L’abbiamo fatto ovunque, possiamo farlo ancora. La Tosse guarda al futuro

Emanuele Conte (a sx) e Amedeo Romeo (a dx)
Emanuele Conte (a sx) e Amedeo Romeo (a dx)

Oggi per Genova sarà una giornata fondamentale. Si vedrà infatti la posa in opera dell’ultima campata del nuovo ponte che tornerà finalmente ad unire la città dopo il crollo del ponte Morandi.

Ed è proprio da Genova, oggi, che vogliamo proseguire i nostri colloqui sul tempo difficile che stiamo vivendo attraverso un altro e diverso punto di vista, quello di Amedeo Romeo, regista, scrittore, organizzatore teatrale e formatore manageriale, nonché direttore del Teatro della Tosse, che ci parlerà soprattutto delle strategie e delle possibilità che il teatro potrà e dovrà mettere in atto per superare la terribile situazione organizzativa ed economica in cui è piombato.

Il Teatro della Tosse, diventato Fondazione Luzzati, si sta muovendo in un contesto colpito non solo dall’emergenza sanitaria, ma vive in una città ferita dal crollo del ponte Morandi e scossa dalla morte del suo fondatore, Tonino Conte.

Amedeo, quali sono i sentimenti, penso contrastanti, che vi pervadono? Quali le strategie che state mettendo in atto per superare un momento così difficile?
Partiamo dalla morte di Tonino, non solo il fondatore del nostro teatro ma, soprattutto, una persona e un artista unico, che ha influenzato il punto di vista sul fare teatro di tutti quelli che hanno lavorato con lui, e che ci ha lasciato un’eredità molto più profonda di quanto si possa immaginare. Qualche giorno fa, riascoltando durante uno speciale a lui dedicato su Radio 3 una sua intervista, ho realizzato ancora una volta quanto la visione che ha generato la nascita della Tosse sia ancora valida e continui a guidare tutti noi nelle nostre scelte. Mi riferisco a un teatro fatto per il pubblico, senza per questo voler assecondare i gusti del pubblico. Il teatro di Tonino era così ostinatamente diverso da tutto quello che si vedeva in giro, da apparire addirittura ingenuo allo spettatore superficiale. Ingenuo perché profondamente popolare, come potrebbero esser il teatro dei burattini o le bande dei paesi.
Ho lavorato per sei anni come assistente di Tonino e questa collaborazione ha influenzato in modo fondamentale le mie scelte da quando, nel 2015, ho ricevuto l’incarico di dirigere la Tosse.
Eravamo ad Apricale il 14 agosto del 2018, quando è crollato il ponte Morandi, e quella sera abbiamo preso la decisione difficilissima di fare spettacolo per i tantissimi spettatori che avevano affrontato un viaggio lungo e scomodo per venire a vederci. Inutile dire che Genova è cambiata quel giorno, e non solo dal punto di vista pratico, ma soprattutto per l’impatto psicologico che questa tragedia ha avuto per tutti i genovesi. Nei mesi immediatamente successivi la Tosse si è trovata a fronteggiare una nuova sfida: ha accettato l’invito del Comune di Genova a prendere in gestione il Teatro del Ponente, ex Teatro Cargo, a Voltri, nell’estremo ponente genovese. Voltri è una di quelle zone della città che è stata tagliata fuori dal crollo del ponte, dove il bisogno di cultura è ulteriormente cresciuto a causa delle difficoltà di spostamento verso il centro, dove si trovano la gran parte dei teatri, dei cinema e dei musei genovesi.
Abbiamo affrontato la sfida avendo molto chiaro l’insegnamento di Tonino Conte e di Emanuele Luzzati, che Emanuele Conte, regista e presidente della nostra fondazione, ha riassunto bene nella conferenza stampa di apertura della nuova sala con la definizione: “il Teatro della Tosse, abitatore di luoghi”. Questa attitudine del nostro teatro come abitatore di luoghi lega Apricale e l’esperienza a Ponente dopo il crollo del ponte alla nostra visione del futuro. La Tosse ha fatto spettacolo ovunque, Conte e Luzzati hanno reinventato in un modo unico il teatro fuori dal teatro, che ci ha portato ad abitare borghi medievali, forti, cantieri dismessi, navi, chiostri, chiese sconsacrate e moltissimi altri posti.
Qualche giorno fa, riflettendo su quello che potrebbe essere uno slogan quando arriverà l’agognato momento della riapertura, mi è venuta in mente questa frase: l’abbiamo fatto ovunque, possiamo farlo ancora. Quando la prima volta, nel 1990, la Tosse ha fatto spettacolo ad Apricale, portando più di trenta tra artisti e tecnici in un paese di 500 abitanti nell’entroterra di Ventimiglia, sembrava un’idea folle. Ad oggi quasi 200.000 persone hanno assistito agli spettacoli che per trent’anni abbiamo presentato ogni agosto in quel luogo unico.
È da qui che partiremo per affrontare il futuro, il teatro dovrà essere fatto in modo diverso, gli spazi andranno ripensati, gli spettatori non potranno più restare seduti nelle poltrone allo stesso modo di come lo si è fatto per secoli, ma se c’è qualcuno che può interpretare questo cambiamento, quello è il Teatro della Tosse, forte dell’insegnamento, o meglio dell’esempio, di Emanuele Luzzati e Tonino Conte, e forte anche del profondo rinnovamento avvenuto negli ultimi tredici anni, quando si è avuto un importante ricambio generazionale che, con le direzioni di Emanuele Conte, Massimiliano Civica, Fabrizio Arcuri e mia, ha saputo, credo, reinterpretare la lezione ricevuta, rendendola attuale e sempre legata al presente.

