Susn. Una lezione di teatro firmata Ostermeier e Achternbusch

Susn - Thomas Ostermeier

Brigitte Hobmeier ed Edmund Telgenkamper in ‘Susn’ (photo: muenchner-kammerspiele.de)

Reduce dal Leone d’oro alla carriera ricevuto alla Biennale di Venezia, Thomas Ostermeier ha presentato in prima nazionale ieri sera a Torino “Susn” (stasera la replica), secondo testo teatrale scritto nel 1980 dal drammaturgo, scrittore e cineasta tedesco Herbert Achternbusch. Un testo dalla genesi particolare, visto che raccoglie monologhi provenienti da fonti diverse, da sceneggiature di film a racconti.  

La storia è quella frammentata e struggente di Susn, che da adolescente vedremo crescere ed infine sfiorire. La sua vita verrà resa attraverso atti brevi, composti da cinque monologhi, in cui – di decennio in decennio – Susn si racconterà attraverso flussi di coscienza che alterneranno lucidità a follia, isterismo a consapevolezza. Una serie di flash su momenti significativi della sua esistenza: dalla ingenua sedicenne di campagna che vuole allontanarsi dalla Chiesa, alla studentessa universitaria con la stanza in affitto in città, passando per la donna frustrata da un rapporto di coppia esasperato ed esasperante, fino ad arrivare alla neppure sessantenne già distrutta dall’alcool e da se stessa (“Come sono ridotta!”, riuscirà ancora a dire in un attimo di lucidità, nascondendo la bottiglia di alcool nella borsa e serrando stretta la statuetta di Gesù Cristo al suo fianco, uniche compagnie rimaste).

Sul palco una donna che, in ogni fase, non riuscirà a nascondere un’inquietudine, un’alterità, la difficoltà di essere come madre e nonna avrebbero voluto lei fosse da ragazzina o quella più generica di stare al mondo, tratteggiando parallelamente il declino che si accompagnerà al procedere dell’età. La storia di una sconfitta, potrebbe dirsi, se non fosse per quel termine, ‘sconfitta’, che lascia intravedere un giudizio così tanto categorico e distaccato.

Sei pannelli a delimitare un fondale che si trasforma da subito in schermo cinematografico. Una toilette da trucco, che diventerà anche confessionale e altarino ricoperto di candele, insieme a un vecchio videogioco da bar, un tavolo, due sedie e pochi altri oggetti accolgono il numeroso pubblico (tanti volti più e meno noti: fra tutti citiamo Valter Malosti, che già nel 1994 affrontò lo stesso testo di Achternbusch). Un pubblico certo curioso di vedere, ospite di Prospettiva 150, il lavoro di uno dei più acclamati registi teatrali contemporanei.

Ma anche di scoprire un autore come Achternbusch che, nella sua ormai lunga carriera (sebbene poco conosciuta in Italia), ha rappresentato impietosamente la società tedesca di questi decenni. E anche “Susn” ne è una riprova.
Ostermeier, dal canto suo, ha il merito di rendere al meglio una scrittura grottesca e viscerale, una lingua al contempo libera e frantumata, frammentata.
Ci riesce grazie a una giovane interprete molto brava, Brigitte Hobmeier, con cui ha già lavorato in passato, che qui si confronta con un’infinità di parole indossando in senso letterale i cinque monologhi, e restituendoceli nella loro naturalezza folle e discontinua.

Per la seconda volta in questa edizione di Prospettiva (la prima in occasione del debutto di Latella con “Die Nacht kurz vor den Wäldern“), il rammarico maggiore è non conoscere il tedesco. Se censura dovesse esistere, si abbattesse contro i soprattitoli a teatro, operazione che raramente ha il dono di aggiungere qualcosa allo spettacolo. Ma tant’è: “il problema della lingua” e delle traduzioni, cui spesso ci si scontra anche in narrativa.
Lo spettacolo ne esce comunque e ugualmente con successo.

Attraverso il fondale Ostermeier riesce ad unire in un equilibrio perfettamente riuscito cinema e teatro. Le immagini video (di Sebastian Dupouey), che accompagneranno tutto lo spettacolo, contribuiscono ad arricchirlo di quel potenziale lirico che il cinema sa evocare, sottolineato dalle luci di Bjorn Gerum e dalle belle musiche curate da Nils Ostendorf.
Quando i volumi si alzano e saturano lo spazio, sono le gradinate della Cavallerizza Reale a vibrare, e a far risuonare le note, come cassa, dentro al corpo di ognuno. Nelle narici l’odore del sigaro fumato a tratti da Edmund Telgenkamper, ora prete confessore, ora compagno scrittore di Susn.
Eccolo, lo spettacolo totale. In cui la tecnologia è al servizio della bellezza dell’insieme, e sa mantenere il suo ruolo, senza strabordare. Le arti allora si fondono e concorrono a creare un’opera che impegna, emoziona e coinvolge. Si raggiunge la techné, in quell’originario specchio semantico che include sia l’arte che la tecnica, con una partecipazione consapevole dei sensi.

Vista, udito e olfatto vengono intelligentemente sollecitati. E perfino il gusto, se si volesse narrare di come, in attesa che tutto il pubblico prenda posto, la protagonista offra con disinvoltura spuntini di salumi agli spettatori, tratti da quel tavolo in scena su cui il protagonista maschile sta cenando con un panino, prima che le luci si abbassino.
Finiranno entrambi, Hobmeier & Telgenkamper, col bere una e più birre (e l’espediente tornerà utile nel seguito dello spettacolo, che non sveliamo).

E’ raro vedere un lavoro così compiuto e maturo. Ed è altrettanto raro, per quel ‘tirchio di voti’ di Krapp, mostrare su queste pagine, alla fine delle recensioni, quel giudizio in stellette (che diamo quasi come vezzo) superare le quattro stelle. Ma ben vengano queste felici eccezioni.

SUSN
di Herbert Achternbusch
drammaturgia: Julia Lochte
con: Brigitte Hobmeier, Edmund Telgenkämper
regia: Thomas Ostermeier
scene e costumi: Nina Wetzel
video: Sebastien Dupouey
luci: Björn Gerum
musiche: Nils Ostendorf
produzione: Münchner Kammerspiele
durata: 1h 25′
applausi del pubblico: 3′ 26”

Visto a Torino, Cavallerizza Reale, il 20 ottobre 2011
Prima nazionale


 

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