Teatro ragazzi 2018: the best of

Il piccolo clown (photo: Paolo Sandri)
Il piccolo clown (photo: Paolo Sandri)

Quali sono state le eccellenze nel teatro ragazzi 2018? A inizio 2019 tiriamo anche stavolta le somme. Se l’anno precedente avevamo sottolineato l’alto livello di almeno quattro creazioni, quest’anno dobbiamo dire che non abbiamo recepito il medesimo fervore creativo, anche se, in generale, lo spessore del teatro ragazzi italiano è stato nel suo complesso accettabile, e diverse nuove produzioni ci hanno colpito, facendoci ben sperare per il futuro.

Iniziando dai più piccoli, parliamo subito dell’ultima creazione di Valentino Dragano di Kosmocomico Teatro, “Cattivini”, un vero e proprio concerto per grandi e piccini che esalta in modo scanzonato e poetico quel tempo della nostra infanzia in cui avevamo quella fondamentale e vitale pulsione che ci rodeva dentro: la monelleria, il sovvertimento delle regole, la naturale inclinazione a sbagliare per imparare.
“Gioia, rabbia, felicità” si rincorrono a ritmo di musica, trasmettendosi al pubblico di riferimento ma anche a noi adulti, che da tempo, di quelle autentiche emozioni, abbiamo scordato la più profonda essenza.

Due significativi spettacoli hanno come protagonisti altrettanti bambini: “Il piccolo Clown” della Compagnia dei somari e “Domino” di Generazione Eskere, menzione al Premio Scenario Infanzia.
In “Il piccolo Clown” il meraviglioso piccolo interprete, Nicolò Saccardo, accompagna il padre Klaus in una storia semplice e piena di poesia, nella quale, un giorno, quasi per caso, un clown bambino, ma davvero bambino, casca da un treno per rendere felice un contadino, per poi andarsene senza preavviso. Uno spettacolo intriso di tenerezza che, senza parole, tra giochi circensi e sguardi di intesa, parla di amicizia e condivisione.
Anche “Domino” di Generazione Eskere ha per protagonista un bambino, il superlativo Gianmaria Meucci, di 8 anni, che tiene sotto scacco i suoi numerosi famigliari in un gustoso e volutamente caotico paradosso teatrale, mai banale, sul tema della famiglia.


Dopo “La grande foresta” Luigi d’Elia ritorna alla grande con “Zanna bianca” per narrarci, attraverso le parole, intrise di pathos, sapientemente scelte da Francesco Niccolini e immerse nelle atmosfere create dalle musiche di Ezio Bosso, il mondo di Jack London.
Tra epiche gare di forza e combattimenti all’ultimo sangue con alci, si consuma la grande epopea di Zanna Bianca, lupo coraggioso che alla fine, dopo tante avventure a contatto con uomini e animali, sceglierà la sua vera natura di creatura libera, non assoggettata ad alcun vincolo.

Eccoci poi immancabilmente alle fiabe, con almeno tre spettacoli rimarchevoli che si rifanno a questo genere, ancora per fortuna così popolare tra i ragazzi, ma che spesso rischia di reiterare i medesimi meccanismi, senza invenzioni degne di menzione.

Ciò non avviene nel “Pollicino” messo in scena da Teatro del Piccione, coprodotto con il Teatro della Tosse, su regia e drammaturgia della Compagnia Rodisio di Davide Doro e Manuela Capece, che confermano sulla scena il loro riconoscibilissimo e originale stile compositivo e drammaturgico.
Lo spettacolo, sorretto dalla forza attorale di Paolo Piano e Simona Gambaro, si nutre, meritoriamente, sia di una corroborante vis comica paradossale, sia di una potente visionarietà, dove tutte le armi che il teatro possiede vengono espresse in modo immaginifico per narrare una storia esemplare, in cui regna sovrana la paura, arma ancora oggi doverosa per rendere necessarie le fiabe.

Su tutt’altro crinale si esplicita l’originale versione di un altro must fiabesco, Cappuccetto Rosso, operato da Michelangelo Campanale: qui danza e teatro, fra citazioni pittoriche e cinematografiche, si uniscono per concorrere a un risultato di grande spessore, riuscendo a suggerire ed esplicitare molti dei sottotesti che la fiaba propone.

Tratto dalla stessa fiaba, ma che nella sua estrema e feconda diffusione si è radicata in una cultura diversa dalla nostra, è “Thioro un Cappuccetto Rosso senegalese” del Teatro delle Albe, una festa per gli occhi, le orecchie e il cuore. Unendo, come nello stile del gruppo ravennate, la Romagna all’Africa, accompagna il racconto della celebre fiaba con il suono dei tamburi, il variegato utilizzo della voce e del corpo, mescolando i pubblici e trasformando ogni singolo spettatore in personaggio e partecipante.

Due gli spettacoli rimarchevoli tratti dalla stessa fonte “Zuppa di Sasso”, famoso racconto della scrittrice francese Anaïs Vaugelade: “Zuppa di Sasso” di Danilo Conti e Antonella Piroli di Tanti Cosi Progetti e “Giannino e la pietra nella minestra” di Guido Castiglia e Beppe Rizzo di Oltreilponte Teatro.
In “Zuppa di Sasso” prodotto da Accademia Perduta, Danilo Conti, utilizzando la sua voce e corporeità, muovendosi a piacimento con le strabilianti, piccole e grosse maschere e sagome di Massimilano Fabbri, realizza un universo zoomorfo di grande divertimento, creando al contempo uno spettacolo di teatro di figura originale e coinvolgente che narra di una tavolata davvero speciale.
In “Giannino e la pietra nella minestra”, due artisti di diversa generazione e provenienza, il veterano Guido Castiglia, pregevole narratore di Nonsoloteatro, e il più giovane Beppe Rizzo di Oltreilponte, valente musicista burattinaio, esaltano questo connubio, nato quasi per gioco, narrandoci con magistrale bravura e semplicità una bella storia di formazione.

