E dopo Prospettiva non resterà che la rassicurante stagione torinese

Piazza Carignano a Torino

In piazza Carignano, l’omonimo teatro fra i protagonisti della stagione 2011/12 (photo: Alessandro D’Innocenzo)

Ottobre quest’anno è arrivato in sordina e, armato per buona parte del mese di un sole tale da fare impallidire le migliori estati, ha segnato come di consueto l’inizio delle stagioni teatrali, che vanno a comporre anche a Torino un programma vario e per molti gusti.
Tuttavia, sebbene il cartellone torinese si confermi completo e ricco di proposte significative, l’aggravarsi della situazione economica del Paese e i tagli sempre più allarmanti al settore della cultura pongono gli enti teatrali in situazioni via via sempre più precarie, costringendoli a scelte talvolta comode e poco audaci.

La preoccupazione per il futuro del teatro e “dei teatri” (ricordiamo che il Valle di Roma ha superato i cento giorni di occupazione dando l’esempio ad altre città) si muove come una linea inquieta che serpeggia, quasi impercettibilmente, anche nei cartelloni torinesi e riflette un sentimento di incertezza più globale ed esistenziale.

Per cominciare, un esempio viene da “Stranieri in Patria”, tema scelto per Prospettiva del Teatro Stabile, festival autunnale diretto da Fabrizio Arcuri. Il teatro è qui inteso come un luogo e un tempo “difficili” da abitare e, sebbene gli spettacoli proposti seguano ognuno una trama diversa, non sembra poi così sbagliato attribuire questa condizione di straniero al teatro stesso, talvolta ridotto a un’operazione meramente economica.
Tra gli appuntamenti più interessanti proposti dal festival sicuramente è rientrato lo spettacolo inaugurale (“Die Nach Kurz den Walden. La notte poco prima della foresta”) di Antonio Latella e con l’attore tedesco Clemens Schick; poi il vincitore del Premio Europa per il Teatro del 2009, Kristian Lupa (che ha proposto l’attualissimo “Prezydentki”), l’inedita combinazione tra Pathosformel e i Port Royal con “Alcune primavere cadono d’inverno”, e l’esperimento de “La ragazza indicibile”, frutto della collaborazione tra il coreografo e regista Virgilio Sieni e il filosofo Agamben. Senza dimenticare l’ottimo lavoro di Thomas Ostermeier e i divertenti Gob Squad.
Anche quest’anno Prospettiva, che questa settimana propone gli ultimi spettacoli, ha rappresentato (incrociando la sua programmazione con Torinodanza e il festival di teatro di figura Incanti) una sferzata di teatro contemporaneo e di artisti internazionali all’interno del panorama teatrale che arriva in città, confermando ancora una volta una tendenza alla ‘torinesità’ di tutto il resto della stagione.

Mario Martone, per la stagione dello Stabile, propone infatti un calendario di appuntamenti che rivela sì un’attenzione verso il mondo del romanzo, in particolare anglofono e tedesco, ma anche tanti nomi che ogni anno ritroviamo nel cartellone torinese.
La carrellata di spettacoli contempla quindi alcuni ‘rassicuranti’ ritorni come “Rusteghi” della coppia Vacis-Tarasco (28 febbraio-11 marzo) che ha sbancato i botteghini la stagione passata. Alcune novità e combinazioni inedite come la trilogia di Tom Stoppard “The Cost of Utopia” (20 marzo-1 aprile), per la prima volta in Italia, con la regia di Marco Tullio Giordana e un cast d’eccezione; i testi di Bufalino in “Diceria dell’untore”, che promette di essere un esperimento quantomeno interessante, con Lo Cascio e Pirrotta (7-12 febbraio); lo stile inconfondibile di Paolo Poli alle prese con i testi di Anna Maria Ortese in “Il mare” (27 dicembre-8 gennaio); l’immancabile “Spettri” (22-27 novembre) di Ibsen affrontato per la prima volta da Cristina Pezzoli e con un cast che vede tra gli altri Fausto Paravidino.
Confermati anche quest’anno in stagione Laura Curino (“Malapolvere”) e Valter Malosti (direttore della scuola del Teatro Stabile, torna in scena con il fortunato “Shakespeare/Venere e Adone”). Poi, le prove attoriali di Elena Bucci (“Regina la paura”, 20-25 marzo) ed esperimenti come “Fatzer Fragment I” e “Fatzer Fragment II” che vedono prima Fabrizio Arcuri e poi René Pollesh confrontarsi con questa imponente opera di Brecht.
 
