Seminare dubbi, a caccia di Terreni Creativi. Dialogo con Maurizio Sguotti

Maurizio Sguotti pranza insieme al team di Terreni Creativi
Maurizio Sguotti pranza insieme al team di Terreni Creativi

I “Terreni creativi” organizzati da Kronoteatro in estate ad Albenga (Savona, Liguria) si sono ormai conclusi da tempo, dopo aver risposto egregiamente allo slogan di quest’anno, quel “Seminare dubbi” che, oltre che abbracciare i luoghi sorprendenti che li hanno accolti – le serre/aziende che ormai per tradizione si sono trasformate nell’altrove teatrale e conviviale che li ha animati per tre intense giornate di kermesse – hanno catalizzato un dato che non ci si deve stancare di sottolineare: la presenza di pubblico vero, spettatori “spettatori”, non solo addetti ai lavori, che spesso riempiono festival e spettacoli ridando un sapore di “cosa nostra” ghettizzante. Qui invece si sono visti picchi costanti di 250 presenze a replica, onorando gli artisti di qualità che hanno risposto all’appello di Kronoteatro.

Presenti in questa edizione la Compagnia Dego/Mor con “Indoor”; Fanny & Alexander con il sorprendente ed esaltante “To be or not to be Roger Bernat”, incarnato dal sempre eccellente Marco Cavalcoli; Marta Cuscunà con “Sorry boys”, denuncia efficace e dalle teste dolenti e parlanti da lei magistralmente animate; Interno 5 / Davide Iodice in “Mangiare e bere letame e morte”, con la brava e generosa Alessandra Fabbri, sulla “Bestia di scena”, tanto per citare un altro, blasonato, spettacolo sul tema, quello di Emma Dante; i Maniaci d’Amore con “Il desiderio segreto dei fossili”; Mario Perrotta con “Milite Ignoto – Quindicidiciotto”; Teatro delle Moire e Alessandro Bedosti con l’impattante rituale di estatico dolore “Vous êtes pleine de désespoir”; la compagnia Frosini/Timpano con “Acqua di colonia, prima parte: Zibaldino italiano”, atto d’accusa straripante e oltremodo perturbante per la presenza silente di una donna di “colore” sul palco, inconsapevole spettatrice/protagonista agli occhi del mondo della beffa caustica ricevuta dalla nobile progenie italica per il suo essere una “faccetta nera”; quel geniaccio anarcoide di Leo Bassi con “Utopia”, fluviale, sghembo, esatto nella sua apparente imperfezione, nella sua irriverenza manipolante sul pubblico a caccia di protagonismo, dalle tinte di verismo autobiografico evocato in questo rito, che si è concluso con lui che ha vestito i panni di un antenato clown, mentre un totem/monolito gonfiatosi sul palco danzava coi bambini che lo abbracciavano, celebrando del tutto questa (re)pulsione contemporanea all’Utopia.

Prima di lasciare la parola al padrone di casa Maurizio Sguotti, ci soffermiamo brevemente sulla figura dell’addetto ai lavori: in una riflessione che a più riprese ci ha visto dialogare con l’intelligenza vivace presente in quei luoghi, ci permettiamo di rimarcare la necessità urgente di non dimenticare quella che reputiamo una priorità per colui che viene definito da alcuni critico, da altri “osservatore attento”, e cioè, svestito da ansie di protagonismo, essere tramite, ponte, connessione tra l’artista e lo spettatore, per aiutare e favorire un dialogo tra le parti, offrendo – si spera – strumenti e possibilità di incontro ulteriore e nutriente, che sia bidirezionale e dai vasi ben comunicanti.


Archiviato Terreni Creativi, ora cosa avete in programma?
Lavoreremo su due nuovi spettacoli in ballo da tempo: il primo è su Hansel e Gretel, di cui faremo un’anteprima a fine ottobre. Stiamo per iniziare a provare più intensamente, e vedremo cosa ne verrà fuori. Sarà con due attori molto giovani, di 17 e 18 anni, e con Tommaso (Bianco, ndr).
L’altra è una produzione in piedi da parecchio, e che parte dal “Tieste” di Seneca, per scrivere un nuovo testo: quello di Seneca è un pretesto per poter affrontare il Potere con la p maiuscola. Ci permetterà anche di iniziare una collaborazione con un’artista che stimiamo molto, Christian Zucconi, scultore piacentino che sta realizzando appositamente per lo spettacolo dei manichini a grandezza naturale, di bambini e adulti. Ci sarà infatti l’interazione tra di essi e gli attori: non saranno semplici oggetti di scena, ma personaggi. Zucconi è molto minuzioso, e per quest’occasione ha lasciato il travertino per lavorare per la prima volta con il legno. Quest’inverno inizieremo dei periodi di prova, qualche residenza, e poi pronti al debutto.
Nel frattempo, saremo a novembre al Cantiere Florida di Firenze con “Educazione sentimentale”, che ha debuttato a giugno alle Colline Torinesi.