Il tema del rapporto tra diverse generazioni è narrato con garbo e poesia in “Oggi, fuga a 4 mani per nonna e bambino” della Compagnia Arione-DeFalco. I due attori sono Marco, un giovane bravissimo pianista, e Lina, una molto, molto vecchia signora assai compita e piena di stranezze. Sono amici da tempo, e sul palco rivivono la storia del loro primo incontro, quando lui era un bambino di 7 anni e lei una vecchia, molto, molto meno vecchia signora sempre assai compita e sempre piena di stranezze.
Annalisa Arione e Dario De Falco, accompagnati nel viaggio dal congruo tappeto musicale di Enrico Messina, composto da un impasto di musiche al pianoforte che spaziano da composizioni di Gershwin allo stesso Messina, creano il loro spettacolo più maturo e significante. Pochi gesti, spesso disegnati nell’aria, per una narrazione di parole lievi e leggere, sono sufficienti per immergere completamente i bambini in una storia tenera di amicizia che non potrà mai finire.

Tra gli spettacoli più belli della stagione dobbiamo anche annoverare la riproposta di uno storico spettacolo del Teatro Città Murata “Pinocchio Pinocchio, Pezzodilegno”, riproposto in una collaborazione di Anfiteatro, Rassegna Senza Confini (Teatro Pan, Teatro Città Murata, Centro Culturale Chiasso) e Mumble Teatro. Diretto da Pino Di Bello, è un bellissimo e trascinante omaggio a suon di musica al teatro di una volta, alla commedia dell’arte, al cinema di Totò e Peppino.

Ci piace anche segnalare uno spettacolo di forte inclinazione civile: “Razza di Italiani” di Giorgio Scaramuzzino, prima creazione dedicata all’infanzia che vede insieme il Teatro dell’Archivolto e lo Stabile di Genova, creata per ricordare l’80° anniversario della ignominiosa promulgazione delle Leggi Razziali in Italia (1938).
Scavando nella nostra storia, Scaramuzzino, attraverso curiosi e stimolanti escamotage, affronta in modo non didascalico, non di maniera, il tema dell’antisemitismo, rivolgendosi in primis alle nuove generazioni, perché sappiano imparare i dettami portanti della nostra Costituzione, rispettare le convinzioni degli altri e soprattutto comprendere come il Fascismo sia un’idea da rigettare sempre e comunque.

Per i più grandi, insieme a una doverosa citazione per “Straniero due volte” di Renata Coluccini per il Teatro del Buratto sul tema degli immigrati di seconda generazione, ci ha convinto “La testa nel pallone” di Teatro Invito. Dopo “Figurini”, ancora un omaggio al calcio. Luca Radaelli racconta l’epopea dell’oscuro portiere Orlandi, il quale, davanti ad un rigore che deciderà la sua esistenza, ripensa alla propria vita sportiva e umana, in un crescendo di emozioni e avventure. Marco Continanza incarna perfettamente tutte le sfumature del protagonista, mentre Stefano Bresciani dà spessore emozionale a tutti i personaggi che lo hanno incontrato e formato.

Tre citazioni sono ancora d’obbligo: il nuovo spettacolo di ombre di Giocovita “Il più furbo”, divertente e significativo omaggio all’albo illustrato dello scrittore per bambini Mario Ramos; la seconda creazione di Emanuela Dall’Aglio per il Teatro delle Briciole, che, dopo “Cappuccetto Rosso”, ha proposto una versione di “Hansel e Gretel” (sulla stessa fiaba vi rimandiamo anche al recente “Hans e Gret” di Emma Dante): qui una semplice gonna si trasforma nei mondi popolati dai due celebri fratelli e dominati da una Strega in carne ed ossa.
Last but not least, il ritorno di Donatella Diamanti, Antonella Moretti, Fabrizio e Greta Cassanelli e Letizia Pardi nella neonata realtà Insoliti progetti d’arte e teatro, nata dopo l’esperienza di Sipario a Cascina, che ha portato alla produzione di “Lezioni di famiglia”, sostenuta dalla complicità di Catalyst. Lo spettacolo, interessante e divertente spaccato di vita familiare, tema caro al gruppo, si focalizza sulla relazione tra una figlia adolescente e i suoi genitori.

Pronti, aspetta... via! dei friulani Teatro al Quadrato

Pronti, aspetta… via! dei friulani Teatro al Quadrato

Finiamo come ogni volta la nostra disamina con una giovane compagnia che propone, a nostro avviso, il suo spettacolo più maturo. Si tratta di “Pronti, aspetta… via!” dei friulani Teatro al Quadrato con la regia di Giulietta De Bernardi, uno spettacolo simbolicamente parlato in Esperanto, lieve e suggestivo, per nulla intriso di retorica, sul viaggio e sulla possibilità di ogni essere umano di ricostruirsi la vita in terra straniera.
Protagonisti sono due fratelli, Joseph e Selma, che affrontano un viaggio pericoloso nella speranza di un domani migliore. Il viaggio non lo vediamo realmente, lo intuiamo solamente dietro una sottile parete/membrana che ci rimanda a un mondo d’ombre, ma che in filigrana ci racconta di come i due protagonisti cercano, con una caparbia voglia di vivere, di ricostruire il loro mondo in terra straniera dopo il naufragio che ha colpito la loro nave.

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