Gipo Gurrado: fenomenologia del supermarket, tragedia moderna

Photo: Michela Piccinini
Photo: Michela Piccinini

Uno spettacolo sul supermarket, non luogo simbolo del nostro tempo. Sottotitolo di questa sorta di musical, per l’appunto, “una tragedia moderna”.
Al musicista Gipo Gurrado fantasia, coraggio e quel briciolo di schizofrenia non mancano. Dev’essere un vizio di famiglia, se sua sorella Clizia a 15 anni si sognò di scrivere “Sposerò Simon le Bon” e vendette mezzo milione di copie.
All’epoca – nel 1985 – Gipo era una piccola peste che iniziava a mettersi sulla scia dell’ingegno precoce di Clizia e dall’idealismo sapido di papà Lello, giornalista al “Corriere d’Informazione”.

Proprio ingegno e sapidità caratterizzano il suo ultimo lavoro, “Supermarket. A modern tragedy”, finora solo uno “studio”, durata poco più di un’ora; eppure abbiamo passato uno dei momenti più graffianti e intelligenti di questo scorcio di stagione teatrale.

In scena ci siamo, manco a dirlo, noi con le nostre nevrosi, dipendenze o manie. Perché davanti agli scaffali del supermercato ci riveliamo neppure fossimo sulla poltrona dello psicanalista.


Gipo Gurrado, nelle vesti di librettista, musicista, paroliere, regista e drammaturgo, confeziona uno spettacolo sbarazzino e minimalista.
“Supermarket” è un lavoro pimpante. Le canzoni diventano parodia. Rappresentano a pennellate rapide l’ansia da prestazione che ci prende quando facciamo la spesa. I bip dei registratori sono l’elettrocardiogramma impazzito dei nostri consumi. Mentre la cassiera ci chiede la Fidality Card, sbucano tipologie umane che paiono vivere di vita propria: autentiche maschere teatrali che cercano una sorta di ribalta.
C’è l’attesa infinita davanti al bancone della gastronomia – il numerino in mano – aspettando che il display e una voce da studio televisivo annunci il nostro turno.
Ci sono le richieste particolari del perdigiorno che cerca sempre ciò che non si trova da nessuna parte.
C’è il salutista-terrorista patito dell’alimentazione vegana. C’è chi mangia gallette a colazione. C’è il “sacrificato” disposto a ingurgitare cibo prossimo alla scadenza. Ci sono i furbi della coda alla cassa, che cercano di intrufolarsi abusivamente con la speranza di farla franca. C’è la cassiera giunonica che ti fulmina con lo sguardo, oppure osserva la fila che cresce come se la cosa non la riguardasse. C’è il cliente sbadato che ha dimenticato di pesare i broccoli e deve rifare il percorso da zero, e non ha la minima idea della strada per imboccare il reparto ortofrutta. C’è perfino il molestatore seriale che ci prova con le clienti in fila: male che vada, gli cedono il posto, e accelera il tragitto verso l’uscita.
A qualcuno suona lo smartphone, e allora si aggiunge confusione a confusione.

In tutto ciò affiorano personaggi quasi da commedia dell’arte (Federica Bognetti, Andrea Lietti, Roberto Marinelli, Isabella Perego, Elena Scalet, Giuseppe Scoditti, Andrea Tibaldi, Cecilia Vecchio, Carlo Zerulo) che assumono rilievo scultoreo grazie ai movimenti scenici e alle coreografie della slovena Maja Delak. Non cantanti in senso stretto dalla vocalità precisa e pulita, ma attori dalla personalità istintiva, capaci di interpretare i brani con naturalezza, senza recitare né enfatizzare il ruolo musicale a scapito di quello attoriale o viceversa.
I tempi del supermercato sono una piccola schiavitù, emblematici di qualche psicopatologia della vita quotidiana. Rappresentano una vittoria del vuoto efficientismo della civiltà dei consumi che soffoca la dimensione umana.

Con “Supermarket” Gipo Gurrado, supportato alla drammaturgia da Livia Castiglioni, dimostra che la vita ci irride, e non dovremmo arrabbiarci per motivi futili, ma imparare a usare l’arma dell’ironia.

Lo “studio”, che abbiamo visto in scena al Teatro Fontana di Milano, è frutto di un workshop ospitato a Campo Teatrale che coinvolgeva inizialmente 18 attori, selezionati partendo da 140 candidature.
Nel suo proporsi come un lavoro semplice, “Supermarket” è destinato a evolvere e arricchirsi di contenuti. Ma già ora cattura per causticità e irriverenza: ha sostanza per incuriosire lo spettatore grazie a un linguaggio scenico quotidiano, che Gurrado (una vita con Quelli di Grock e Comteatro, ma ha collaborato anche con Rosario Lisma) affina ulteriormente, esplorando nuovi territori dopo i successi di “Modì” e “Piombo”.

SUPERMARKET – A MODERN TRAGEDY
libretto, musiche, canzoni, regia Gipo Gurrado
drammaturgia Gipo Gurrado, Livia Castiglioni
movimenti scenici e coreografie Maja Delak
fotografie Michela Piccinini
con Federica Bognetti, Andrea Lietti, Roberto Marinelli, Isabella Perego, Elena Scalet, Giuseppe Scoditti, Andrea Tibaldi, Cecilia Vecchio, Carlo Zerulo

durata: 1 h 10’
applausi del pubblico: 3’ 10”

Visto a Milano, Teatro Fontana, il 17 gennaio 2018

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