Teatro a Corte 14. Viaggio in Europa tra dimore sabaude

A Dance Tribute to the Art of Football di Jo Stromgren

A Dance Tribute to the Art of Football di Jo Stromgren

Partirà il 17 luglio, con un po’ di ritardo rispetto agli anni passati per sfuggire all’inevitabile concorrenza dei Mondiali di calcio.
Teatro a corte, festival diretto da Beppe Navello che arriva quest’anno alla sua quindicesima edizione, è stato presentato in conferenza stampa a Torino proprio nei giorni in cui si apprende che Teatro Piemonte Europa diventerà per il Mibact Teatro di rilevante interesse culturale, mentre lo Stabile di Torino avrà il riconoscimento di Teatro Nazionale.  

E mentre tutti festeggiano, veniamo al programma del festival: più volte definito “ricco” dal sindaco Fassino, anche quest’anno la rassegna (che proseguirà fino al 3 agosto) fa ben sperare che possa regalare una sana boccata d’aria internazionale ai tanti amanti delle arti performative.
L’aria che si respirerà sarà in particolare quella di un’Europa come la vorremmo: ossia una terra immensa e tutta da conoscere nelle tante colorate sfaccettature che la contraddistinguono da sempre. Un’Europa di cui tanto si riflette in questi giorni e spesso in tono polemico, un’Europa che tuttavia, vista dai tg, non è nient’altro che un monolite che alcuni vorrebbero abbattere, altri usare invece come solido e rassicurante riparo.

Teatro a Corte ci porterà a conoscere questa grande terra partendo dai più incredibili e appetitosi frutti artistici che, nonostante la perenne aria di crisi, continua a generare in campo artistico e performativo.
Il viaggio in Europa (che comprende 25 compagnie da 9 diversi Paesi) comincia così con una grande vetrina che quest’anno riguarda la penisola Scandinava: dalla Finlandia arrivano Circo Aereo, Kallo Collective, Salla Hakanpää e Illona Jäntti; dalla Norvegia Jo Strømgren (con “A dance tribute to the art of Football”, uno spettacolo ispirato alle competizioni calcistiche, per rimanere nel tema del periodo) e Zero Vsibiliy Corp; da Svezia e Islanda rispettivamente Pontus Lidberg e Helena Jonsdottir.

Per la prima volta al festival ci sarà posto anche per l’arte figurativa: alla Reggia di Venaria Reale sarà infatti ospitata “Underneath the Nordic Sky”, una personale dell’artista finlandese Nanna Susi.

Sebbene a una prima occhiata il festival possa sembrare un generico contenitore di eventi eterogeni e distanti tra loro, si riconferma invece anche quest’anno capace di seguire una direzione precisa e ben studiata. Soprattutto, pur vagheggiando tra fantastiche atmosfere circensi, visual theatre, danza e giochi sensoriali per tutti i gusti, Teatro a Corte non perde mai di vista l’attualità e anzi, proprio in virtù della moltitudine di sguardi e corpi che lo contraddistingue, cerca così di dire la sua.

Pontus Lidberg presenterà The rain

Pontus Lidberg presenterà The rain

Coraggio, attualità e sfida all’ordinario saranno infatti i tre cardini su cui ruoterà vorticosamente la macchina del festival, e anche quest’anno il viaggio sarà reso più avvincente dalle location sabaude: i castelli di Aglié, Racconigi, Rivoli, Venaria Reale e il Polo Reale di Torino.
Un’occasione in più per mescolare la bellezza: quella ospite e quella di casa, e per visitare, grazie ai pass del festival, luoghi pieni di storia e incanti.
Non mancheranno infatti le creazioni in situ, opportunità fertili di incontro tra talento artistico e splendore sabaudo, come non mancheranno eventi speciali: è il caso di “Viaggiare. Torino-Lyon A/R”, dove protagoniste sono le stazioni di Lione e Porta Susa, fra i tanti luoghi di nessuno ma dove tutti lasciano una traccia, diventando così teatri dello straordinario.

Gli eventi e le convergenze (Alliance Française, gli istituti performativi nordici, il Festival delle Colline…) sono tanti da elencare, ma la sensazione è che anche quest’anno ci saranno belle sorprese internazionali senza tuttavia dimenticare alcune eccellenze nostrane (come è il caso di Ambra Senatore, che porterà nel teatrino di corte di Aglié il suo “In piccolo”).

Fuori dalle stagioni stabili, fuori dal teatro: ecco allora artisti che giocheranno con mucchi di tegole (Collectif G. Bistaki, “Cooperatzia/Maison”) e altri che inonderanno il selciato del Castello di Rivoli con container di rifuti (Kumulus, “Silence encombrant”).
Ma soprattutto ci saranno deliziosi giardini e castelli barocchi a far risuonare le tante lingue di quell’Europa che in fondo ci manca: una terra da condividere e quindi – banalmente – da conoscere, tolte le bandiere e le ideologie, nella sua universale capacità di fare arte.
Questa sì una sfida avvincente e da rinnovare.
 

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