Maraviglia sulle macerie della certezza umana

Studio perimetrale attorno all'incertezza
Studio perimetrale attorno all'incertezza

Studio perimetrale attorno all’incertezza (photo: Marco Maraviglia)

Il tempio dell’umanità è crollato. Le sue colonne sono secchi di vernice ingialliti e ammaccati, il suo timpano è un intreccio di tubi di ferro, il suo stemma una ruota di bicicletta che gira e cigola.
In un’atmosfera cinematografica che ricorda i deserti extraterrestri di un vecchio film anni ’90, il Teatro Elicantropo di Napoli ospita la prima nazionale del nuovo spettacolo di Massimo Maraviglia, “Studio perimetrale intorno all’incertezza”.

Un testo elegante, sofisticato, di ampia cultura, dai molteplici significati, di grande profondità. Insomma ci vuole un background solido per approdare nel mondo dell’apocalisse umana.

La polvere ricopre gli spettatori e il grigiore metallico di un mondo che non c’è più ci trascina subito nell’arsura di un deserto senza acqua, senza fede, ma soprattutto senza certezza. Il mondo è arrivato alla sua distruzione. L’attesa apocalisse prevista dalle molteplici religioni è imminente. Ma a tratti questo nuovo futuro somiglia all’alba dei tempi, in cui è proprio l’uomo a farsi avanti. Un esemplare umano: un ragioniere sopravvissuto alla catastrofe, uomo medio insignificante di rimembranza beckettiana e pirandelliana rinasce dalle macerie metalliche e rumorose del tempio crollato.

I campi dei sopravvissuti, la fame, la sete, l’arrivismo, la bestialità, la forza del più forte. Tutto ricorda le catastrofi attualissime del nostro tempo. Ma quello che emerge è ancor più angosciante. L’uomo superstite si ritrova a vivere con le divinità. Unici sopravvissuti di una costruzione mentale di fede, di credenze, forse di illusioni che è andata distrutta con tutto ciò che c’era di materiale. Se l’uomo ha basato la sua vita sulla fede, sul potere, su idee o su qualcosa che ha sempre creduto solido, adesso anche le divinità sembrano spiazzate. E se fosse l’uomo colui su cui basare il nuovo potere, la nuova rinascita, il nuovo mondo? E se l’umile uomo incoraggiasse il Dio a reagire, a fare qualcosa?

L’uomo alza le mura, costruisce strade e città, ricomincia a coltivare i campi, e Dio lo asseconda, quasi rinvigorito dall’ottimismo della sua creatura.
La richiesta d’acqua su cui si fonda la sopravvivenza fisica dell’umanità e di tutti gli esseri viventi diventa sete di verità, sete di conoscenza, acqua che purifica dalla polvere dell’implosione della civiltà. Un po’ d’acqua per qualche lacrima, che non riesce più a sgorgare dagli occhi umani.

Il profondo testo di Massimo Maraviglia raggiunge apici di angoscia e commozione, di divertita ironia, di profonda riflessione, grazie alla stupenda recitazione degli attori in scena. Il ragioniere convive con un Dio, l’attore Ettore Nigro, gigante, imponente, dalle mani e piedi enormi, completamente glabro, dalla voce profonda e penetrante. Quando si siede tra gli spettatori e fissa negli occhi uno ad uno, chiedendo se abbiamo paura, un certo tremore assale tutti. Il dito della creazione, altero e rassegnato, ci punta e il risuonare di questa voce viene smorzata dall’ironia di un predicatore-giullare di corte.

Un piccolo Gesù, un profeta che a tratti sembra essere luciferino, si distrugge nella predicazione di verità ormai obsolete.
Il Messia è arrivato, verrà o uno nuovo è già pronto? E’ questa una delle miriadi di apocalissi preannunciate nel corso di tutti i secoli?
L’incertezza pervade tutti; le grandi arti e verità tramandate anche dai maestri della drammaturgia sembrano essere ironiche messe in scena sull’umanità. La regia complessa, tra secchi, composizioni molteplici di diverse scene attraverso pesanti pareti di cartone, rende lo spettacolo un piccolo capolavoro. Anche la donna è presente: Maddalena? Maria? Moderna Eva dal ventre gravido?
Mentre il pianto finalmente sgorga, l’uomo viene crocifisso, ma stavolta è un ragioniere. La zattera del mondo alla deriva accoglie umani, semi-dei e divinità fallite, mentre i secchi riversano scarpe e scarpine bianche di una moderna Auschwitz.

STUDIO PERIMETRALE INTORNO ALL’INCERTEZZA
scritto e diretto da Massimo Maraviglia
con: Gianni Ascione, Patrizia Eger, Massimo Finelli, Ettore Nigro
produzione: Cantieri Stupore
scene: Armando Alovisi
realizzazione scene: Michele Bifari, Mauro Rea
consulenza sonora: Canio Fidanza
disegno luci: Ettore Nigro
regista assistente: Arturo Muselli
aiuto regia: Monica Palomby
ufficio stampa: Anna Marchitelli
foto di scena: Marco Maraviglia
grafica: Marco Di Lorenzo
durata: 1h 20′
applausi del pubblico: 2′ 58”

Visto a Napoli, Teatro Elicantropo, il 7 aprile 2011