Amedeo Romeo

Amedeo Romeo

Quali potrebbero essere, al di là di nuovi finanziamenti, le richieste più urgenti che potreste e vorreste fare, non solo agli enti proposti alla tutela del teatro in tutti i suoi aspetti?
Ci sono a mio parere quattro ordini di interventi, al di là dei nuovi finanziamenti, indispensabili e urgentissimi.
– Il primo riguarda i lavoratori dello spettacolo. Nel nostro settore lavorano persone con fattispecie contrattuali molto varie e con scarsissimi strumenti di tutela. Gli interventi emergenziali possono garantire la sopravvivenza dei lavoratori, il principale patrimonio dello spettacolo dal vivo, solo per qualche mese. Ma se la situazione dovesse protrarsi cosa succederà? È indispensabile la creazione di un fondo di solidarietà che garantisca un reddito dignitoso ad artisti e tecnici, anche e soprattutto a quelli che lavorano per piccole compagnie non sovvenzionate. Se gli artisti non potranno continuare a studiare, formarsi e prepararsi in vista dell’apertura, senza disperdere le proprie energie nella ricerca di mezzi di sussistenza, il teatro non esisterà più, perché il teatro lo fanno gli autori, i registi, gli attori e i tecnici.
– A livello ministeriale, è indispensabile un congelamento dei parametri per l’accesso ai contributi FUS e lo slittamento al 2022 del nuovo triennio. Per il 2021-2023 i teatri sovvenzionati dovrebbero presentare a gennaio 2021 un nuovo programma triennale: non è possibile immaginare di progettare il futuro con i criteri, già incerti, stabiliti in un passato nel quale vigevano condizioni completamente superate dai fatti. Occorre che il 2021 diventi un anno di studio che, auspicabilmente, possa portare a una nuova legge sullo spettacolo dal vivo.

I prossimi due punti sono più tecnici. Condivido qui un elenco di provvedimenti pratici che abbiamo rivolto ai nostri enti locali, perché possano farsi portavoce delle nostre istanze presso le sedi istituzionali. I primi sono di natura fiscale, e servono a sostenere i teatri nell’emergenza, soprattutto garantendo liquidità in assenza di incassi; i secondi sono provvedimenti di rilancio della domanda.
– Agevolazioni per i teatri:
Identificazione di costi che, se fino alla ripresa dell’attività diventassero detraibili al 100% sotto forma di credito d’imposta utilizzabile in compensazione anche verticale nel modello F24, garantirebbero ai teatri le risorse necessarie a sopravvivere fino al momento della ripresa.
Esempi:
1. Canoni di locazione degli immobili;
2. Interessi su scoperto di conti e finanziamenti accesi ad hoc per far fronte alla situazione (nei 400 miliardi stanziati a garanzia a favore delle pmi non sappiamo se e in quale misura è stata contemplata l’industria culturale)
3. Utenze (energia elettrica, spese telefoniche, riscaldamento e acqua)
4. Premi assicurazioni obbligatorie per legge
5. Investimenti tecnologici per rendere fruibili al meglio, da casa, gli spettacoli teatrali e musicali
6. Investimenti tecnologici per smart working e per formazione del personale sul tema
7. Investimenti in professioni inusuali per il comparto o normalmente sottoutilizzate (i.e. montatori, videomaker ecc) di cui necessitano le strutture per mantenere la propria presenza sul web, che diventa canale unico di fruizione dei contenuti (siti, social network ecc)

– Agevolazioni per i consumatori:
Tali misure dovrebbero essere messe in atto quantomeno fino al 2021, per sostenere la ripresa di un comparto danneggiato non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista dell’immagine, essendo stato oggetto dei primissimi provvedimenti restrittivi:
1. Detrazione al 100% dell’acquisto di abbonamenti e biglietti sotto forma di credito d’imposta utilizzabile in compensazione nel modello F24
2. Bonus cultura (modello APP 18) per le scuole di ogni ordine e grado, gestite dalla scuola per andare a teatro e ai musei
3. Inserimento nel welfare aziendale degli enti locali e della pubblica amministrazione di abbonamenti e biglietti per spettacoli

Prova a immaginare la prossima stagione del Teatro della Tosse: la penseresti in modo diverso? Come stimolare il pubblico a tornare a teatro?
La prossima stagione sarà necessariamente diversa, anche se oggi è difficile immaginarla, visto che non sappiamo quali saranno le regole imposte dall’emergenza sanitaria. Non solo non sappiamo quando, ma soprattutto non sappiamo come torneremo a teatro.
Prima di immaginare come sarà, ci tengo a precisare come non sarà: non sarà online. Non può essere online, perché il teatro è fatto dalle persone per le persone e deve essere fatto in presenza, altrimenti non è teatro. Qualche mese fa questa precisazione sarebbe stata pleonastica, oggi non lo è più, perché nell’emergenza tutti noi abbiamo scelto, in buona fede, per tenere in piedi la comunità degli spettatori che rischia di sgretolarsi, di essere presenti sul web, con produzioni di contenuti ad hoc, streaming e persino lezioni di teatro a distanza. Lo abbiamo fatto anche noi, ma non continueremo a farlo, perché il teatro è la relazione tra palco e platea, non è una semplice narrazione, non è né quello che si dice, né quello che si mostra, è ciò che accade.
Allora immagino una stagione che probabilmente starà più a lungo possibile fuori dal teatro, prolungando l’estate per tutto il tempo che il clima ce lo consentirà; una stagione nella quale ripenseremo le nostre sale e proporremo spettacoli adatti agli spazi rivoluzionati; una stagione, soprattutto quella per i ragazzi, che forse potrà fare ricorso alla tecnologia, ma per incrementare l’interazione e non per alzare barriere protettive.
La nostra strategia per riavvicinare il pubblico sarà quella che abbiamo spesso attuato: se il pubblico non viene a teatro, noi portiamo il teatro al pubblico, ovunque.

I rapporti con gli altri centri e compagnie genovesi cambieranno? Sarebbero possibili nuove e diverse sinergie?
A questa domanda non posso che rispondere con un sì perentorio. Il teatro va ripensato insieme.

Immagina una nuova creazione della Tosse in un luogo della città. Su quale zona e testo ti indirizzeresti?
Per il testo lascio la risposta ai nostri artisti, come ci ha insegnato Tonino, qualunque testo può essere messo in scena ovunque. Per il luogo, mi ripeto, possiamo farlo ovunque e lo faremo.
Nel frattempo stiamo continuando a lavorare, a far lavorare le persone, stiamo portando avanti progetti e accogliendo proposte, stiamo continuando a fare teatro. Con la programmazione ripartiremo infatti tra pochissimo, con il primo spettacolo dal vivo nei tempi del coronavirus.
Dal prossimo 7 maggio per un mese, fino al 7 giugno, ospiteremo infatti un lavoro di Renato Cuocolo e Roberta Bosetti, con cui abbiamo già lavorato diverse volte in passato. Si tratta di “Theatre on a line”, una produzione IRAA Theatre (Melbourne) e Teatro di Dioniso (Torino). Una ricerca partita in Australia nel 2000, uno spettacolo interattivo per uno spettatore per volta, in tre lingue, fruibile da ogni parte del mondo.

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