Il teatro ai tempi del coronavirus

Mascherine da Barcellona (Photo: AFP)
Mascherine da Barcellona (Photo: AFP)

Festival e spettacoli annullati in mezza Italia o forse più, calcolando anche la sospensione delle gite scolastiche almeno fino al 15 marzo e quindi le matinée previste per le scuole saltate.
Inutile fare un elenco, che sarebbe lunghissimo. Si salvano alcune eccezioni, tipo l’esperimento radiofonico proposto dal festival Vie (una XV edizione falcidiata dal coronavirus) che, da stasera a venerdì 28 febbraio – dalle 18.30 alle 19 su Radio Città del Capo – propone la performance radiofonica “Daily Kepler” della compagnia Kepler-452.
O ancora, solo per citare un altro esempio, la visione di “Violanta”, piccolo capolavoro dello stile tardoromantico di Korngold nell’allestimento firmato da Pier Luigi Pizzi e diretto da Pinchas Steinberg con il Coro del Regio di Torino, che OperaVision, piattaforma video europea interamente dedicata all’opera lirica, trasmetterà gratuitamente in streaming e on demand dal 28 febbraio.
Eccolo, il teatro ai tempi del Covid-19.

Perché di fatto, chiusi con ordinanze regionali e ministeriali i luoghi di aggregazione (fra cui, tra quelli culturali, anche biblioteche, musei etc.), lo spettacolo dal vivo è in sofferenza.

C’è quindi crescente preoccupazione nel settore, uno ‘stato dei fatti’ che ieri C.Re.S.Co. Coordinamento delle realtà della scena contemporanea ha fatto presente al Mibact attraverso una lettera in cui si chiede lo “stato di crisi” a causa della “cancellazione ufficiale delle repliche nelle regioni del nord con conseguente annullamento di tournée per compagnie di tutto il territorio nazionale, la ragionevole defezione delle matinée da parte delle scuole anche nelle regioni al momento non ancora direttamente coinvolte, l’annullamento di festival e di attività di laboratorio, la mobilità bloccata per molti artisti con conseguente blocco dell’attività produttiva, tutto questo comporta un ingente danno economico (mancate entrate da sbigliettamento e da tournée) e normativo (giornate lavorative, giornate recitative, oneri)”.


Una richiesta che va di pari passo alla proposta di stanziare “fin da ora adeguate risorse economiche per un corretto svolgimento della progettualità culturale 2020”. E che si unisce alla riflessione in merito ai “provvedimenti normativi per evitare qualsiasi penalizzazione nei confronti dei soggetti finanziati dal FUS ai fini della rendicontazione del contributo pubblico”.

La SAI, Sezione Attori Italiani di SLC CGIL, ricorda inoltre cosa prevede il CCNL riguardo alla sospensione di uno spettacolo per artisti e scritturati: “Qualora il teatro dovesse rimanere chiuso per cause di forza maggiore, l’impresa dovrà corrispondere allo scritturato un compenso giornaliero non inferiore a quello minimo contrattuale per un periodo non superiore a 12 giorni […] Qualora gli spettacoli siano sospesi con provvedimenti della pubblica autorità, l’impresa dovrà corrisponere allo scritturato il compenso minimo previsto dal presente contratto per un periodo massimo di 5 giorni, purché il suddetto provvedimento non sia conseguente a responsabilità tecniche dell’impresa”.

Di sicuro, tra le reazioni di alcune persone, i provvedimenti dall’alto, le fake news e le corse agli approvvigionamenti, di materiale per un futuro spettacolo teatrale sul coronavirus ce n’è in abbondanza.

Vogliamo però chiudere cercando di smorzare lo stato di insicurezza generale, prendendo a prestito il “Decalogo contro la paura” di Franco Arminio, poeta, scrittore e regista che forse qualche lettore avrà ascoltato ieri alla trasmissione Fahrenheit di Radio3 Rai. Perché “c’è il rischio che il panico diventi una forma di intrattenimento”.

1. Le passioni, quelle intime e quelle civili, aumentano le difese immunitarie. Essere entusiasti per qualcuno o per qualcosa ci difende da molte malattie.
2. Leggere un libro piuttosto che andare al centro commerciale.
3. Fare l’amore piuttosto che andare in pizzeria.
4. Camminare in campagna o in paesi quasi vuoti.
5. Capire che noi siamo immersi nell’universo e che non potremmo vivere senza le piante, mentre le piante resterebbero al mondo anche senza di noi. Stare un poco di tempo lontani dai luoghi affollati può essere un’occasione per ritrovare un rapporto con la natura, a partire da quella che è in noi.
6. Viaggiare nei dintorni. Il turismo è una peste molto più grande del coronavirus. È assurdo inquinare il pianeta coi voli aerei solo per il fatto che non sappiamo più stare fermi.
7. Sapere che la vita commerciale non è l’unica vita possibile, esiste anche la vita lirica. La crisi economica è grave, ma assai meno della crisi teologica: perdere un’azienda è meno grave che perdere il senso del sacro.
8. La vita è pericolosa, sarà sempre pericolosa, ognuno di noi può morire per un motivo qualsiasi nei prossimi dieci minuti, non esiste nessuna possibilità di non morire.
9. Lavarsi le mani molto spesso, informarsi ma senza esagerare. Sapere che abbiamo anche una brama di paura e subito si trova qualcuno che ce la vende. La nostra vocazione al consumo ora ci rende consumatori di paura. C’è il rischio che il panico diventi una forma di intrattenimento.
10. Stare zitti ogni tanto, guardare più che parlare. Sapere che la cura prima che dalla medicina viene dalla forma che diamo alla nostra vita. Per sfuggire alla dittatura dell’epoca e ai suoi mali bisogna essere attenti, rapidi e leggeri, esatti e plurali.

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