Stagione Tpe: tu chiamalo, se vuoi, circo. Ma aspettati molto di più

Jérôme Thomas è tornato a inaugurare il Teatro Astra dopo gli applausi del pubblico per le creazioni presentate a Teatro a Corte nel 2008 e 2012
Jerome Thomas
Jérôme Thomas è tornato a inaugurare il Teatro Astra dopo gli applausi del pubblico per le creazioni presentate a Teatro a Corte nel 2008 e 2012

Jérôme Thomas è tornato a inaugurare il Teatro Astra dopo gli applausi del pubblico per le creazioni presentate a Teatro a Corte nel 2008 e 2012.

Tra geometrie d’eco rinascimentale, futuristiche casse armoniche d’oggetti in legno sparsi sul palco e con uno spettacolo scelto nel bacino delle fertili sperimentazioni del circo contemporaneo si apre a Torino la stagione 14/15 della Fondazione Teatro Piemonte Europa.

Protagonista della serata è, in prima nazionale, “Deux hommes jonglaint dans leur  tête” della compagnia francese Armo  Jérôme Thomas, laddove Armo, acronimo di Associazione di Ricerca per la Manipolazione d’oggetti, fondata dallo stesso Thomas nel ’92, qui unisce le sue tecniche di giocoleria, danza ed illusioni ottiche al percussionismo dell’“écrivan de plateau”, compositore e “metteur en scène” Roland Auzet, e all’elettronica live di Wilfried Wenlig.

Grazie a Robert Hébrard, ricercatore di suono cui si deve la magnificenza delle costruzioni degli strumenti musicali disseminati sulla scena, e grazie a Mathurin Bolze della compagnia Mpta (Les mains les pieds et la tête aussi), “Deux hommes jonglaint dans leur tête” è un’opera dal respiro collettivo, in se stessa una geometrica sinfonia concentrica di sistemi compositivi ed espressivi diversi: un elogio alla contaminazione dei linguaggi e al multidisciplinare che poche realtà riescono a concretizzare con lo stesso eclettismo del circo contemporaneo d’eccellenza.

Due uomini in camicia bianca e cravatta, polaroid del comune quotidiano, si districano in uno spazio astratto e surreale determinato da sfere, uova a spicchi, cubi in legno, la cui immagine si riproduce matematicamente per giochi d’ombre e di specchi: una scenografia oggettuale, mobile e acustica che Jérôme Thomas e Roland Auzet sfiorano e spostano, e da cui, sfiorati e mossi, si allontanano creando un movimento costante ed ininterrotto, come un grafico ad onde mai lineari.

Non esistono né stasi né silenzi, e la scena si compone e scompone per stratificazioni sonore, fotografiche, corporee: le incursioni elettroniche live, loop di xilofoni scenici, il rumore di palline bianche rimbalzare sul palco e su tamburi, in un confine estremamente sottile tra giocoleria e percussionismo, creano un’alternanza piacevolmente disordinata di lirismi tecnici, quelli in cui Jérôme Thomas manifesta la più piena padronanza della disciplina cui è devoto, insieme a quelli musicali di Auzet.

Ma queste due figure, i cui costumi da “colletti bianchi” si pongono per dissonanza provocatoria in uno scenario del tutto escheriano, si scambiano liberamente di ruolo e nello spazio: il multidisciplinare d’altra parte non è somma orizzontale o verticale di linguaggi, ma il loro con-fondersi l’un l’altro.

L’immagine scenica complessiva appare come la carta gialla di un disegno architettonico su cui i corpi dei due performer tracciano e aggiungono linee e parabole grazie ai loro rispettivi corpi, alle direzioni del suono, ai giochi di luce che, prospettici od angolari, riproducono rosoni sulla profusione di stimoli che già la ricchezza del quadro visivo esaspera per doppi e trittici speculari: richiami espliciti alle allegoriche soffitte delle nostre menti, o delle loro, come si evince dal titolo, assemblaggi un po’ dark, un po’ noise, di memorie, inconsci e riproduzioni immaginifiche.

Il punto di forza di “Deux hommes jonglaint dans leur tête”, oltre alla bravura del duo, alla cura del disegno luci, alle creazioni di Hébrard e alle musiche quasi tangibili nello spazio, è proprio la ridefinizione costante – in senso drammaturgico – dell’oggetto scenico, uno degli elementi più innovativi proposti dall’ambito performativo del circo contemporaneo.

