Teatro d’oggetti e di figura: dalla teoria alla pratica

Teatro d'oggetti

Teatro d'oggetti“L’oggetto beve con la bocca dell’animatore, vede con i suoi occhi, tocca con le sue mani. Si muove e si commuove per mezzo suo. L’animatore diventa un accessorio dell’oggetto animato. Se l’oggetto vuole nascondersi può farlo nelle tasche dell’animatore, sotto le sue ascelle o tra i suoi capelli. L’animatore all’occorrenza può gioire o soffrire per lui, può avvertirlo di un pericolo imminente e in caso proteggerlo amorosamente. Ma può anche ingannarlo, tradirlo… o ucciderlo, perché è un alter ego ambiguo, un manipolatore al servizio di più oggetti-attori contemporaneamente, oggetti a volte antagonisti, che si distruggono a vicenda per mano sua, un burattinaio della sorte altrui che prende in prestito le emozioni dei suoi personaggi per sfuggire alla solitudine del deus ex machina”.

Con queste parole viene introdotto il volume “Teatro d’oggetti. Appunti, citazioni, esercizi, raccolti da Giulio Molnàr”, pubblicato prima dell’estate da Titivillus e presentato la settimana scorsa a Torino in occasione del 16° festival di teatro di figura Incanti (che proseguirà fino al 4 ottobre).
Giulio Molnàr
(1950) è attore, autore e regista di origine ungherese; vive in Italia, lavora e collabora in giro per l’Europa. E’ inoltre docente alla Scuola d’Arte Drammatica Ernst Busch di Berlino presso la facoltà di Teatro di Figura, e da anni conduce laboratori di ricerca su una particolare scrittura scenica che si avvale come fonte di ispirazione dell’improvvisazione creativa tra attore e oggetto.

“L’animismo di Andersen si radica nel gioco infantile, nella voce delle cose, in un universo parallelo che è sussurro incontaminato che precede l’algida razionalità dell’adulto – spiega Alfonso Cipolla nell’introduzione – È la fisicità dell’oggetto a dettarne in qualche modo il sentimento. Va da sé che ogni oggetto, in quanto manufatto con proprie caratteristiche, possa avere una sua storia e un suo destino. Solo un soffio separa la riflessione di Molnàr dal racconto di Andersen: l’autonomia degli oggetti a fini di una pedagogia teatrale.
In Andersen l’uso fantastico degli oggetti genera una commedia. In Molnàr lo stesso uso genera un’azione teatrale – al tempo stesso giuoco e formazione dell’attore – che vive per se stessa, rendendo lo spettacolo superfluo. Gli esercizi riportati ne sono un segnale. Lo sguardo sugli oggetti induce a recitare, rivelandosi scuola di recitazione che muove dall’esterno per sommuovere l’interno. Il risultato è che l’oggetto mosso dall’uomo non si trasforma in semplice mezzo da usare per raccontare o rappresentare, ma è semmai l’uomo che diventa il ‘burattino’ dell’oggetto nello spazio, amplificandosi fino a diventarne una possibile coscienza aperta alle suggestioni più fascinose. In questo Molnàr è autentico pedagogo che insegna “la presenza degli oggetti nel lavoro teatrale”.

Teatro d’oggetti. Appunti, citazioni, esercizi
di Molnár Giulio
€ 14,00
2009
112 p., ill.
Editore Titivillus

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