Navigando tra i mari del Teatro Pirata, verso le nuove generazioni

Robinson Crusoe. L'avventura
Robinson Crusoe. L'avventura

È salpato per navigare su nuovi mari il Teatro Pirata di Jesi.
Francesco Mattioni, Silvano Fiordelmondo e Diego Pasquinelli, i Pirati, come vengono familiarmente chiamati nell’ambiente del teatro ragazzi, hanno fatto dell’arte del gioco e della meraviglia di scenografie, su cui si muovono burattini, pupazzi e il loro essere attori e mimi, la propria cifra stilistica.

Gli anni passano, ci dicono Mattioni e Fiordelmondo, raggiunti alla Città del Teatro di Cascina, e ormai sono in pensione: sarà possibile solo per un anno assistere ancora agli spettacoli vedendoli in scena, con giovani leve a cui cedere il passo. Primo tra tutti Simone Guerro: regista, attore, musicista, anche ai testi, ormai da qualche anno fa parte dell’armata Pirata; per lo spettacolo che vediamo, “Robinson Crusoe – L’Avventura”, ha fatto le prove pratiche di sintonizzazione sulle frequenze di radio galeone, ideando e scrivendo assieme a Mattioni e Fiordelmondo lo spettacolo, e sotto la loro guida ha realizzato la regia di questa che è la storia d’avventura per antonomasia, di libertà alla ricerca della verità di se stessi, al di là delle barriere che, nell’epoca lontana in cui si svolgono le vicende, erano solo fisiche, il virtuale ben lungi dall’essere all’orizzonte, se non grazie a pura fantasia.

“Ogni uomo, bianco o nero che sia, se lasciato solo diventa un naufrago” si legge dalle note allo spettacolo tratte dal film “Terraferma” di Emanuele Crialese. La frase è sintomatica di un’epoca – la nostra –, in cui la solitudine fa perdere la rotta per raggiungere la propria isola, smarrita la bussola per trovare la direzione dell’accettazione dell’altro da sé: in Crialese si trattava della triste, attualissima tragedia del naufragio umano in fuga da Africa e Medioriente, dolorosamente a picco nel Mare Nostrum Mediterraneo; in mano a Mattioni e Fiordelmondo è punto di partenza per una parabola sulla crescita, verso la maturità dell’accoglienza.

L’occhio attento di Guerro suggerisce dirigendo, e crea le musiche – chitarra in mano – che fanno planare mordibi i viaggi di Crusoe, anche se affonderanno di fronte alla tempesta più meschina. Devono aver deciso per questo di mettere ben in chiaro le cose fin dall’inizio, decidendo di servire in scena loro stessi, senza baracche o (sovra)strutture a nasconderli: sul palco Mattioni e Fiordelmomdo si inseguono chiamandosi per nome, e così presentandosi al pubblico giovane, tra zuffe giocose e ideologiche, parlando della necessità di perdersi per potersi ritrovare sul serio; fino ad imparare a essere uomini liberi, le classi di servo e padrone allontanate per sempre grazie a quella risorsa grande e imbattibile che tutto appiana e avvicina: l’amicizia.

Dopo il naufragio sull’isola deserta, il giovane Robinson Crusoe passa gli anni nella solitudine di quel luogo, e solo grazie alla comparsa di un altro, Venerdì, crescerà diventando veramente adulto, capace anche di lasciar andare per la propria strada, per tornare a casa, colui che è diventato suo amico. Una favola, un’avventura che è stata pensata per la fascia d’età 7-13 anni, ma che cattura anche gli adulti.
La messa in scena utilizza pochissimi oggetti ed elementi: il lavoro d’attore, due pupazzi di legno e una grande scatola magica, anch’essa di legno, che si trasforma in tutto (un veliero, una casa, un’osteria, un’isola deserta). Le scenografie sono affidate all’artista Frediano Brandetti e il risultato è sorprendente. Il tutto per un esito finale che ha permesso all’Atg – Teatro Pirata di vincere il XXXV Festival Nazionale del Teatro per i ragazzi Amici di Emanuele Luzzati “per il coraggio di affrontare un tema di una delicatezza incredibile e di farlo con un’intelligenza impeccabile, per il messaggio etico che lo spettacolo irradia circa il senso della libertà personale, il rispetto dell’alterità e dei diritti umani, il concetto kantiano di agire considerando l’umanità, sia quella propria che quella prossima, sempre come fine e mai come mezzo”.

