Teatro ligure nell’era dei tagli. L’ennesima manifestazione pacifica

Vignetta di Sergio Staino
Vignetta di Sergio Staino

Vignetta di Sergio Staino

Perché il viola porta sfortuna a teatro?
Perché è il colore dei paramenti sacri usati durante la Quaresima. E nel medioevo venivano vietati, proprio in quel periodo, tutti i tipi di rappresentazioni teatrali e di spettacoli pubblici che si tenevano per le vie o le piazze delle città. Ciò ovviamente comportava, per gli attori e tutti coloro che vivevano di solo teatro, notevoli disagi. Non potendo lavorare, le compagnie non avevano neanche i mezzi per vivere.

Siamo in Quaresima pure oggi (e non solo metaforicamente). Il medioevo è lontano, ma ovunque ci sono mobilitazioni in favore della cultura: perfino ieri, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. A Torino, nel pomeriggio, un corteo pacifico ha percorso la centrale via Po reggendo un chilometrico drappo nero per ricordare le questioni aperte dell’Italia: i tagli alla Cultura, i problemi della scuola pubblica, il valore della Costituzione, la mancanza di prospettive professionali per i giovani…

Anche le realtà teatrali genovesi non statali si sono unite questa settimana, per la precisione martedì scorso, per difendere e affermare ancora una volta il loro diritto alla sopravvivenza, in una manifestazione a Palazzo Ducale in occasione dell’assemblea delle istituzioni regionale, provinciale e comunale per le celebrazioni del 150°.

Ai quattro promotori ufficiali – Teatro dell’Archivolto, Teatro della Tosse, Teatro Cargo e Teatro Garage – si sono uniti un gran numero di artisti, appassionati e operatori, molti dei quali costituiscono ad oggi punti di riferimento importanti per il pubblico ligure, come Carla Peirolero del Suq, Eliana Amadio del Festival Corpi Urbani, compagnie indipendenti, registi e attori come Antonio Zavatteri, Federico Vanni, Enrico Campanati e molti molti altri.
L’occupazione pacifica del consiglio regionale è stato un tentativo di confronto diretto con le istituzioni dopo l’annuncio degli ulteriori tagli alla cultura e l’ipotesi di azzeramento delle sovvenzioni locali per tutti, ad eccezione del Teatro Stabile e del Carlo Felice.
Tentativo riuscito. La manifestazione ha avuto modo e spazio per svolgersi con intelligenza e ironia. Predominanti, tra gli striscioni e i cartelli dei manifestanti, il numero 9 e le parole dell’articolo della costituzione in cui lo Stato italiano si impegna a sostenere la cultura, ma anche un colore: il viola, volutamente indossato da tutti affinché “questa Quaresima sia il segno di una rinascita”. La manifestazione ha trovato consensi anche tra le istituzioni, le quali hanno sottolineato che il problema dei tagli non dipende da Regione, Comune e Provincia, ma è un problema a monte. In breve, se il Governo toglie i fondi, cosa possono fare le Regioni e i Comuni se non ricevono soldi?

Eppure delle soluzioni, in realtà, forse ci sarebbero per bypassare, almeno parzialmente, la situazione di crisi nazionale e non rimanerne soffocati. Una l’ha suggerita Mimma Gallina, sempre a Palazzo Ducale il 13 gennaio scorso, in occasione di un altro incontro comunitario dei ‘Teatri minori’ organizzato da Daniela Ardini, direttrice di Lunaria Teatro. Si tratta di un sistema già attivo in Lombardia, Piemonte e altre regioni italiane: quello delle residenze. “Le residenze non sono finanziate a livello ministeriale – spiega Gallina portando ad esempio il modello lombardo – I finanziamenti di questa rete di residenze provengono da risorse che non sono pubbliche, ma di una fondazione bancaria”. E sottolinea: “La richiesta iniziale è stata delle compagnie! Le quali sono andate a chiedere di studiare assieme una forma di sostegno che fosse più strutturata”. Ovviamente le fondazioni bancarie non si possono sostituire in toto ai finanziamenti pubblici, ma in alcuni casi (un altro esempio è Torino con la Fondazione Crt e la Compagnia di San Paolo) possono essere buoni mezzi “d’integrazione”.

Già allora, come anche in questa occasione, Carla Peirolero aveva individuato alcuni punti centrali: “La difficoltà di avere contributi è spesso dovuta a criteri di valutazione vecchi, ancora legati a un tipo di sistema teatrale che è cambiato. I criteri devono corrispondere a come è cambiata la società oggi”. Il punto è distinguere tra “un teatro che serve o non serve, che fa risultati o non li fa, che crea indotto o non lo crea… Creiamo cultura, dialogo in città o no? Se sì, aiutateci! Anche attraverso gli sponsor, valorizzateci! Se siamo un valore vogliamo essere a un tavolo di fronte a delle persone che possono investire su di noi, e non entrare in competizione”.

Grazie alla ‘solidarietà’ e all’appoggio formale espresso dalle istituzioni (“La vostra protesta è la mia, i teatri sono i nostri punti di forza” ha commentato il sindaco Marta Vincenzi) si è sviluppata la possibilità di un ulteriore confronto, avvenuto in settimana in Consiglio regionale con i capigruppo consiliari.
I teatri hanno ottenuto da tutte le forze politiche la promessa di portare le loro istanze a Roma, nelle mani del Governo. E anche la fondazione Carige verrà a tal proposito sollecitata. Ma l’assessore regionale al bilancio Rossetti dichiara di non poter promettere soldi, che allo stato attuale non bastano neppure per il diritto allo studio.

Insomma la partita, com’era prevedibile, rimane aperta e, mentre le Regioni attendono di sapere dal Governo quanto potranno spendere nel 2011, noi aspettiamo i prossimi incontri con i capigruppo di Comune e Provincia. Ma si smuoverà davvero qualcosa?

Intervista a Pina Rando (direttrice Teatro dell’Archivolto)

Intervista a Carla Peirolero (direttrice Festival delle Culture Suq a Genova)