compagnia palermitana S’oddocu e quella ligure Frakkasso. Alla Sala Uno vedremo un “Giardino dei Ciliegi” per la regia di Reza Keradman e “L’inferno in testa e il paradiso nel cuore”, progetto di Roberto Fornara, Fabrizio Raggi e Alessio Pierro. Il Teatro Vascello, tra danza, teatro e teatro ragazzi, è sempre pieno di idee. Korekanè presenta “Primo frammento di un quotidiano disfatto”, Collettivo Cinetico “Scritture retiniche sull’oscenità dei denti”, mentre Antonio Rezza e Flavia Mastrella propongono una full immersion nel loro mondo per tutto il mese di dicembre, capodanno compreso, come di consueto. Il resto vale la pena seguirlo nel dettaglio del programma. Infine, per fortuna che c’è il Teatro Valle. Nonostante la chiusura dell’Eti, la stagione è rimasta intatta, proponendo per il secondo anno le “monografie di scena”. Sono passati Peter Stein, REM & CAP e Robert Wilson. Ora in scena c’è Fabrizio Gifuni, con ben quattro spettacoli. Seguiranno nomi come Teatro delle Albe, Emma Dante, Teatro dell’Elfo, Walter Malosti, Compagnia Vetrano e Randisi, Diego Fabbri e Serena Sinigaglia.

Sembra insomma che su queste montagne i nascondigli non manchino. Lo yeti ha molto vantaggio. Quando ti muovi in alta montagna, crepacci e false rocce possono mettere a repentaglio la tua vita. Ma quella sete di scoperta sta anche qui, in una resa al rischio immediato. Dovessimo avvistarlo, promettiamo solennemente di fotografare il mostro e registrarne le dichiarazioni su queste pagine.

No Comments

  • sergio lo gatto ha detto:

    In seguito a una cortese segnalazione, chiedo scusa per un refuso: la frase “L’Angelo Mai ha ora trovato una nuova e comoda dimora in Via delle Terme di Caracalla. Colonizzato da Romaeuropa durante il Festival,” è stata sostituita con L’Angelo Mai ha ora trovato una nuova e comoda dimora in Via delle Terme di Caracalla. Colonizzato dalle puntate di “Bizarra” di Spregelburd fino al nuovo anno,”

    Grazie ancora della segnalazione, mi scuso.
    SLG

  • bea ha detto:

    grazie delle segnalazioni. da romana posso dire che spulciare ciò che c’è di buono teatralmente a Roma è sempre un grattacapo. vorrei però lasciare qui un’opinione, un commento, una visione personale sul teatro nella mia città, se mi è concesso (ma ormai lo sto facendo lo stesso). credo che il problema a Roma non sia solo la disperisione ma un gap tra il Teatro e la Popolazione. I romani non vanno a teatro, si disinteressano del teatro. non so perchè ma so che è così. quando vado a teatro a Roma o vedo accanto a me una sedia vuota, o capisco che ho vicino la mamma del protagonista oppure un “addetto ai lavori”. Non sto dicendo che qualche spettacolo non sia seguito e magari faccia il pieno. ma sono eventii sporadici che non servono a nulla…secondo me nè al teatro nè alla città, non servono, non perchè non abbiano valore o non siano di qualità, ma perchè non sono inseriti in una politica artistica coesa e profonda!!!! Una volta all’Eliseo ho sentito delle signore (neanche tanto vecchie) lamentarsi perchè -dato che c’era un preset con pochi oggetti di scena e dato che sulla locandina c’erano tutti nomi di ragazzi sconosciuti, pensavano di essere state imbrogliate dalla direzione che gli stava propinando il solito teatro “famolo strano”, dando questo commento finale “Eh se vuoi vedere Teatro ormai devi andare all’Argentina” (per teatro possiamo immaginare a cosa alludessero)…vorrei concludere che lo spettacolo piacque, ma…se non fosse stata una sostituzione di un altro spettacolo in abbonamento (che quindi costrinse gli abbonati ad andare per non perdere il biglietto) probabilmente nessuno l’avrebbe visto e probabilmente nessuno avrebbe detto “però c’eravamo sbagliati”. questa è Roma. A Roma manca una politica artistica, manca quello che invece c’è in una città come Londra…(ma potrei citare anche qualche città italiana); l’amore, la passione del Pubblico per il teatro. Manca quella consapevolezza da parte del pubblico (ma a causa di chi?) che “il teatro ALLARGA la vita”. E quando dico teatro è Teatro, tutto il teatro: il teatro-cosìdetto-classico, il teatro di ricerca, la danza, la musica, le sperimentazioni, il teatro comico ecc…- perchè secondo me se ami il teatro, ami il teatro in tutte le sue (qualitativamente alte) forme. Perchè questo succede in una capitale come Londra. le signore imparruccate, i ragazzi, i giovani, le famiglie, le coppiette, gli amici, vanno a vedere Shakespeare al National Theatre ma poi vanno al Fringe a vedere una compagnia sconosciuta , o vanno a vedere al West End un Musical ma poi se ne vanno al Sadler’s Wells a vedere i DV8 (grandissima enorme fantastica unica direi compagnia di danza). Questo succede perchè il teatro a Roma fa cagare, a parte qualche eccezione, e Londra tutto è fantastico? No, non credo che la ragione sia questa, no mi spiace è troppo facile, le ragioni sono più complesse (anche perchè a Londra non è tutto fantastico, anzi).
    Grazie e scusate il commento. come ho detto sono solo mie opinioni! ribadisco mie umili opinioni da romana.
    Ah e grazie comunque ancora per le segnalazioni.

  • Daniele T. ha detto:

    sono d’accordo con te, purtroppo…
    una signora che conosco quando le ho detto che andavo al quirino al Mad (la rassegna apristagione, un po’ più sperimentale) mi ha detto che lei era abbonata, che gli era arrivato l’invito ma che a teatro le andava di vedere spettacoli veri,,,
    sigh

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