Con Andrea Porcheddu dalla ‘morte apparente’ di Teatri delle Mura alla nascita di Sguardi

Andrea Porcheddu
Andrea Porcheddu

Andrea Porcheddu

Il festival padovano Teatri delle Mura a giugno avrebbe festeggiato il suo sesto anno di vita. Invece potrà contarne solo cinque. Nato nel 2005 come rassegna locale, ha visto negli ultimi tre anni alla direzione artistica Andrea Porcheddu, uno dei critici teatrali attualmente più stimati nel panorama italiano, che è riuscito a trasformare una rassegna locale in festival nazionale.
Eppure, nonostante la rassegna stesse crescendo bene, migliorando di anno in anno con presenze di calibro anche internazionale, quest’anno non si farà.
Abbiamo cercato di capirne le cause insieme al direttore, speranzoso di trovarsi di fronte ad una “morte apparente”, ad un “coma profondo, ma vigile e assistito”.

Teatri delle Mura è stato un festival seguito con grande interesse e coinvolgimento da parte di pubblico e artisti. Perché questo arresto improvviso?
Domanda dalla difficile risposta… Sicuramente una serie di cambiamenti istituzionali, di strategie politiche e una evidente crisi economica hanno fatto sì che il festival quest’anno saltasse. Per fortuna altre iniziative non hanno risentito di questa stessa situazione e continuano a vivere, mentre teatro, teatranti e pubblico teatrale ne pagano un po’ le spese. Sono successe delle cose di cui avevo avuto sentore, ma di cui sono stato informato solo a marzo da parte dell’amministrazione comunale.
Economicamente la crisi che tutto il Paese sta attraversando ha comportato tagli sia da parte della Regione Veneto (da sempre grande sostenitrice del festival) e sia all’interno del Comune di Padova. Inoltre, il nuovo assessore alla Cultura padovana, Andrea Colasio, che con diritto esercita il suo potere decisionale e di indirizzo, probabilmente pensava legittimamente ad altre figure di direzione artistica. Purtroppo non sono mai riuscito ad incontrare ufficialmente l’assessore per esporgli il nuovo progetto a cui comunque avevo lavorato, che prevedeva nuove formule e alcuni cambiamenti, necessari a far crescere ulteriormente Teatri delle Mura. Probabilmente, ciò che ha reso il festival poco “attraente” per la politica è stato il non essere rivolto a “grandi numeri”, nonostante sia stato raggiunto il massimo degli spettatori prevedibili. Infatti con due sale di 90 posti ciascuna, abbiamo fatto 2800 presenze in dieci giorni: il pieno ogni sera, tanto da dover mandare a casa molti spettatori. Per “grandi numeri”, invece, intendo la spettacolarizzazione della quantità, una prospettiva che certo attrae molto. Sono comunque scelte, strategie: si possono condividere o meno. Per quel che mi riguarda, penso ancora al teatro come luogo di resistenza culturale che può e deve prescindere dalle logiche di mercato.

Si è parlato di una possibile co-direzione con Roberto Citran, poi saltata. Avrebbe potuto giovare al festival?
Seppur nell’ottica della possibilità, Roberto Citran ed io abbiamo molto poco in comune.
Lui è un artista, fa prevalentemente televisione e cinema, io faccio il critico teatrale. Per me lavorare insieme significa avere un progetto condiviso in cui credere, ma non ho riscontrato sintonia sull’idea di festival. Si sarebbe trattato di accettare compromessi che forse nemmeno avrebbero giovato a una manifestazione così “piccola” e ancora in divenire. Per questo ho detto subito che mi sarei volentieri fatto da parte per lasciare spazio a Citran. Poi la scure dei tagli sembra aver risolto drasticamente la questione…
Ciò non toglie che mi sia battuto affinché Teatri delle Mura si facesse, ricevendo grande solidarietà, amicizia e stima da teatranti veneti e pubblico. Il pubblico, soprattutto, è rimasto molto deluso. C’era stata una forte risposta, proporzionata agli spazi a disposizione, ed una grande adesione emotiva: forse, mi vien da pensare, anche con pochi soldi ma con esperienza ed entusiasmo, contando sulla collaborazione degli artisti e sulla risposta degli spettatori, avremmo potuto fare una edizione 2010…

