La nuova stagione del Teatro Argentina 2010/2011

 

 il palcoscenico del Teatro Argentina

classici e novità internazionali

per un ricco cartellone da Teatro Stabile Nazionale

 

 

È con un omaggio ai classici che si presenta la nuova stagione del Teatro Argentina 2010/2011, un cartellone che è il risultato di grandi produzioni, successi consolidati, maestri della scena nazionale e internazionale.

Shakespeare, Molière, Brecht, Pirandello, Garcia Lorca, Beckett, Sofocle: questi gli autori i cui grandi testi saranno presenti in cartellone.

 

L’Argentina presenta sul palcoscenico il proprio “canone dei classici”. Un vero e proprio Codice Molière, per dare rilievo alla modernità e complessità di questo grande autore di teatro; tre approcci differenti al grande Shakespeare, con la messa in scena di tre drammi (Lear, Sogno di una notte dimezza estate e il Mercante di Venezia) nella lettura di tre registi della nuova generazione (Latella, Popovki, Savin). Ed infine un grande classico della letteratura italiana – Giacomo Leopardi con le sue Operette Morali – nella nuova e fondamentale messa in scena di Mario Martone.

                        

Tradizione e memoria incontrano l’attualità nella nuova stagione che testimonia l’impegno costante e responsabile che il Teatro di Roma svolge quotidianamente. Infatti, anche quest’anno, vengono proposte tre nuove grandi produzioni-coproduzioni che contribuiscono ad arricchire e a valorizzare il panorama teatrale nazionale: Il Misantropo di Molière, per la regia di Massimo Castri con Massimo Popolizio dal 12 ottobre al Teatro Argentina. È con questa nuova messa in scena che uno dei nostri più importanti registri, Massimo Castri, si dedica per la prima volta a un Molière, in un percorso di collaborazione con il Teatro di Roma, iniziato sei anni fa, che ha già visto altri importanti spettacoli come Tre sorelle, Porcile, Finale di Partita, Quando si è qualcuno, Questa sera si recita a soggetto. Nel ruolo di protagonista sarà il poliedrico Massimo Popolizio, un’altra presenza di notevole qualità che, così come quella di Castri, segna la continuità di un progetto di lavoro e di ricerca.

 

Ed ancora, lo straordinario incontro di due eccellenze artistiche: il mattatore Giorgio Albertazzi, magistrale artista a cui si affida l’apertura di stagione di India affiancato dal talento di Antonio Latella regista tra i più acclamati del panorama teatrale italiano che ha conquistato anche i palcoscenici internazionali.

 

Lo spettacolo Lear, liberamente ispirato a La tragedia di Re Lear, debutta in prima nazionale assoluta il 28 settembre. Ed infine, la terza coproduzione La resistibile ascesa di Arturo Ui, con la nuova traduzione di Eduardo Sanguineti, protagonista l’eclettico Umberto Orsini e  la regia di Claudio Longhi in scena dal 29 marzo al Teatro Argentina. A dimostrazione che fare Teatro è un dovere civile. Fonte di sapere e patrimonio di conoscenza, il Teatro custodisce memoria e cultura che corrono parallele alle trasformazioni e mutamenti delle società per fondersi in un unico punto di incontro, di confronto, di dialettica con l’attualità del vivere. Pertanto, il Teatro è fatto di presente perchè mette in scena la contemporaneità dell’esistenza. E’ questo il rapporto che il Teatro intesse con la Storia, lasciando traccia indelebile di un passato che apre con successo al nuovo, al domani.  

 

Dopo l’inaugurazione con  Il Misantropo, la stagione prosegue il 9 novembre con Antonio Calenda che firma la regia della tragedia di Sofocle Edipo Re nell’interpretazione di Franco Branciaroli, mentre il 23 novembre il catalano Lluís Pasqual presenta il delicato e commovente testo di Federico García Lorca, Donna Rosita Nubile. Il 17 dicembre è la coreografia di Mauro Bigonzetti e dell’Aterballetto a tradurre e reinterpretare in danza il poema cavalleresco di Ludovico Ariosto nell’InCanto dall’Orlando Furioso. Il 21 e 22 dicembre, Enzo Moscato presenta Toledo Suite, un recital con le musiche di Pasquale Scialò. Ed ancora, sulla scena vizi e manie umane  nell’amara e irresistibile comicità di Molière ne L’Avaro di Luigi De Filippo il 28 dicembre, e ne Il Malato Immaginario diretto da Gabriele Lavia che debutta l’8 febbraio.

Respiro internazionale e attenzione alle produzioni straniere aprono il palcoscenico dell’Argentina a due delle più interessanti personalità dell’area balcanica, entrambe impegnate nella rivisitazione di due commedie shakespeariane: il regista macedone Aleksandar Popovski dal 1° febbraio nella commedia Sogno di una notte di mezza estate, ed il regista e drammaturgo originario di Sarajevo, Egon Savin, dal 5 febbraio in Il Mercante di Venezia.

Dopo La resistibile ascesa di Arturo Ui, completano il cartellone Marco Sciaccaluga in Aspettando Godot con Ugo Pagliai e Eros Pagni dal 18 gennaio; Luca De Fusco nell’opera pirandelliana Vestire gli ignudi dal 1° marzo; ed infine a chiudere la stagione del Teatro Argentina dal 3 maggio sarà in scena le Operette Morali di Giacomo Leopardi, uno spettacolo realizzato da Mario Martone, il regista partenopeo noto per la sua spiccata creatività, audacia e bravura.

 

Forte ed energico è il contributo del Teatro di Roma che, consapevole del suo ruolo di Teatro stabile della Capitale e quindi grande Teatro Nazionale, non vuole essere semplice palcoscenico di rappresentazione, ma consolidarsi anche come centro di cultura e laboratorio di socialità, attraverso la pluralità dei suoi spazi, le sue produzioni ed una grande apertura verso il pubblico.

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