Gli Scampàti ridestano ad Albenga Terreni Creativi: il videoreportage

Simona Bertozzi (photo: Kronoteatro)
Simona Bertozzi (photo: Kronoteatro)

E’ con l’azzeccato termine “Scampàti” che Kronoteatro, la compagnia che organizza da 11 anni il particolare festival Terreni Creativi, dislocato nelle serre della cittadina ligure di Albenga, ha voluto incorniciare questa difficile edizione, in un anno funestato dall’emergenza sanitaria del Covid-19.
E quindi Scampàti non solo dal Covid, ma anche perché gli organizzatori sono riusciti lo stesso a organizzare la manifestazione, e ancora Scàmpati ché, in dialetto ligure, significa divertiti, e infine Scampàti perché il campo racchiuso nella parola indica anche qualcosa di legato alla natura e indirettamente a quelle serre in cui si svolge il festival.

Abbiamo partecipato, fra odore d’incenso e basilico dell’Azienda Agricola Biologica “Bio Vio”, ad un festival vivissimo, seppur ridimensionato e diviso in due giorni invece dei tre soliti. Abolito anche il pranzo comune tra spettatori, artisti e operatori, ma nello stesso tempo abbiamo assistito ad una serie di spettacoli, tra danza e teatro, rappresentativi della scena contemporanea italiana, accompagnati da due esibizioni musicali che hanno punteggiato le serate (il pianoforte di Luigi Ranghino e gli impulsi sonori del collettivo milanese Al Doum And The Faryds).

Condotti da un folto gruppo di volontari, distinguibili da magliette e mascherine col logo del festival (un pugno rosso su sfondo nero), siamo stati scortati nei grandi spazi all’aperto della serra, sede degli spettacoli, montati su due palchi posti ai lati dello spazio.

Abbiamo così goduto innanzitutto di due performance di danza, con gli assoli di Simona Bertozzi e Manfredi Perego, e di due spettacoli teatrali: uno di repertorio firmato da Babilonia Teatro, “Calcinculo”, e di una prima assoluta, quella dei Maniaci D’Amore con “Siede la terra”, realizzato dopo una lunga residenza ad Albenga.

Simona Bertozzi, sotto un bellissimo chiaro di luna, e Manfredi Perego, sfidando lampi lontani di un temporale che pareva imminente, hanno presentato due creazioni diversissime tra loro.
Simona Bertozzi con “Porpora”, appunti d’azione coreografica su musiche di Brian Eno e Gustav Mahler, ha regalato al pubblico ligure le prime fascinazioni di uno spettacolo per cinque danzatori che vedrà la sua prima a Torinodanza, attraverso una serie di suggestioni coreografiche che seguono le parole, immerse tra rettitudine e sbilanciamento, che l’artista bolognese affida al pubblico.

Manfredi Perego (photo: Kronoteatro)

Manfredi Perego (photo: Kronoteatro)

Manfredi Perego, invece, in “Primitiva”, su musiche di Paolo Codognola, pone in scena, attraverso i suoi gesti primordiali, tutti i possibili rimandi agli elementi primari che abitano la corporeità. Femminile e maschile hanno dunque accompagnato, con la danza, gli spettatori verso il teatro di parola.
La prima serata si è infatti conclusa con “Calcinculo”, spettacolo di Babilonia Teatri in cui Enrico Castellani e Valeria Raimondi, con il fido Luca Scotton, collegano indissolubilmente la parola ripetuta, cifra inconfondibile della compagnia, con le canzoni appositamente scritte sulle note di Lorenzo Scuda, per esprimere un disagio senza possibilità di riscatto di un mondo che sta andando alla rovina.

I Maniaci d'Amore (photo: Kronoteatro)

I Maniaci d’Amore (photo: Kronoteatro)

I Maniaci D’Amore, alias Francesco d’Amore e Luciana Maniaci, di cui a Terreni Creativi avevamo già visto con favore “Il desiderio segreto dei fossili”, hanno presentato in prima nazionale “Siede la terra”.
Ancora una volta siamo davanti ad un apologo bizzarro, intriso di umore grottesco, e ancora una volta ci troviamo in un paesino che diventa metafora del mondo, Sciazzusazzu di Sopra, da non confondere minimamente con Sciazzusazzu di Sotto, con cui i rapporti sono pessimi.
Gli abitanti di Sciazzusazzu di Sopra ce l’hanno infatti a morte con quelli di Sciazzusazzu di Sotto perché gli rubano il lavoro e vogliono ledere la loro identità. A Sciazzusazzu di Sopra il chiacchericcio, il sentito dire, anche scritto sui muri, diventa verità evidente per tutti, schiacciando ogni possibile possibilità di riscatto da chi vorrebbe uscirne, per andare verso nuovi orizzonti.
Madre e figlia, Teresa e Clarice, rappresentano benissimo questa dualità. La madre è ben conscia di quello che conosce e che sa fare, cioè elargire a tutti una sua verità che è verità con la V maiuscola, avendo la certezza che il futuro della figlia sia con il figlio del macellaio del paese.
La figlia, che pare aver studiato e che a tratti asseconda la madre nella sue fobie, sa però bene che per salvarsi dovrà andarsene, accettando magari anche dei compromessi. E così accadrà.
Lo spettacolo è ancora in fasce, e ha senz’altro margini di miglioramento, accentuando ancor di più la sua feroce irrisione verso l’appiattimento dei valori, a discapito di qualche didascalismo di troppo. Ma la cifra dei Maniaci D’Amore è ben riconoscibile e plausibile nello stile sarcastico del linguaggio e delle situazioni.
Divertente poi vedere, nel balletto finale, oltre ai due protagonisti, illuminati dalle sapienti luci di Alex Nesti, scendere in campo anche Maurizio Sguotti e Tommaso Bianco di Kronoteatro, sintomo di una collaborazione che potrebbe, ne siamo certi, dar vita a una nuova creazione condivisa.

Vi lasciamo al nostro videoreportage firmato da Davide Sannia e Mario Bianchi.

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