Inizio di un’altra stagione di tutto rispetto è stata anche quella della Fondazione Teatro Piemonte Europa che, nella cornice del Teatro Astra, vuole ripetere lo straordinario successo dell’anno appena trascorso tornando a puntare sulla danza, sulla scena torinese, sui grandi registi e su alcune presenze internazionali di tutto riguardo. E così si inizia con il torinese Massimo Giovara e alcuni eventi a cavallo tra musica rock e letteratura, altri giovani come Silvia Battaglio (con “IoLorenzo&Giulia”) e Simone Schinocca (con “Strani-Ieri”), grandi classici della regia come Massimo Castri (con “Finale di Partita” di Beckett) e Walter Pagliaro (con l’“Alcesti” da Euripide) e successi internazionali come “Terres!” di Nino D’introna (3 e 4 febbraio 2012).
Non ultime alcune chicche come gli “Esercizi di resistenza al dolore”, uno spettacolo al femminile scritto da Concita de Gregorio con la regia di Francesco Zecca; la ditta Fruttero&Gramellini con “Storia d’Italia in 150 date” (dal 17 al 23 dicembre) e un altro prezioso sguardo femminile, quello di Patrizia Zappa Mulas sull’opera di Tennyson (“Il naufrago. Una storia di mare”).
Da non dimenticare i sette eventi di “Palcoscenico Danza” con la compagnia “di casa” Il Balletto dell’Esperia (“Shakesperare’s Frames” a novembre e “Bach Eclat” a marzo), le produzioni nostrane, il Ballet d’Europe di Jean-Charles Gil e Stefan Sing & Cristina Casadio.

Sempre restando nell’ambito della danza, è da segnalare senz’altro la terza stagione della Lavanderia a Vapore di Collegno che propone un cartellone con trenta preziosi spettacoli. L’apertura, lo scorso 6 ottobre, è stata affidata a una figura di alto profilo della danza contemporanea, Angelin Preljocaj con “Empty moves”. Residenza del Balletto Teatro Torino, La Lavanderia è il centro di produzione dei lavori del coreografo Matteo Levaggi (“Le Vergini” e “Paradiso I”, presentati in stagione a novembre e maggio) e propone appuntamenti con ospiti internazionali come Jesus Sevari (“Childe solo” e “Absolutamente” il 22 marzo) e la Compagnia Ando (“Christoffa”, con la coreografia di Davy Brun).

A Torino sono pochi i teatri off che riescono a presentare delle reali stagioni alternative. Qualche spettacolo emerge singolarmente, ma è evidente la difficoltà di queste realtà a sopravvivere, nonostante in alcuni casi godano di spazi assolutamente di tutto rispetto (sia in zone centrali che periferiche della città), teatri che sarebbe davvero interessante riuscire a sfruttare maggiormente.

Più genericamente, è difficile fare pronostici sul futuro del teatro in uno scenario che ogni giorno assume tinte sempre più preoccupanti; certo è che la scena, come è sempre convenzionalmente concepita, è destinata a una trasformazione sempre più urgente, al di là della questione dei finanziamenti dello stato.
Il teatro è un mutante… e la metamorfosi è la sola arma della sopravvivenza.

L’augurio, a chi ne scriverà il prossimo anno, lo affidiamo a Federico Garcìa Lorca con la speranza che un “teatro di nascosto” possa essere una benedizione nella disgrazia: «Il giorno che non avremo né costumi né scene, metteremo in scena il teatro classico con le nostre tute da lavoro. Se per caso non ci permetteranno di montare il palchetto, andremo in scena in mezzo alla strada e nelle piazze dei paesi, ovunque sia… Se nemmeno così ce lo consentiranno, andremo in scena nelle grotte e faremo teatro di nascosto».

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