A Bologna il teatro contemporaneo è di casa in periferia

Le torri di Bologna

Tetti e torri di Bologna innevate (photo: provincia.bologna.it)

Quando un teatro presenta la propria stagione al pubblico intende mostrare anche un pensiero, un’intenzione, una “strategia” con cui dichiara di voler agire rispetto alla comunità.
Per dare un volto a queste intenzioni si scelgono degli slogan rappresentativi, dichiarazioni d’intenti più o meno colte, soluzioni grafiche accattivanti per siti web e materiali pubblicitari.
Il corpo del progetto, fatto degli spettacoli veri e propri, è un’altra cosa: si costruisce tra mille compromessi, come si sa, e i risultati sono spesso contraddittori.
Quali sono allora le “strategie”, fra intenzioni di programma e offerta concreta, messe sul piatto dai teatri del capoluogo felsineo?

Cerchiamo di fare un giro di ricognizione fra i cartelloni della stagione 2011/2012, al termine del quale speriamo di aver fissato almeno qualche dato e qualche appuntamento, speriamo, da non perdere.
Avremmo voluto iniziare parlando con entusiasmo della stagione del “redivivo” Teatro Duse, ma sono sufficienti le messe in scena di Pirandello, le operette e l’allestimento ispirato a “Gomorra” di Roberto Saviano a dissuaderci dall’intento.

Non parliamo con maggiore soddisfazione della programmazione dell’Arena del Sole, mista come sempre, e che intreccia – as usual – nomi di grosso richiamo (Dapporto, De Filippo, Vito, Marcorè), produzioni dello Stabile stesso (Garella, Manicardi), e qualche proposta meno ibrida.
Anche quest’anno l’Arena ospiterà però gli spettacoli del festival Gender Bender (che seguiremo): si tratta di una manifestazione dedicata all’identità di genere (in programma per la prima settimana di novembre) che, fra le tante attività, prevede anche performance di teatro, con un peso rilevante assegnato alla danza contemporanea.

Scorrendo il calendario, e dopo aver menzionato la presenza di Claudio Fava e di due star (anche televisive) come Ascanio Celestini e Marco Paolini, ci soffermiamo sugli spettacoli presentati in collaborazione col dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università, che coinvolgono la Compagnia Berardi-Casolari e, soprattutto, il Teatro Valdoca.
Da segnalare anche la collaborazione con il circuito Aterdanza, che, provando in qualche modo a sopperire alla cronica mancanza della danza dai teatri del centro città, porta all’Arena il Vancouver City Dance Theatre e l’italiano Giorgio Rossi di Sosta Palmizi.

Sono i teatri più periferici, comunque, a formulare le proposte più sostanziose.
Partiamo dal Teatro Testoni di Casalecchio che, pur dichiarando di aver costruito “una stagione di scena contemporanea”, tuttavia fa affidamento ad assoluti protagonisti (affermati e di sicura attrattiva) del cosiddetto “teatro di ricerca”: dalla Raffaello Sanzio alla coppia Elena Bucci/Marco Sgrosso, da Antonio Latella a César Brie. Un programma prudente, quasi antologica, ma di sicuro interesse.

Continua invece l’attività rivolta alla drammaturgia, più o meno nuova (e talvolta nuovissima), dell’Itc di San Lazzaro di Savena, che ha in programma di una serie di “Naufragi con spettatori” (questo il titolo della stagione): quindi Fanny & Alexander, Gianni Celati, Mario Perotta, ma anche la coppia Carullo-Minasi (vincitori del Premio Scenario per Ustica), il Balletto Civile con Maurizio Camilli, Carrozzeria Orfeo con Gabriele di Luca.

E’ stato presentato per ultimo, solo nei giorni scorsi, il cartellone di Teatri di Vita, altro palco periferico e che si definisce “borgataro”, con un esplicito omaggio a Pasolini.
Ed ecco quindi la stagione dedicata “ai due Pier”, Pier Paolo Pasolini e Pier Vittorio Tondelli. Quella di Teatri di Vita è una programmazione che ci attira e incuriosisce, nel suo complesso forse più delle altre: dalle produzioni del teatro, proprio su testi di Tondelli e Pasolini con la regia di Andrea Adriatico, alle compagnie di ricerca, anche molto note, come Babilonia Teatri, Lenz Rifrazioni, Accademia degli Artefatti, fino ai grandi nomi, Emma Dante e Mario Martone. Menzioniamo con piacere anche l’attenzione riservata alla danza d’autore, con artisti di riferimento come Abbondanza/Bertoni ed esperienze più recenti come quelle di Alessandro Sciarroni e Marco D’Agostin.

Meritano viva attenzione le attività di organismi meno istituzionalizzati come Teatrino Clandestino, Laminarie e Teatro Ridotto che, sebbene non presentino stagioni sempre “regolari”, sono comunque da tenere d’occhio.

Per la nuova stagione teatrale bolognese ci sposteremo quindi in periferia, come ormai accade da un po’, nella speranza, da un lato, di poter tornare a frequentare realtà attualmente sopite (il Teatro San Martino) e, dall’altro, di vedere, nei luoghi in cui invece l’attività continua, qualcosa che ci rimanga negli occhi e nel cuore.
Abbiamo di certo tralasciato la menzione di qualche teatro. Forse non a caso.

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  • ufficio stampa Teatro Duse ha detto:

    Peccato fermarsi a una prima lettura del cartellone del “redivivo” Teatro Duse, si rischia, come in questo caso, di perdere le sfumature e soprattutto la dichiarazione di intenti esplicita e soprattutto vitale che la nuova gestione ha deciso di diffondere. L’identità del Teatro Duse è prima di tutto prosa e classicità per la maggior parte di quel pubblico che da più di 40 anni vive il teatro e non lo ha mai abbandonato: pertanto “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello, la “Medea” di Euripide, “A che servono questi quattrini” di Armando Curcio, ” Questi Fantasmi!” di De Filippo sono titoli che non possono mancare. Da quest’anno però la nuova gestione del Teatro Duse si augura di poter andare incontro al nuovo pubblico, dalla fascia infantile proponendo ” Heidi, il musical” e “Pinocchio”, alla fascia adolescenziale giovanile proprio con “Gomorra” che a Bologna non è mai stato messo in scena, “Per non morire di mafia” con Sebastiano Lo Monaco ispirrato al libro di Pietro Grasso, “18 mila giorni-il pitone” con Battiston sulla disoccupazione. E gli spettacoli di rilievo internazionale STOMP e SLAVA’S SNOWSHOW, la prima nazionale della Limon Dance Company, le escluisve regionali de “Il Cigno Nero” e “Piano Twelve” non fanno parte di un’offerta unica che parla i molteplici linguaggi del teatro?

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