Ad aprire un’altra finestra sul Nouveau Cirque, sempre di gusto francese, sarà anche l’appuntamento previsto per maggio in collaborazione con la fondazione Piemonte dal Vivo, con lo spettacolo “Cabaret Magique” della compagnia Cie 14:20: Clèment Debailleul, Rahael Navarro, Etienne Saglio ed Yann Frisch (già visti in alternate collaborazioni in “Morceaux de clown” e “Les soir de Monstres” rispettivamente per Teatro a Corte e Torinodanza 2013) sono altrettanto legati alle sperimentazioni delle pratiche artistiche tra danza, circo, teatro e nouvelle magie.

Tra gli altri appuntamenti della stagione, una presenza assolutamente portante, anche per quantità, quella diRezza/Mastrella, a cui la Fondazione TPE dedica un’intera retrospettiva, da “Fotofinish” (2003) e “Bahamuth” (2006) all’ultimo “Fratto_X”.
Ci saranno inoltre “ll Trionfo del Dio Denaro” di Pierre de Marivaux per la regia di Beppe Navello, secondo episodio – dopo “Il Divorzio” di Vittorio Alfieri – di un progetto registico sulla riflessione civile che passi attraverso la rilettura critica dei grandi classici; “Lo stridere luttuoso degli acciai”, una cantata dedicata alle memoria delle vittime della ThyssenKrupp di Torino e realizzata grazie alla collaborazione con Controluce Teatro d’ Ombre;Caterina Vertova con “Malafemmina. Storie di donne e di violenza”, ispirato alla studentessa uccisa a Teheran durante le proteste legate alle elezioni presidenziali, ad Hanifa, suicida ribelle in Afghanistan, e a Rose, giovane tagliatrice di rose in Kenya.
Torna inoltre “L’Amore segreto di Ofelia” di Steven Berkoff per la regia di Michele di Mauro e Carlotta Viscovo, di cui vi avevamo parlato su Klp in occasione dell’anteprima all’ultima edizione del Festival delle Colline Torinesi.
Di ritorno si parla anche per il Woyzeck di Büchner a firma Emiliano Bronzino, che s’inserisce nel filone dei classici, al cui interno troviamo la Compagnia Umberto Orsini con “La leggenda del grande inquisitore” per la regia di Pietro Babina; “Pirandello / Beckett” produzione Teatro Stabile della Sardegna, “Antigone” (15-17 aprile), prodotto dal Teatro della Tosse di Genova e tratto dal testo di Anouilh ispirato all’omonima tragedia di Sofocle, con la regia di Emanuele Conte.

Ci sarà anche spazio per i giovani torinesi di Onda Larsen, visti al TorinoFringe, con “Crisi: istruzioni per l’uso” eCrab Teatro che in occasione del 25 aprile proporrà lo spettacolo “Avevamo vent’anni”, affidando la parola dei testimoni della Resistenza a giovani studenti delle scuole superiori.

Tra le proposte di Fondazione TPE ci sarà anche un non meno interessante cartellone di otto appuntamenti dedicati alla danza e curato da Paolo Mohovich: Eko Dance International Project di Pompea Santoro ha aperto la stagione di danza questo fine settimana; seguiranno gli spettacoli di Agorà Coaching Project, i vincitori delBando Permutazioni, Spellbound Contemporary Ballet, I Funamboli con gli artisti dell’Opèra National di Parigi,Andrea Gallo Rosso, Cristiana Morganti, Gustavo Ramirez Sansano e il Ballet de la Generalitat Valenciana.

DEUX HOMMES JONGLAINT DANS LEUR TÊTE
di e con: Roland Auzet, Jérôme Thomas 
supervisione: Mathurin Bolze
musica elettronica dal vivo: Wilfried Wendling
luci: Bernard Revelin collaborazione con Dominique Mercier-Balaz
ideazione e realizzazione strumenti: Robert Hébrard
produzione: ARMO- Cie Jérôme Thomas
coproduzione: Act Opus, Espece des Arts, Scène National de Chalon-sur-Saone

durata: 1h
applausi del pubblico: 2′ 47” 

Visto a Torino, Teatro Astra, il ottobre 2014

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