Teatro Sotterraneo nel giorno del Giudizio

Dies Irae

Dies Irae (photo: teatrosotterraneo.it)

Di Teatro Sotterraneo si è detto e scritto molto, spesso per sottolineare come la compagnia sia testimone – con un occhio attento e puntuale, ironia ed intelligenza – del nostro presente, caratterizzato da contraddizioni e tematiche ossessive. Tuttavia, quando si assiste ad un loro spettacolo si ha spesso l’impressione che qualcosa impedisca di apprezzare appieno il lavoro, sebbene si dimostri strutturato e pieno di idee nuove.

Dal primo lavoro “Post-it”, passando per “Homo ridens” e “La Repubblica dei bambini”, fino a “Dies Irae” – andato in scena il 9 marzo ad Armunia Festival – ritorna sempre una riflessione di fondo: la compagnia indulge troppo nel “provocare” reazioni d’impatto immediato, nell’intento di sorprendere il pubblico, quando invece basterebbe forse meno guadagnando in efficacia e asciuttezza, senza correre il rischio di essere un poco ridondanti.

Questo vale anche per lo spettacolo andato in scena a Castiglioncello: cinque episodi ben strutturati (i primi due studi Klp li aveva visti nel 2009), accompagnati da una colonna sonora costruita attorno ad alcune tra le numerosissime versioni della bellissima canzone Hallelujah di Leonard Cohen, conosciuta dal grande pubblico nella famosa interpretazione di Jeff Buckley.
Ciasun episodio è interpretato in un hic et nunc evidenziato da due display indicanti l’ora esatta e il conto alla rovescia dei sessanta minuti all’interno dei quali si compie l’azione scenica.


Due binari si intrecciano: quello contemporaneo e attualissimo del mondo televisivo e dell’informazione, caratterizzato da una curiosità morbosa e pornografica (nel senso letterale del termine), in una continua esibizione di sangue, cadaveri, gesti efferati, testimonianze di tutti i tipi e fotografie che sottolineano e immortalano ogni momento della nostra esistenza; e quello che invece focalizza il lento e inesorabile cammino verso la distruzione condotto dalla nostra specie e sottolineato dal gioco del “what if”, ovvero cosa sarebbe successo se alcuni avvenimenti non fossero accaduti.

Fa la sua comparsa anche un Hadolf Hitler in carrozzella, con una pistola puntata contro, che aspetta l’esito della sua sorte decisa per alzata di mano dal pubblico. E a Castiglioncello, il dittatore in fasce si salva.

L’ultimo episodio, brevissimo e assai efficace, chiude con quattro vecchi che sembrano spargere sale sul palcoscenico, richiamando nel gesto una Delenda Carthago forse a simbolo di un mondo votato alla distruzione. Perciò non rimane che osservare il display mentre consuma l’ultimo minuto.

Considerata la premessa fatta, “Dies Irae” è comunque un buon lavoro. Emergono creatività, intelligenza e critica pungente sul contemporaneo, morboso, ossessionato dalla testimonianza a tutti i costi.
Si aggiunge a ciò una forte interazione col pubblico che, al termine dello spettacolo, resta come sorpreso, interdetto. Probabilmente perché il lavoro coglie nel segno. Riguarda l’essere umano in prima persona, in tutta la sua folle e agitata corsa verso la distruzione.

Dies Irae – 5 episodi intorno alla fine della specie
creazione collettiva: Teatro Sotterraneo
in scena: Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri
scrittura: Daniele Villa
luci: Roberto Cafaggini
costum:i Lydia Sonderegger
produzione: Teatro Sotterraneo/Fies Factory One
coproduzione: Centrale Fies, AREA06, OperaEstate Festival Veneto
in collaborazione con: Inteatro/Scenari Danza 2.0 AMAT Regione Marche
col sostegno di: TEATRI DEL TEMPO PRESENTE – l’ETI Ente Teatrale Italiano per le Nuove Creatività, Regione Toscana, Comune di Firenze – Assessorato alle Politiche Giovanili
durata: 61′
applausi del pubblico: 1′ 15”

Visto ad Armunia, Castiglioncello (LI), il 9 marzo 2012

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