Terreni Creativi 2015: tecniche di sopravvivenza nel deserto

Collettivo Cinetico nelle serre di Terreni Creativi
Collettivo Cinetico nelle serre di Terreni Creativi

Collettivo Cinetico nelle serre di Terreni Creativi

“Ho visto cose che voi umani…”: oltre ad essere stato il titolo della sesta edizione della rassegna teatrale ligure Terreni Creativi 2015, è stata anche un po’ la sensazione portata a casa a festival finito.
Un evento che è cresciuto e si è affermato travalicando i confini locali per abbracciare quelli nazionali.
La sfida era portare in un piccolo centro della Liguria, ad Albenga, una serie di momenti di spettacolo e performance in un contenitore che coniugasse valorizzazione e promozione del territorio con un’offerta di attenta contemporaneità teatrale.

Fra tutte le “cose che voi umani”, quella che in questa edizione ci ha stupito di più – come anticipato da Mario Bianchi parlando dei festival estivi – è stata la notevole affluenza di un pubblico variegato e costante per i tre giorni del programma.

La direzione artistica di Maurizio Sguotti (intervistato proprio da Mario Bianchi nel video che vi proponiamo oggi) è stata quindi premiata, dando sollievo agli sforzi organizzativi che hanno reso vivo il festival nonostante la mancanza di risorse sempre più importante e invalidante, soprattutto per il futuro. Un “deserto desolante” che porta Terreni Creativi in una cornice lunare contrastante, dove le conferme di pubblico si scontrano con la scarsità di finanziamenti.


Tutto questo trova sintesi nel titolo e nel dispiegarsi del programma, secondo la classica ricetta di Kronoteatro: teatro, musica, degustazioni di prodotti e conversazioni.
Tre aziende agricole di Albenga, una per ogni giornata di festival, hanno accettato la sfida di ospitare gli spettacoli, regalando un contesto davvero speciale alle serate.
Il via è stato dato da Fibre Parallele sull’affollata terrazza de L’Ortofrutticola, dove Licia Lanera, premio Ubu e Duse 2014, ha presentato “Due”, storia di una donna che uccide l’amato a causa dell’amore finito e dell’outing di lui. Il tutto avviene in un contesto asettico di bianco dominante assoluto, dove la purezza straniante iniziale viene sporcata dal rosso del sangue che goccia da sacchi incombenti sulla scena e dal degenerare della protagonista in monologo.
Ancor più suggestivo il contesto della replica del giorno successivo, presso la cella frigo di Biologica BioVio.

Survivre” è stato invece il progetto che ha accompagnato tutte le serate presentando tre momenti di un lavoro di ricerca residenziale intorno alla sopravvivenza che i faentini Menoventi hanno affrontato insieme ai francesi di Pardès Rimonim con l’obiettivo di creare un catalogo di episodi, ognuno dei quali focalizzato su un aspetto del mondo dell’arte: la paternità dell’opera, l’autenticità, la creatività, la proprietà intellettuale, la firma.
Da qui una serie di brevi performance, alcune delle quali presentate per la prima volta al pubblico, che affrontano la sopravvivenza in tutte le declinazioni possibili, “a sé stessi, alla natura, agli altri”, utilizzando poetiche e tecniche di altri, oggetto poi di brevi momenti di discussione condotta da Oliviero Ponte di Pino.

Collettivo Cinetico, Premio Rete Critica 2014, ha presentato un Amleto insolito ponendo in sfida, per il ruolo del protagonista, quattro candidati all’oscuro di quello che sarebbe accaduto in scena, attraverso una serie di prove tragicomiche intorno all’opera shakespeariana con la sola guida di una voce fuoricampo e di alcune guardie mute.
Il tutto ha preso vita nel cuore dell’Ortofrutticola, con palco e platea circondati da carrelli impilati e cassette di legno.

Terreni Creativi 2015

Terreni Creativi 2015

La serra di BioVio ha poi ospitato anche il duo riminese di Quotidiana.com con “L’Anarchico non è fotogenico”, un’indagine riflessiva tra comicità e dramma sull’insano dell’essere umano, con l’utopia dichiarata di superare il culto dell’immagine collettiva standardizzata, per esaltare invece la specialità del diverso e del non gradevole come reale possibilità di travalicare una visione univoca rispetto ai valori importanti dell’uomo.
La parola, sussurrata, diventa essenziale e amplifica lo sgomento di un’esistenza precaria in un “Aspettando Godot” contemporaneo.

E dalle parole di Quotidiana.com vi lasciamo ora a quelle raccolte in video ad Albenga, per un ulteriore assaggio del festival.

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