E inizierà anche la nuova stagione della vostra programmazione teatrale…
Dal 13 ottobre, fino ai primi di maggio, spettacoli serali, e al mattino per i ragazzi. Per i serali ci saranno I Sacchi di sabbia, Dimitri-Canessa, Le Albe, Oscar De Summa, per un focus sul suo lavoro più un laboratorio da lui tenuto, Biancofango con la loro nuova produzione, Daniele Timpano, Collettivo Controcanto… Per il teatro ragazzi Giallo Mare Minimal Teatro, Fontemaggiore, La Luna nel tetto, Drammatico vegetale… Più le nostre produzioni “fratello+sorella” ed “Educazione sentimentale”, per animare lo spazio “Bruno” che abbiamo all’interno di un liceo – 80 posti a sedere per uno spazio scenico 8 per 8 – e il Cinema Teatro, dove si terranno sia gli spettacoli di Teatro ragazzi che alcune serate.

Facciamo un passato indietro: come sono andati questi “Terreni Creativi”?
Siamo molto soddisfatti: il pubblico non ci ha abbandonato, ed è uno degli elementi che davvero ci fa andare avanti, perché il resto non è confortante. I finanziamenti che riceviamo sono bassissimi. Riusciamo a mettere in piedi il festival rimettendoci qualcosa alla fine, nel senso che andremo in rosso, anche se non di una cifra grossissima. Ma è sbagliato: come hai visto “Terreni creativi” funziona molto bene. È un peccato che gli enti pubblici non lo appoggino oltre quei 10mila euro che riceviamo tra Comune e Regione. È una cifra oggettivamente ridicola. Ci conforta però l’aver creato questa comunità di spettatori che ci sostiene moltissimo, e per un festival 250 spettatori è un numero non comune. Sul territorio organizziamo tantissime attività: si è creato un nucleo di persone che un po’ si fida di noi, uno zoccolo duro. Una comunità che sente che un po’ gli appartiene quello che facciamo, e se ha delle riserve ce le viene a dire.

Per raggiungere un confronto.
La cosa più importante è che fruiscano dello spettacolo, e per questo li prendiamo per mano, li accompagniamo per permettere loro di vedere anche il teatro contemporaneo. Così si cresce insieme a uno spettatore consapevole di quello che vede, e che è capace di fare della critica: è confortante, la cosa più bella.

Un successo su più fronti, nonostante lo scarso sostegno economico delle istituzioni…
Tutti coloro che vengono sono sorpresi dall’atmosfera che si respira, grazie alla sua dimensione a misura d’uomo. Però c’è bisogno di un salto in avanti, perché altrimenti non riusciremo più a sostenerlo economicamente. Abbiamo bisogno di essere più forti, di avere maggiore visibilità, che viene anche dalla “frequentazione” degli addetti ai lavori, della critica, di tutti coloro che possano darci una considerazione per così dire più “influente”.
Quello dove ci troviamo è un territorio in cui fino a 10 anni fa non c’era un’attività teatrale, se non sporadica, e puoi immaginare che tipo di produzioni… Erano a digiuno di tutto.
Il problema è che i politici locali destinano pochissimi soldi alla cultura: per tutto l’anno ci sono circa 100.000 euro. Sicuramente siamo considerati come una proposta di nicchia, ma 250 spettatori a serata è un dato che dovrebbe far riflettere… Un amministratore dovrebbe dare spazio a entrambe le cose, al “popolare” e alla “ricerca”, da considerare come un fiore all’occhiello.

E invece?
La Liguria in quanto regione investe poco nella cultura. Finora non siamo riusciti ancora ad incontrare l’assessore regionale che se ne occupa… Ci ha dato appuntamento due volte, tutte saltate. Quest’anno è venuto una sera al festival un consigliere regionale, che è rimasto molto colpito da quello che ha visto, l’affluenza di pubblico e l’atmosfera…

La squadra di Terreni Creativi 2017

La squadra di Terreni Creativi 2017

C’è forse la possibilità di un futuro che non sia già segnato…
È un territorio molto chiuso, che nasconde le proprie potenzialità. Dal punto di vista teatrale ci sono sempre state poche realtà, e solo di recente, a La Spezia, a Genova, da noi, ci si è iniziato a muovere maggiormente, con buoni riscontri.
Forse non siamo bravi noi a comunicare. Terreni Creativi ha la sua rilevanza, ne parlano tutti bene. Forse c’è un qualcosa che ci manca per venderci meglio, per essere più bravi a promuoverci.

In realtà dovrebbe essere più importante quello che si fa e come, i famosi fatti che dovrebbero contare di più, invece dell’apparenza che si vende…
Magari dovremmo trovare il giusto mix, ci manca forse quel poco utile ad avere più credito…
Non si spiegano tante cose: questa è una manifestazione che ha delle potenzialità enormi, e le sta già dimostrando. E mi sembra molto strano che non riceva una giusta considerazione. Forse ci reputano un po’ provinciali, e dicono “quelli là son bravi”, ma è come una pacca sulle spalle, un contentino. Poi se si deve scegliere di dare a qualcuno un premio…
Comunque, il mio riferimento è il pubblico, non posso pensare di programmare solo ciò che fa piacere al “critico”. Programmiamo già spettacoli non “facili”, e di gente ce n’è, eccome.

Allora, cosa pensi che manchi davvero?
Sinceramente non lo so, anche perché non siamo capaci di agire diversamente, e continueremo a fare quello che facciamo, come lo facciamo. Ma a quella pacca che ci danno sulle spalle, che sottintende che sì sei un bravo ragazzo, fai benissimo quello che fai, ma che ci vuole però altro, ci dicessero… cosa?

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