Teatro delle Albe nella vita di Aung San Suu Kyi. Per un’intima etica politica

Ermanna Montanari in Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi (photo: Enrico Fedrigoli)

Ermanna Montanari in Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi (photo: Enrico Fedrigoli)

“È distante la Birmania? Eh? È distante?”. 
Il mio viaggio personale inizia con la prima frase dello spettacolo “Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi”, scritto e diretto da Marco Martinelli, ultima produzione del Teatro delle Albe: la distanza temporale con la Birmania inizia subito ad assottigliarsi. 
Nel 2006 avevo avuto la possibilità di visitare la terra del Premio Nobel per la pace 1991: Aung San Suu Kyi era ancora agli arresti, di lei e del governo nessuno parlava. Per avere qualche notizia bisognava andare a casa deiMoustache Brothers, tre attori comici che condannavano il governo con satira pungente, e per questo perseguitati.

Il brevissimo prologo ha la voce e il corpo di Ermanna Montanari, minuta e composta come la leader che interpreta, elegante come le danze asiatiche alle quali ispira i suoi gesti. E in fondo l’idea è partita proprio così: Martinelli e Montanari erano in volo sopra l’Atlantico, in direzione New York; sfogliando una rivista appare il volto sorridente di Aung San Suu Kyi. Marco si rivolge ad Ermanna: “Non ti assomiglia?”. 
L’estate scorsa volano in Birmania, Paese lontano ma incredibilmente ‘prossimo’, un Estremo Oriente che pone molte domande: cosa significano le parole verità e giustizia? Cos’è la democrazia? E cosa un bene comune? Sono solo parole usurate dai media o possono trovare senso in un quotidiano sacrificio di sé?

Lo spettacolo indaga i due lati, indissolubili, della vita di Suu, quello intimo e quello politico. Ecco quindi irrompere sulla scena tre scimmie soldato che la interrogano: ritmo e maschere presentano subito il tono grottesco che segnerà tutto lo spettacolo. 

Il canone di Pachelbel è il primo brivido: le scimmie diventano coro per raccontare la storia del padre di Suu, contadino diventato presidente e poi assassinato. Una cantilena che è un tripudio di emozioni e svela quel tono brechtiano che ritroveremo anche, e non solo, nelle didascalie proiettate. 

Ermanna/Suu diventa protagonista quando per la prima volta appaiono i nat, gli spiriti malvagi che la importunavano da bambina. Crescere, per lei, significherà anche non aver più paura di quegli spiriti. Intanto iniziano a prendere forma le proiezioni dietro agli attori: cartoline di paesaggi birmani mozzafiato. Che ricordo bene, come anche la bellissima Shwedagon Paya, teatro del primo discorso ufficiale della futura leader. 

Dopo i primi arresti domiciliari e la prima liberazione, si arriva al momento più emozionante dello spettacolo, quando il coro riunito riassume la storia d’amore di Suu col marito inglese, nel momento della morte di lui. Una grande storia d’amore (Suu non rivedrà più il marito in Inghilterra per paura di non poter far rientro in patria) sul quale si concentra tutto (e forse troppo) il film “The Lady” di Luc Besson.

Si arriva al settembre 2007: la dura repressione della protesta dei monaci. Quei monaci con cui avevo chiacchierato anch’io dell’Italia campione ai Mondiali 2006, loro curiosi e tra i pochi a parlare inglese. Ricordo come guardavo alla Birmania con tristezza e apprensione. Quella terra piena di persone semplici, miti, che hanno ancora nella meditazione e nel cammino i loro svaghi. 
Settembre 2008: lo tsunami devasta il Paese; migliaia di vittime stampate nella memoria con la precarietà della vita sull’acqua, sulle palafitte sul lago Inle e non solo.

Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi (photo: Enrico Fedrigoli)

Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi (photo: Enrico Fedrigoli)

Per il nuovo spettacolo delle Albe ad interpretare tutti gli altri personaggi ci sono tre attori: Roberto Magnani si muove con disinvoltura tra la grottesca atrocità del generale Ne Win e l’inettitudine dell’inviato Onu. Massimiliano Rassu è lo snodato generale Saw Maung, che pare quasi muoversi al ritmo del rap birmano. Alice Protto è infine la svampita giornalista di Vanity Fair e la fedele domestica di Suu, mentre Magnani e Rassu interpretano anche i Moustache Brothers, e con lazzi tipici da commedia dell’arte e satira penetrante richiamano alla mente la mia visita ai veri Moustache, nella loro casa-teatro a Mandalay, ai tempi in cui non potevano neppure uscire di casa, come del resto Suu. 
C’è spazio anche per una incursione in scena del tecnico del suono Fagio.

Riconosciamo nel lavoro di Martinelli alcuni canoni tipici del suo teatro: il coro con voci stranianti, le maschere grottesche, le musiche e le videoproiezioni raccontano una storia sempre attuale di una grande donna rivoluzionaria, che ha rinunciato alla sua famiglia per la patria. Ed ecco che si accende la speranza. 
Il teatro epico e politico delle Albe sa raccontare, emozionare. “Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi” è uno spettacolo da amare ma anche un testo da divorare, da poco in libreria pubblicato da Luca Sossella Editore.
Lo spettacolo rimarrà in scena fino all’11 dicembre a Ravenna e poi sarà in tournée a Modena, e tra febbraio e marzo 2015 a Parma, Udine e Milano.

Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi

di Marco Martinelli
ideazione: Marco Martinelli e Ermanna Montanari
con: Ermanna Montanari, Roberto Magnani, Alice Protto, Massimiliano Rassu
incursione scenica: Fagio
musica: Luigi Ceccarelli
spazio scenico e costumi: Ermanna Montanari
assistente ai costumi: Roberto Magnani
luci: Francesco Catacchio, Enrico Isola 
montaggio ed elaborazione video: Alessandro Tedde, Francesco Tedde
realizzazione suono: Edisonstudio Roma
tecnico del suono: Fagio
elementi di scena realizzati dalla squadra tecnica del Teatro delle Albe: Fabio Ceroni, Enrico Isola, Danilo Maniscalco 
realizzazione maschere: Antonio Barbadoro
capi vintage: A.N.G.E.L.O.
sartoria: Laura Graziani Alta Moda
consulenza linguistica: Aung Naing Lin 
direzione tecnica: Enrico Isola
foto di scena: Enrico Fedrigoli
ufficio stampa: Matteo Cavezzali, Rosalba Ruggieri
organizzazione e promozione: Marcella Nonni, Silvia Pagliano, Francesca Venturi 
regia: Marco Martinelli
produzione: Teatro delle Albe – Ravenna Teatro in collaborazione con ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione

durata: 2h + intervallo
applausi del pubblico: 3’ 42’’

Visto a Ravenna, Teatro Rasi, il 26 novembre 2014

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