Padova ospiterà però, a settembre, un’altra iniziativa in cui sarai coinvolto: Sguardi. Di cosa si tratta?
Sguardi non “subentra” a Teatri delle Mura: è tutt’altra cosa. E’ un’iniziativa che nasce da un altro tipo di necessità, che a mio avviso è essenziale nel territorio veneto. L’idea è di creare un festival-vetrina di ciò che si produce a livello teatrale in Veneto: un’iniziativa rivolta soprattutto agli operatori del settore. Ha quindi un taglio rigorosamente regionale, territoriale, ed intercetta un momento di grande felicità e creatività del teatro che c’è attualmente in questa regione. Mettere tutti i fermenti assieme, all’interno di un’unica vetrina destinata non solo al pubblico, ma soprattutto ai professionisti, è secondo me un segno molto importante per far conoscere i protagonisti di tale vivacità teatrale. Il Veneto ha la caratteristica di avere mille realtà interessanti che, però, raramente comunicano tra loro, anzi spesso si fanno guerra. Così il tentativo è di convogliare tutte queste energie in un singolo evento davvero aperto a tutti: dai Teatri Stabili, se credono, alle compagnie emergenti. Per dimostrare che c’è un diffuso creativo molto forte e interessante, e che il nord-est non produce solo fabbriche, razzismo e spritz!

Come si svilupperà questa nuova vetrina?
L’iniziativa nasce dall’associazione PPTV, un consorzio di produttori professionisti del Veneto. Stiamo progettando il numero “zero” a Padova, e durerà tre giorni (16-17-18 settembre). L’ appuntamento poi sarà annuale e ospitato di anno in anno in diverse città della regione. Padova sarà la tappa iniziale, poi ci piacerebbe che a maggio 2011 fosse la volta di Venezia.
La cosa curiosa di Sguardi è che sarà sì una vetrina, ma con direzione artistica. Il compito del comitato artistico, formato da Massimo Munaro del Lemming di Padova, Daniela Nicosia del Tib di Belluno, Cinzia Zanellato del Tam di Padova e Pierantonio Rizzato del TPR di Padova con il mio coordinamento, sarà selezionare gruppi, proposte e richieste delle varie realtà produttive venete. Inoltre è prevista una sezione dedicata al teatro emergente, che abbiamo promosso tramite un bando di selezione rivolto a giovani e giovanissimi: realtà appena nate, sconosciute o periferiche che presenteranno i loro progetti. Tra questi ne saranno selezionati una decina. Il 25 giugno le dieci proposte scelte avranno ciascuna quindici minuti di esibizione, e tra queste il comitato deciderà le tre o quattro “finaliste” che andranno al festival di settembre.
I gruppi già “emersi”, le strutture consolidate, faranno invece una loro semplice richiesta proponendoci dei progetti non necessariamente al debutto. Tendenzialmente in tre giorni vorremmo presentare 15-20 proposte: prosa tradizionale, performing arts, teatro ragazzi, teatro danza, drammaturgia. Vorremmo si parlasse il linguaggio della contemporaneità.
Mi è sembrato interessante aderire all’iniziativa di PPTV: l’associazione ha garantito un budget iniziale, trovando subito il sostegno della Regione Veneto, ed è aperta a ulteriori partner. Urgeva fare un festival del genere, perché il Veneto è davvero una delle regioni d’Italia dove il teatro è maggiormente in crescita, e tutti gli strumenti sono utili per comunicare quanto accade in questo nord-est. A tal proposito a fine giugno ci sarà anche un convegno sulle Residenze, speriamo utile a stabilire un assetto al teatro regionale, che fino ad ora non è mai stato definito.

Sguardi, insomma, non sostituirà Teatri delle Mura, di cui si sentirà la mancanza. Si può sperare in un suo ritorno futuro?
Non ho alcuna certezza che il festival ricominci, ma di certo si può sperare che ciò accada.
Teatri delle Mura è stata un’esperienza che mi ha molto divertito ed arricchito professionalmente. La cosa più bella, oltre l’evento artistico in sé, è stato il gruppo di lavoro fatto di giovani, giovanissimi e volontari che si era creato, e che ha poi trovato occupazione e sbocchi in tante realtà teatrali della regione e non solo. Il festival, insomma, è servito da incubatrice artistica per molti giovani. E questo va sottolineato, perché credo sia uno dei principali motivi che dà senso all’esistere di ogni festival. Il resto si vedrà. Per quel che mi riguarda, dopotutto “non sono che un critico”, come diceva Iago nell’Otello: l’importante è non rimanere orfani dei propri progetti, ma continuare a portarli avanti anche in altro modo, rilanciandoli e inventandone di nuovi.

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