Tadeusz Kantor. Macchine della memoria nel ventennale dalla morte

La classe morta
Tadeusz Kantor

Tadeusz Kantor nel 1971 – Multipart Action, painting of the Second Group (photo: J. M. Stoklosa)

Un’intera generazione non ha conosciuto i “Non spettacoli” di Tadeusz Kantor. Il suo lavoro aveva ragione di essere alla sua presenza viva, e con lui si è fermato.

Nel 1988 al Teatro Studio andava in scena “Qui non ci torno più”. E poi Kantor a Milano non ci tornò più davvero. Morì qualche anno dopo, mentre lavorava al Non spettacolo “Oggi è il mio compleanno”. Impressionante intuito magico.

Stesso posto, stessa ora. Teatro Studio, h. 21.
Dov’è Tadeusz Kantor, questa sera?
Il Piccolo Teatro ha deciso di celebrare il grande artista polacco, a vent’anni dalla scomparsa, attraverso un percorso mostra-video-spettacolo che include la ricostruzione filologica del suo spettacolo manifesto: “La classe morta”. Lo ha fatto attraverso un restauro digitale della documentazione video originale dal 1975 al 1990, frammentata e ricomposta per il pubblico milanese.

Sulle pareti è proiettato un mosaico in video della drammaturgia dell’opera, ripresa in diversi luoghi, tra cui la leggendaria Galleria Krzysztofor, dove il drammaturgo creò ciò che chiamava “seduta drammatica”. Il video è intervallato dal commento dal vivo di uno degli attori del Cricot 2, che legge le parole che egli stesso usò, negli anni, per commentare lo spettacolo.

La classe morta

Kantor e La classe morta (photo: piccoloteatro.org)

Taddeusz Kantor questa sera è ovunque.
Nella sua immagine proiettata al centro della sala, nei manichini della prima azione teatrale che creò, ancora studente di Belle Arti, e da cui nacque il Cricotage “Macchine dell’Amore e della Morte”, la seconda ricostruzione video che sarà proiettata a seguire, nel corso della serata.
E’ nei suoi disegni, arrivati dalla collezione del Museo Internazionale delle Marionette “Antonio Pasqualino” di Palermo e da una collezione privata, allestiti lungo l’ingresso e all’interno dell’arena dello Studio: neri, cupi, carichi di quella consapevolezza di morte e allo stesso tempo di quel disperato bisogno di vita che fa dell’atto teatrale l’esorcizzazione della paura.
E’ nelle battute del valzer di Karacinski, che intervalla i deliri dei vecchi, paradossali alunni della classe morta, che portano sulle spalle l’escrescenza della loro infanzia, manichini in cera di una classe di bambini, e che risuona, attraverso i muri in cotto del teatro, come possiamo solo immaginare risuonassero quelli della cripta medievale della Galleria Krzysztofor.
E’ nel silenzio delle persone rapite che assistono all’ombra di questa ultima messa, quello che Kantor chiamava il suo libro delle preghiere laiche: non più uno spettacolo ma un continuum che non può essere categorizzato secondo ragione ma percepito come oltre la morte, verso la consolazione, la speranza, la libertà.
E’ nel suo lavoro, che si fonda sul potere della visione da cui scaturisce l’azione, sull’avanguardia del ricordo, della commozione del pianto al pari della vita quotidiana, sulla consapevolezza di un uomo povero che ha scelto il suo posto di fronte alla paura.

Ma non è abbastanza. La presenza di Kantor questa sera si avverte più di tutto e dolorosamente nella sua assenza. Nel riflesso pallido delle proiezioni video che emanano meno emozione delle grandi bambole che egli stesso costruì, o dei disegni che fece.

Dov’è Kantor questa sera non riesco realmente a valutarlo. Ma se avesse un figlio, avrebbe riccioli biondi e farebbe Taddeus di secondo nome.

(Per maggiori info su Kantor e il suo lavoro segnaliamo il sito di Cricoteka e la nostra videointervista del 2009 a Natalia Zarzecka, direttrice del Centro di documentazione a Cracovia).

Tadeusz Kantor – Macchine della memoria
La classe morta (1975)
Macchina dell’amore e della morte (1987)
Disegni, sculture e video-ricostruzioni degli spettacoli con letture sceniche di attori del Cricot 2
un progetto di CRT Artificio
a cura di Anna Halczak e Franco Laera
in collaborazione con il Museo Internazionale delle Marionette “Antonio Pasqualino” di Palermo e Teatro Alkaest

La ricostruzione dello spettacolo “La classe morta” è basata sulla partitura di Tadeusz Kantor
(Pisma: Teatr Smierci vol.II, ed. Ossolineum, Cricoteka, Wroclaw 2004)
con le immagini di Tekewizja Polska (Galeria Krzysztofory, Cracovia 1976), RTSI Televisione della Svizzera Italiana (Teatro Petruzzelli, Bari 1986), La Sept (Théâtre Gémier, Parigi 1989) e Biennale di Venezia (Teatro Goldoni, 1991)

La ricostruzione dello spettacolo “Macchina dell’amore e delle morte” è basata sulla partitura di Tadeusz Kantor da La Morte di Tintagiles di Maeterlinck con traduzione di Giovanni Raboni, immagini di Ariel Genovese (Teatro Litta, Milano 1987) e Museo Internazionale delle Marionette “Antonio Pasqualino” di Palermo (Teatro Biondo, 1987).

Fotografie di Aldo Agnelli e Lia Pasqualino