Teatri di Vetro 2009. Torna a Roma il teatro ‘in fermento’

Caterina Moroni
Caterina Moroni

Caterina Moroni presenta a Teatri di Vetro il 17 maggio ‘Traccia 01 – Semenza’

Altro giro, altra corsa. Apre i battenti domani, a Roma, la terza edizione di Teatri di Vetro, rassegna dal programma fitto e ben integrato con le realtà del territorio, definita da subito specchio della nuova scena teatrale indipendente in fermento.
Quest’anno ci troviamo ad osservarla da vicino, dedicandole per la prima volta lo sguardo di Klp, che vede il teatro, soprattutto quello di ricerca, come un laboratorio d’alchimista, pieno di pozioni in grado di restituire la vita a suggestioni ed espressioni che si pensavano aeree, sottili, inanimate.

Alla conferenza stampa di presentazione, nella sala ex Giunta di Palazzo Valentini, sono intervenuti gli artefici di questa piccola realtà, che con il 2009 chiude un triennio di cantiere. Un periodo durante il quale, secondo l’assessore alle Politiche culturali Cecilia D’Elia, il festival è cresciuto, raggiungendo quota 236 progetti presentati. Ora che è diventato una “finestra nazionale e internazionale”, ora che si sono definiti i contorni dell’interesse attivo per un evento che “interloquisce con la contemporaneità”, ora che tutto sembra andare a gonfie vele, “il Ministero non finanzia più il progetto, ma – tiene a precisare l’assessore – il festival c’è comunque. Ormai s’investe sempre meno nella cultura. Fortunatamente, però, si sono intrecciati rapporti e sinergie all’interno della Provincia e della Regione. Il fatto che siamo riusciti a realizzarlo è la testimonianza che il capitale di una società è fatto di relazioni, di quartieri che si animano…”.

A prendere la parola sono anche l’assessore a Cultura, Spettacolo e Sport Giulia Rodano e Giovanni Pieraccini, presidente della Fondazione Romaeuropa, che è partner esecutivo del progetto. Si parla di un festival che c’è e continuerà, di un evento che ha sempre voluto e vuole ancora “sostenere la scena indipendente, fornirle uno spazio con questo e altri sostegni”, per dar rinnovata vita a un “teatro di sperimentazione che rappresenta un’intera generazione di artisti”.
Il tutto in nove giorni (fino al 24 maggio), con 38 compagnie, 15 spettacoli sul palco, 18 negli spazi urbani. Sì perché, grazie all’allargarsi della collaborazione alle Officine Culturali della Regione Lazio, la peculiarità del festival, spiegano i politici, è proprio la promozione dello spazio urbano come luogo in cui una creatività può e deve trovare spazi per svilupparsi e crescere.


Ecco allora entrare in gioco la direzione artistica che, da tre anni, si occupa di riempire date e luoghi del festival: Triangolo Scaleno Teatro. Diretta da Roberta Nicolai, la compagnia focalizza da tempo la propria ricerca sul rapporto tra regista e attori, mettendo testo e spazio al centro di un percorso che radica l’arte nel territorio di appartenenza.
“Costruirsi dentro l’esistente”: Roberta Nicolai riassume così il processo cui Triangolo Scaleno è votato. Una frase che è già azione. “Siamo sempre in cerca del contatto con la città e i territori, pensati come le risorse a cui guardare. Si tratta di un paesaggio fatto di differenze e l’imperativo diventa quello di non perdere contatto con ciò che accade. Penso Teatri di Vetro come un oggetto mobile, come qualcosa che esprime un pensiero. Riconosco nel nostro lavoro queste pratiche mobili, piccoli nuclei per un nuovo sistema futuro”. Chiunque si accosti alla costruzione di questo sistema, lo fa “in una maniera randagia. La difficoltà resta nel mettersi in connessione”.

