Dalla compagnia Kairos tempeste shakespeariane a basso impatto ambientale

Tempeste - Kairos
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Tempeste – Kairos

L’arte della trasformazione, del dare a seconda vita, è di per sé una meravigliosa magia e spesso arriva da un semplice gesto: si chiama riciclo.
Tutto si butta solo se si è a corto di fantasia. Mentre se ciò che è obsoleto o noiosamente quotidiano incontra una giocosa creatività, potrà trovare a sua volta un’altra possibilità, diventando magari un simpatico e suggestivo elemento teatrale. Niente si presta al riutilizzo e alla trasformazione più del teatro. E non a caso la compagnia Kairos di Venezia fa del riciclo e del risparmio energetico una ragione artistica (“per un teatro ad alto impatto emotivo, a basso impatto ambientale”), oltre che etica, utilizzando delle sorgenti luminose a basso consumo e oggetti d’uso quotidiano per dare un tocco di magia ad una nuova versione de “La tempesta” di Shakespeare.

Ecco allora che basterà camuffare o assemblare un origami di carta, bastoni di legno, led luminosi o scampoli di tessuto per ricreare l’infrangersi delle onde, la fatica dei remi, il nauseante rollio della barca, i sibillini rumori dell’isola o uno di quei cieli stellati che si possono ammirare solo in mezzo al mare.

L’effetto fiabesco ottenuto dalla trasformazione a vista degli oggetti e dei personaggi, che cambiano identità sotto gli occhi del pubblico, va a caratterizzare quell’elemento magico che controlla tutti gli avvenimenti dell’opera shakespeariana, ed oltre ad essere sicuramente un punto di forza dello spettacolo, lo rende  particolarmente gradito anche ad un pubblico di bambini.


Questa magica semplicità viene però a tratti oscurata e in un certo senso svilita dalla presenza in scena di troppi linguaggi (parola, movimento, musica, canto, suono, piccola acrobatica, gag comiche, parodie), che sovraccaricano e soffocano lo spazio, andando a vanificare la grande forza e attualità dei temi cari al testo: il tradimento, l’espiazione e il perdono. Sembra esserci un po’ troppo di tutto. Lo stesso epilogo finale eccede nel pathos e rischia la retorica.

Un plauso comunque agli attori, in particolare al versatile Stefano Rota e a Vanni Carpenedo che per un attimo, nel breve e intenso monologo di Gonzalo, ha condiviso col pubblico un po’ di “Kirghisia”.

“La terra, senza pena e sudore, darebbe ogni suo frutto in comune. Non tradimenti, né ribellioni, spade, picche, pugnali, non cannoni o altre macchine da guerra. Dovrebbe la natura, con ricchezza spontanea, dare tutto in abbondanza per nutrire il mio popolo innocente”.

Tempeste
da La tempesta di W. Shakespeare
regia: Alberta Toninato
con: Stefano Rota, Sara Paolini, Vanni Carpenedo, Betty Andriolo
coreografia: Silvia Salvagno
luci: Alessandro Scarpa
costumi: Federica Bugin
durata: 1h 10′
applausi del pubblico: 2′ 20”

Visto a Venezia, Teatro Fondamenta Nuove, il 16 dicembre 2010

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