Arte d’umanità che ritroviamo ancora, amplificata e declinata nelle sue molteplici possibilità, nel Festival Teatro fra le Generazioni (che si è svolto dal 22 al 24 marzo a Castelfiorentino), organizzato da Giallo Mare Minimal Teatro di Empoli. Perché questo teatro ragazzi, ora chiamato delle nuove generazioni, non sta formando lo spettatore, cittadino di domani, ma quello di oggi, per un teatro che sia con le generazioni.
Per questo, al festival hanno convissuto spettacoli e incontri: dalla lezione di Massimiliano Civica all’ennesimo caso di contestazione a scatola chiusa per “Lourdes” di Andrea Cosentino, dal Teatro delle Briciole al gioco delle carte da biblioteca del Teatro delle Apparizioni di Fabrizio Pallara. Fino a dare spazio all’integrazione, ospitando i giovani profughi che ha riunito Zaches Teatro per lo spettacolo “Sandokan”, in un incontro/dibattito propositivo su quella condizione di spaesamento che si vive attualmente, spesso figlia aggressiva di quel naufragio evocato da “Terraferma” di Crialese.

A Castelfiorentino abbiamo ritrovato anche Teatro Pirata, che ha proposto una delle sue più recenti produzioni, “L’Albero di Pepe”, portata in scena dalle nuove generazioni Pirata: sotto la supervisione artistica del capocomico Francesco Mattioni, Simone Guerro lo ha ideato e musicato, dirigendo Michele Battistella e Silvia Paglioni, ancora una volta immersi nelle scenografie di Frediano Brandetti.
Una fiaba – consigliata ad un pubblico dai 3 agli 8 anni – che narra le vicende di Pepe, che per il pepe lo ha nei piedi e non riesce mai a star ferma, e per non mangiare una zuppa di lumache si ribella alla famiglia e fugge via.
Arrivata in un bosco troverà rifugio sopra ad un albero (inevitabile il pensiero a “Il barone rampante” di Italo Calvino), che si rivelerà suo grande amico e punto di riferimento nello scorrere delle stagioni della natura e delle vicende dell’essere umano. Arriverà l’autunno, e l’albero da verde perderà tutte le sue foglie, in una delle scene più suggestive e magiche dello spettacolo: il fratello di Pepe, Francone, metterà il primo ramo ingiallitto, fino a che l’albero rimarrà a nudo, con le musiche di Guerro che corrono in brividi melanconici e sottili. Seguirà l’inverno, e il sonno profondo dell’albero lascerà sola Pepe, che troverà però negli animali del bosco, prima allontanati perché si erano approfittati della sua generosità, un prezioso supporto, fino ad incontrarne l’amicizia. Arriveranno anche la guerra, che poi passerà, e la conclusione del ciclo vitale delle cose, che si trasformano in altro, rimanendo per sempre con noi…

L'albero di Pepe (photo: atgtp.it)

L’albero di Pepe (photo: atgtp.it)

È una narrazione circolare quella de “L’albero di Pepe”, che non vuole cedere all’ingiuria del tempo che scorre e che tutto trasforma e sottrae, ma che invece desidera dare chance alla possibilità che nulla abbia fine.

Pepe e Francone aprono il cerchio narrativo di fronte alla loro casa che, nel corso dei quattro capitoli, si trasformerà in albero, scenario di guerra e di bombardamenti aerei (grazie a un gioco di luci e ombre), per essere di nuovo casa. Con questo unico artificio dai netti cambi dei quadri, e i pupazzi degli animali che si alternano comparendo dai rami, lo spettacolo punta – oltre che sulle atmosfere create dalla musica – sul lavoro d’attore della protagonista, Silvia Paglioni, e del prezioso supporto di Battistella.

Nato da poco, anche se acerbo come l’arte attoriale dei suoi due giovani protagonisti, dimostra una crescita replica dopo replica. Sicuramente la fascinazione del piccolo pubblico l’ha catturata, tanto che a un rumore di troppo un bambino si è girato per richiamare il “Silenzio!”. Del resto, come ammette lo stesso spettacolo, per crescere e migliorare sempre di più “Alla fine, una fine, non c’è!”.

Robinson Crusoe – L’Avventura
Ideazione e scrittura: Simone Guerro, Silvano Fiordelmondo, Francesco Mattioni
Regia: Simone Guerro
Con:  Silvano Fiordelmondo, Francesco Mattioni
Musiche originali: Simone Guerro
Scenografie: Frediano Brandetti
Produzione e distribuzione: Associazione Teatro Giovani Teatro Pirata
Tecnica utilizzata: Teatro d’attore e di figura

Fascia di età: 7 -13 anni
Durata: 60′

Visto a Cascina, Città del Teatro, il 22 marzo 2017

L’Albero di Pepe
Ideazione e Regia: Simone Guerro
Con: Michele Battistella e Silvia Paglioni
Scenografia: Frediano Brandetti
Aiuto regia: Arianna Baldini
Supervisione Artistica: Gianfrancesco Mattioni
Musiche originali: Simone Guerro
Produzione e distribuzione: Associazione Teatro Giovani Teatro Pirata
Tecnica utilizzata: Teatro d’attore e di figura

Fascia di età: 3-8 anni
Durata: 50′

Visto a Castelfiorentino, Teatro del Popolo, il 24 marzo 2017

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