Teatro Stabile di Torino 2009/2010: che pochi soldi aiutino la contemporaneità?

John Turturro

John Turturro (photo: Alessandro Bosio)

Torinesi dai volti noti, come Beppe Rosso, Valter Malosti e la Curino, ma anche qualche nuovo progetto per portare una boccata di aria fresca. La stagione 09/10 dello Stabile torinese sembrerebbe a tutta prima in stile ‘austerity’ e con fin troppi ‘déja vu’. Eppure, com’è normale che sia, la dirigenza sottolinea la portata degli spettacoli che calcheranno le scene dei teatri torinesi a partire dall’autunno, nonostante i pesanti tagli con cui tutti hanno dovuto fare i conti. E senza disdegnare la polemica, con cui si apre la presentazione alla stampa della prossima stagione.
“In Giappone si insegna che non è buona educazione dimostrare di avere ragione in una conversazione”. Con questa massima, infatti, Mario Martone ha aperto la presentazione della stagione ai giornalisti.

La frase pronunciata dal Direttore dello Stabile punta dritto ad un articolo comparso sul quotidiano La Stampa qualche tempo fa e firmato Osvaldo Guerrieri: secondo il giornalista e critico teatrale, Martone avrebbe dichiarato deludente “Lo zio Vanja” di Gabriele Vacis e poco gradito al pubblico “La Menzogna” di Pippo Delbono. Martone, risentito della travisata interpretazione delle proprie parole, ha così aperto la conferenza stampa sottolineando la portata dei due allestimenti, che torneranno anche in questa stagione. “La Menzogna tratta della Thyssenkrupp; è un tema difficile, duro, ma Delbono ne ha parlato con forza. Se questo spettacolo ha deluso, diciamo che mi piacerebbe continuare a deludere così. Per quanto riguarda Vacis, con lo ‘Zio Vanja’ ancora una volta ha dimostrato la sua grande capacità di regista. Siamo amici da sempre, tra noi c’è assoluta collaborazione. Mi dispiace che l’articolo di Guerrieri sia uno specchio deformato della realtà”.

A discapito dei contrasti, Martone si è detto del tutto soddisfatto dei risultati ottenuti durante la stagione 08/09, nonostante i pesanti tagli. E dalla sua ha elencato qualche cifra: più di 15.000 abbonamenti, 17.700 spettatori per il ciclo dedicato alla drammaturgia contemporanea italiana, un tasso del 91% di riempimento della sala del Carignano.

E per quanto riguarda la prossima stagione, il Direttore dello Stabile ha anticipato con entusiasmo quello che potremmo definire l’aspetto più innovativo dell’intera stagione: una nuova rassegna dedicata al teatro contemporaneo. Prospettiva 09, grazie alla sinergia con altre manifestazioni come Torinodanza, Festival delle Colline e Artissima, vedrà protagonisti dal 18 ottobre all’8 novembre grandi artisti internazionali oltre a nuovi gruppi italiani e torinesi: “Spero che Prospettiva 09 vada a costituire un vero e proprio festival d’autunno, come quelli che si svolgono in alcune grandi città europee, a cominciare da Parigi. Il programma è curato insieme a Fabrizio Arcuri, che aveva già elaborato il progetto Vittoria, e si svolgerà nei quattro teatri dello Stabile: Carignano, Gobetti, Fonderie Limone e Cavallerizza”. Quattro anziché i sette utilizzati lo scorso anno: i tagli di budget hanno così lasciato fuori spazi più ‘costosi’ come il Teatro Nuovo.

Nel 2009/10 lo Stabile proporrà sette nuove produzioni, di cui cinque debutteranno a Torino in prima nazionale, per un totale di 306 recite complessive, di cui 81 a Torino e 225 in tournée. E a questo proposito le ragioni della soddisfazione di Martone per la stagione passata, la sua prima nel capoluogo piemontese, vanno anche alle tournée che affronteranno le produzioni torinesi, come quella di Delbono, ospite in Francia, Germania, Belgio, Spagna, Polonia e Malta.

Gli “habitués” che torneranno anche quest’anno saranno Beppe Rosso (che con “Flags” chiuderà la trilogia sui testi di Jane Martin), Valter Malosti (stavolta alle prese con “La scuola delle mogli” di Molière) e Laura Curino (con il ritratto di Enrico Mattei “Il signore del cane nero”); mentre Davide Livermore proporrà un lavoro centrato sulla figura di Gipo Farassino, “Alcione 51”: “Mi piace quest’idea di continuità – ha sottolineato Martone – Sono contento che questi artisti possano sentire lo Stabile di Torino come una loro casa”.

Un progetto su cui c’è attesa è la messa in scena del “Manfred” di Byron-Schumann per la regia di Andrea de Rosa, raffinato esempio di incontro tra musica e parole.
“Aprono e chiudono la stagione due registi a me cari – prosegue Martone – Andrea Renzi affronta un classico di Harold Pinter come “Tradimenti” insieme a Nicoletta Braschi, e la coppia Ianniello-Laudadio e Andrea De Rosa propone la prima messa in scena integrale in Italia del “Manfred” di Byron-Schumann. Carmelo Bene aveva affrontato il “Manfred” trasfigurandolo in un melologo, De Rosa lo metterà in scena integralmente con protagonista Frédérique Loliée; in questo caso la nuova preziosa collaborazione che mette in campo lo Stabile è con il Teatro Regio, che coproduce lo spettacolo con la sua orchestra e coro guidati da Gianandrea Noseda”.
Altra produzione molto attesa, definita da Evelina Christillin, presidente della Fondazione Tst, “il nostro caso Chrysler” è “Italian Folktales” per la regia di John Turturro. Uno spettacolo liberamente ispirato alle “Fiabe italiane” di Italo Calvino che verrà ospitato anche dal Teatro Mercadante di Napoli e dal Piccolo Teatro di Milano, e che pare destinato alle scene di New York.

A chiudere la mattinata di anticipazioni Gabriele Vacis, che andando al di là delle polemiche sul suo “Zio Vanja” ha sottolineato, per una città come Torino, la necessità di uscire dalla contrapposizione fra industria e cultura: “A Torino queste due anime non sono contrapposte. Bisogna andare oltre la loro tradizionale separazione”.

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