Cartoline dall’Ungheria. Teatro Nazionale o museo?

Teatro Nazionale, Budapest
Teatro Nazionale, Budapest

Teatro Nazionale, Budapest (photo: Peter Panamint)

Il 20 dicembre 2010, con la maggioranza di due terzi, il Parlamento dell’Ungheria, controllato dal partito di destra Fidesz del primo ministro Viktor Orban, ha approvato una legge sulla stampa che rischia di mettere il paese in serio pericolo la libertà di espressione. Qui i dettagli del disegno di legge, ndt.

BUDAPEST – Quando, tra dicembre e gennaio scorsi, le pressioni da parte dell’Europa a proposito della nuova legge sui media ungheresi si sono fatte rumorose, la bandiera della libertà di stampa e di espressione è stata issata anche da diversi giornali e riviste. Il problema riguarda il direttore del Teatro Nazionale [con sede a Budapest, ndt] Róbert Alföldi, le cui dimissioni sono state chieste con insistenza da alcuni partiti in Parlamento. Alföldi conserva tuttora la propria poltrona, ma che ne è della sua influenza nella direzione? La libertà di fare arte è ancora al sicuro in Ungheria?

Róbert Alföldi è direttore del Teatro Nazionale dal 2008, il suo contratto scadrà nel 2013. Prima è stato a capo di un teatro più piccolo sempre a Budapest, il Bárka, e ha diretto numerosi spettacoli in Ungheria, Slovacchia, Croazia e Stati Uniti; le sue produzioni sono state ospitate da diversi festival internazionali e il pubblico di Pilsen [città ceca nella Boemia occidentale, ndt] avrà modo di veder debuttare il suo “Rigoletto” il 2 aprile al Divadlo J.K. Tyla. Alföldi ha anche occupato una posizione di spicco nella scena teatrale: è uno dei registi più noti al pubblco ungherese, non solo per il suo lavoro ma anche per la sua immagine, grazie a una fine intelligenza e un’ottima predisposizione verso il mezzo televisivo.

Ad ogni modo, nominato a capo del Teatro Nazionale sotto la precedente amministrazione socialista, è stato accolto con grande sdegno da parte dell’ala conservatrice, che temeva un oltraggio all’immagine nazionale, all’orgoglio e al regime morale. La loro opinione era che Alföldi fosse troppo progressista per la guida di un teatro nazionale. Queste voci si sono fatte più numerose e forti quando Jobbik, il partito di estrema destra, è entrato in Parlamento nelle elezioni dell’aprile 2010.
Di tanto in tanto esso reclama le dimissioni di Alföldi, adducendo come motivazione la natura sovversiva, blasfema, immorale, perversa e oscena delle sue produzioni. Così i membri del partito si sono assunti il ruolo che dovrebbe spettare alla critica. Ma esiste un’importante differenza tra un critico e un politico: il primo va a teatro frequentemente, mentre le valutazioni dell’altro si basano su voci di corridoio, dal momento che nessun membro di Jobbik (e questo è stato confermato dal partito stesso in diverse interviste) ha mai varcato la soglia del Teatro Nazionale.
Nonostante questo, le accuse erano incredibilmente concrete: “Al Nazionale non dovrebbero passare spettacoli in cui i nonni stuprano le adolescenti o in cui soldati ungheresi si masturbano sulla bandiera della Grande Ungheria” (così si chiamava il paese con i confini estesi dalle conquiste della Prima Guerra Mondiale, fino al 1920), accuse che hanno lasciato perplessi gli spettatori, incapaci di capire a quali scene o spettacoli il partito si riferisse.

Lo scandalo si è fatto ancora più grande quando è venuto fuori che Alföldi aveva stretto un accordo secondo cui l’Istituto Romeno di Cultura poteva affittare il teatro per la commemorazione della Giornata Nazionale della Romania, che ha una connotazione completamente opposta a quella ungherese. [La festa nazionale romena celebra infatti l’annessione, tra l’altro, della Transilvania, precedentemente appartenente all’Ungheria, ndt].
L’ala conservatrice ha così parlato di tradimento, Alföldi di riconciliazione, ma finendo poi per cancellare l’accordo e porgendo le scuse per aver ferito i sentimenti nazionali.
Nonostante ciò, Jobbik ha organizzato una manifestazione di fronte al Teatro Nazionale definendolo “pervertito”, mentre una contro-manifestazione aveva luogo dall’altra parte dell’edificio.

Le accuse di un partito politico di relativamente ristretta importanza non avrebbero costituito un problema se lo stesso partito al governo, Fidesz-Mpp, si fosse schierato dalla parte di Alföldi. Mentre le dichiarazioni rilasciate restano oscure, al punto che si può provare solo a mettere insieme stralci d’interviste e pettegolezzi. Sappiamo, ad esempio, che è stato proposto al direttore di un noto e rispettabile teatro di provincia di sostituire Alföldi. Proposta accettata. Sappiamo anche che ad Alföldi stesso è stata offerta (ma lui ha rifiutato) la direzione di un altro teatro al posto del Nazionale. E ora tutti sono in attesa. Forse fino alla fine di questa stagione o della prossima, o fino alla scadenza del contratto di Alföldi.

Da un punto di vista legale, Alföldi non ha fatto niente che legittimi le sue dimissioni. In effetti, nei suoi due anni di direzione, per quanto gli abbonamenti non siano aumentati, il numero di spettatori è cresciuto. Oltretutto il 2009 è stato il primo anno chiuso dal Teatro Nazionale in positivo. Alföldi ha anche vinto il premio dell’Associazione Critici Ungheresi per il suo rinnovamento del Teatro Nazionale. Vengono ospitati spettacoli di compagnie ungheresi provenienti dalla Transilvania. Autobus pieni di bambini e adolescenti arrivano dalla provincia ogni weekend per essere spettatori del teatro ungherese e internazionale. Così, su un livello pratico, ogni attività che si richiederebbe a un teatro stabile è portata a termine.

Perché, dunque, questa disapprovazione nei confronti della direzione Alföldi? Le obiezioni sono per la maggiorparte derivanti da radici conservatrici che hanno origine nel diciannovesimo secolo. Stando a queste idee, il regista di uno spettacolo dovrebbe restar fedele alle intenzioni degli autori, specialmente se lo spettacolo in questione fa parte della tradizione ungherese. È dunque la fine del teatro in senso brookiano? Attori in costumi classici, l’evocare idee e problemi che riguardano secoli passati invece del presente?
È anche interessante notare che coloro che criticano Alföldi con moderazione non dimenticano mai di aggiungere che egli può fare ciò che vuole, ed è libero di far circolare le proprie idee progressiste in ogni altro teatro, ma non al Nazionale. Questo significa che la libertà di espressione artistica e la libertà di interpretazione può essere ovunque, eccetto che nella cornice del Nazionale? Allora la domanda diventa: ma la nostra identità nazionale non è affatto cambiata da quando le sue problematiche furono affrontate decenni e secoli fa?

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Andrea Rádai
vive e lavora a Budapest. Scrive per il periodico Színház e il quotidiano online Revizoronline ed è membro del comitato direttivo dell’Associazione Critici Ungheresi.

Traduzione dell’articolo a cura di Sergio Lo Gatto.