La terza edizione di Teatri di Vetro, la prima che fronteggia gli spietati tagli alla Cultura, porta nuova acqua a un mulino che non ha mai smesso di girare: la già citata collaborazione col progetto regionale delle Officine Culturali, nell’ottica di creare veri e propri centri di produzione, ma anche l’azione produttiva incrociata di realtà come Ztl_pro, e piccole coproduzioni con Reggimento Carri, Alessandra Cristiani e Resistenze Creative.
L’apertura dei lotti del quartiere Garbatella, che per nove giorni diverranno luoghi di raccolta di pubblico e vere e proprie aree performative, avviene nell’ottica di un processo di networking tanto organizzativo quanto artistico.

Se si dà uno sguardo al programma si incontrano nomi conosciuti come Psicompompo Teatro, Città di Ebla e Gli Omini. Ma anche Valerio Malorni, che presenta un one-man show anti-testuale all’interno di un sotto-evento, Exposizione, focalizzato sulla drammaturgia, in cui compaiono Laura Nardi e Vincenzo Schino e che apre le porte, con “Lettera agli attori” di Valère Novarina per la regia di Renand Lescuyer, a un progetto di cooperazione con Lione, teso allo scambio di spettacoli nelle lingue d’origine. Domani aprirà Matteo Lanfranchi con “Tuo/Out”, il concerto per parole di Psicopompo Teatro “Frattale 1.0”, Alessandro Pintus e i Non Company in “Bugimirò”, Le Loup Garou, Fabrizio Crisafulli e Les Tetes en l’air.
Spazi a parte vengono dedicati alla danza, con l’istituzione della Piattaforma Coreografica selezionata insieme ad Anna Lea Antolini (che ospita, fra gli altri, Giovanna Velardi, M.a.i.s., Beatrice Magalotti, Zeitgeist…). Infine gli eventi correlati, tra cui mostre di fotografia che raccontano il Municipio XI (Urban Center), un docu-fiction in sei capitoli di Joan Jordi Miralles con Andrea Cosentino e Gaetano Ventriglia, presentazioni di libri (“Il teatro delle apparizioni” per Editoria & Spettacolo) e corsi di scenografia (Associazione Archabout).
Il tutto al modico costo di realizzazione di centomila euro e prezzo d’ingresso di 5 euro. Il tutto per rispondere a quella che sembra essere una domanda antica, per Triangolo Scaleno un ragionamento sulla propria identità. “In questo – conclude Roberta Nicolai – trovo un collegamento forte rispetto ai territori e ai paesaggi della contemporaneità, che fanno parte della nostra identità. E’ lei che ci obbliga ad andare in questa direzione. Pensare in rete è un’idea che diventa una pratica: convergenza reale di sforzi artistici ed economie”.

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  • anonimo teatrale ha detto:

    ma klp …ma sono questi i nomi noti che leggete dentro al festival teatri di vetro? ma noti per chi? forse sono vostri amici…non penso… avete dimenticato Provinzano dei suttascupa che voi stessi avete recensito tempo fa e pure molto bene e poi ci sono Fibre parallele .. i baresi molto giovani e promettenti … e il cuntista Gaspare Balsamo … insomma…forse ho capito … vi manca un po uno sguardo a sud … visto che i nomi che fate sono tutti nordici. non vuole essere una critica ma un modo per migliorarsi tutti.

  • KLP ha detto:

    Caro anonimo teatrale,
    quando segnaliamo un evento non riportiamo mai tutti i nomi degli artisti in cartellone. Come tu stesso fai notare abbiamo altre volte parlato di Provinzano, ma anche – puoi cercarli sul sito – di Fibre Parallele (di cui abbiamo proposto non molto tempo fa una video-intervista), Gaspare Balsamo e di altre realtà che provengono dal sud. Non ne facciamo di certo una questione geografica, cercando di andare da nord a sud, da est ad ovest e ritorno.
    Ma se tu hai dei nomi interessanti da segnalarci o di cui ti piacerebbe leggere degli approfondimenti scrivici pure: siamo sempre alla ricerca di nuove e interessanti compagnie magari poco conosciute!

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