Sunset Limited. Un McCarthy inedito per Adriatico

Sunset Limited
Sunset Limited

Stefano Dionisi e Mambaye Diop (photo: Raffaella Cavalieri)

“Per quelle venti pagine, per quel pugno allo stomaco, per quell’assenza di speranza vale la pena di leggere, ascoltare, animare ‘Sunset Limited’”.
Così scrive Andrea Adriatico, regista di Teatri di Vita che ha debuttato all’Arena del Sole di Bologna con l’unico testo teatrale, per la prima volta in Italia, del Premio Pulitzer Cormac McCarthy, autore, fra gli altri, dei celebri romanzi “Cavalli selvaggi” (1992) e “Non è un paese per vecchi” (2005, da cui l’omonimo film dei fratelli Coen).
Vale davvero la pena di leggere McCarthy: per quello che scrive, per come lo scrive, perché ha dichiarato che tutto quello che non riguarda la vita o la morte non è interessante, e a questo pensiero ha dato corpo nei suoi libri. All’estremo. Con uno stile asciutto ed evocativo.

In “Sunset Limited”, un bianco professore universitario, disperato di vita, tenta il suicidio buttandosi sotto il treno espresso del tramonto, il Sunset Limited appunto.
Viene però salvato da un nero che, mentre era in prigione, ha sentito la voce di Dio: parlava proprio a lui, a un assassino. Quella parola l’ha innamorato, al punto da non dubitare più, e gli ha dato qualcosa di irrinunciabile: la certezza che Dio sia lì e che possa parlare da un momento all’altro, così come l’infinita consolazione di mettere la propria vita nelle mani di qualcun’altro. Il nero, quindi, cercherà di convincere il bianco del valore dell’esistenza, della speranza, della possibilità di sentire la voce che dà conforto; ma l’altro ha fede nella morte tanto quanto lui ne ha in Dio. Ha vissuto sempre tra le parole, ha cercato lì la sua salvezza e ne ha imparate alcune così lucide e definitive da far esplodere il dubbio, disperato, perfino nel servo di Dio.

Adriatico mette in scena due attori, un bianco e un nero come da copione, che si muovono su una struttura sopraelevata su cui pone un tavolo e delle sedie. Sul tavolo una Bibbia, un taccuino, una matita. A terra, foglie secche, e sullo sfondo l’immagine proiettata di un albero, da cui le foglie secche sembrano cadute.
I due attori, Mambaye Diop e Stefano Dionisi, misurano a passi lo spazio (bello a vedersi) su cui sono relegati: spostano sedie, si alzano, si siedono, fra il rumore delle foglie e le parole di McCarthy. La traduzione italiana di Stefano Casi ha avuto cura di restituire nell’adattamento, pensato per la messa in scena, una differenza di registro nel parlato dei due personaggi: perché la parola è l’arma di questo confronto/scontro, in cui ad essere in gioco è l’avere o meno una ragione per vivere.


“Sunset Limited” nasce come “romanzo in forma di dialogo”. Nelle pagine scritte le parole tra i due personaggi hanno un andamento serrato: si rincorrono, si negano a vicenda, si svuotano, lottano, si ripetono e si sprecano per tentare una comprensione impossibile o per soffocare dubbi che non lasciano speranza. È in questo la peculiarità della forma creata da McCarthy.
La messa in scena di Adriatico ripete la struttura quasi alla lettera, non aggiungendo o togliendo nulla al testo originale. Un lungo dialogo recitato in stile cinematografico (com’è la natura dei due attori scelti, del resto), senza però la stessa possibilità offerta dalla macchina da presa: quella di dirigere lo sguardo dello spettatore fin nel minimo dettaglio.
La parola in scena rimane detta, non diventa strumento per mettere in atto la battaglia che avviene nella pagina; lo spettatore viene informato sui due protagonisti dagli attori, che ne ripetono le frasi, un dire ad alta voce. Non c’è la crudezza di McCarthy, né la claustrofobia di uno spazio saturo dove due uomini si affrontano per una questione di vita o di morte.

La scelta del regista è chiara, ma viene da domandarsi della necessità di una simile operazione. Dal testo scritto alla messa in scena emerge uno scarto di linguaggio che assomiglia a un salto mortale: non è solo una traduzione visiva e tridimensionale della pagina, è la creazione di un’altra forma. Anche per quanto riguarda le parole, che non possono valere solo per il fatto di essere dette, perché rischiano di perdersi. Nello scrivere di McCarthy travolgono il lettore perché lo costringono e hanno una densità difficile da eludere; nello spettacolo di Adriatico si diluiscono fino a diventare uno degli elementi in scena, al pari dell’albero proiettato, dei corpi degli attori, delle foglie a terra.
Fino al 5 dicembre a Teatri di Vita.

SUNSET LIMITED
con: Mambaye Diop e Stefano Dionisi
regia: Andrea Adriatico
tecnica: Alberto Irrera
scenotecnica: Giovanni Marocco
abiti: Gaetano Navarra
cura e produzione: Francesca Ballico, Daniela Cotti, Monica Nicoli, Saverio Peschechera
produzione: Teatri di Vita in collaborazione con Arena del Sole – Teatro Stabile di Bologna
durata: 1h 50’
applausi del pubblico 1’ 58’’

Visto a Bologna, Arena del Sole, il 21 novembre 2010

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *