Teatrodilina e l’amore asfissiante dei Lagonia

Le vacanze di Teatrodilina (photo: Loris T. Zambelli)
Le vacanze di Teatrodilina (photo: Loris T. Zambelli)

Sembra un tranquillo pomeriggio di mare quello messo in scena dai romani di Teatrodilina in “Le vacanze dei signori Lagonia”, scritto da Francesco Colella e Francesco Lagi, con lo stesso Colella e Mariano Pirrello in scena per la regia di Lagi.

Un pavimento argentato diventa sabbia sotto luci color sole, mare sotto luci celesti. Sulla sabbia, dei sassi. Dietro i sassi, la prua di una barca arenata. Un ombrellone campeggia al centro della scena. Poi una tanica di plastica, la borsa per il mare, e pinne, canna da sub, occhiali.
Vicino alla riva due uomini: uno interpreta un lui baffuto e taciturno intento a forgiare un castello di sabbia; l’altro incarna una lei giunonica, istrionesca e logorroica, seduta sotto l’ombrellone. Bastano un bravo attore, un abito da donna e una molletta per capelli per trasformare un lui in una lei, rendendo la cosa spassosamente credibile.

Lo spettacolo, per il secondo anno di fila al PimOff di Milano, è uno squarcio voyeuristico sulla routine di una coppia insieme da quarant’anni: normalmente solida, normalmente scoppiata.
Sfilano diapositive di sguardi e ricordi. È una drammaturgia di gesti d’accudimento. Nella controluce di piccole vanità e ricatti, traspare una filigrana di lacerazioni: la disabilità di lei, la fatica di lui, una figlia morta, il presente misero, senza lavoro e sotto sfratto.


Spiamo una coppia, Marisa e Ferdinando: il loro è un rapporto simbiotico. Non potrebbero fare a meno l’uno all’altra, nonostante le recriminazioni e le ingiurie degli anni. È un’altalena di dispetti e riconciliazioni, di gesti d’impotenza e slanci più o meno velleitari.
Qualche occhiataccia indispettita è la pigra risposta di Ferdinando ai pianti, alle maledizioni e ai capricci della moglie. Risa amare, sguardi affilati, non poche smorfie contrassegnano questo cortocircuito relazionale, che rende il cerchio di ipocondrie e nevrosi che s’instaura spesso nelle coppie anziane, tanto più quando sopraggiunge l’infermità.
Lei straparla con buffo, incontinente impasto linguistico calabrese. Lui risponde con rari monosillabi, cenni del capo e una canzone di Gianni Morandi. Quest’amore è una camera a gas: gelosia e dispotismo, dono e complicità.

La regia coniuga teatro d’attore, cabaret e avanspettacolo. Li fonde con suono e musica. Dosa verbosità e silenzi. Gli attori, protagonisti di una prova maiuscola, regalano sorrisi e realismo. Ogni attesa si riempie di significati. Prevale la comicità, ad arginare lo psicodramma.
Paradossalmente, i tratti demenziali non banalizzano ma irrobustiscono le sequenze dolorose. Domina una leggerezza di nuvole e gabbiani, citati nella pièce tra il serio e il faceto.
La drammaturgia, pur con qualche sequenza prevedibile, cattura l’empatia dello spettatore, ne intercetta frammenti di vita vissuta, dosa emozioni e ilarità con atmosfere vintage e la sua ingenuità naif.

LE VACANZE DEI SIGNORI LAGONIA (una foto di famiglia per due attori, un ombrellone e un mare immaginato)
scritto da Francesco Colella e Francesco Lagi
con Francesco Colella e Mariano Pirrello
regia Francesco Lagi
luci Martin Emanuel Palma
scene Salvo Ingala
disegno del suono Giuseppe D’Amato
organizzazione Regina Piperno, Gianni Parrella
produzione Teatrodilina, Progetto Goldstein
Selezione InBox 2015

durata: 1h
applausi del pubblico: 3’

Visto a Milano, PimOff, il 16 dicembre 2016

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