Teste tonde e teste a punta: il Brecht di Comteatro modello Leviatano

Photo: Roberto Rognoni
Photo: Roberto Rognoni

L’emarginazione. La differenza sociale, etnica, fisica. L’interferenza dell’interesse economico nella gestione della cosa pubblica. L’uomo senza scrupoli davanti alla povertà, tutto proteso al vantaggio personale.
Si potrebbe usare l’espressione “Mors tua, vita mea” per caratterizzare lo spettacolo “Teste tonde e teste a punta”, che Comteatro ha riproposto al Teatro Leonardo di Milano tre anni dopo il Premio Villanueva conseguito al Festival Internacional de Teatro de La Habana.

Il regista Claudio Orlandini si misura con un testo poco noto di Bertolt Brecht a sessant’anni dalla morte, avvenuta il 14 agosto 1956 a Berlino Est. Esattamente cinque anni dopo, la città avrebbe conosciuto l’infamia del muro.

Brecht scrisse “Teste tonde e teste a punta, ovvero Ricco e Ricco van d’accordo”, tra il 1931 e il 1934. Fu un’epoca triste, con il passaggio dalla Repubblica di Weimar al Terzo Reich.


Il testo propone la discriminazione razziale come arbitrio e pretesto per allontanare lo sguardo del popolo dalla crisi economica. Nel Paese inventato da Brecht, la guerra si decide a tavolino, il clero offre aiuto solo in cambio di offerte, la bilancia della giustizia pende sempre a favore del potente. È il grande circo della storia, penosamente ripetitiva, orientata a un male senza redenzione. Una sorta di Leviatano impietoso.

In “Teste tonde e teste a punta” affiora una natura umana fondamentalmente egocentrica. Una società pacifica e non controllata è soggiogata da un gruppo di aristocratici tramite la paura e la creazione di distinzioni razziali basate sulla forma della testa. Istinti di sopravvivenza e sopraffazione determinano le azioni dell’uomo. I protagonisti non si avvicinano ai propri simili in virtù di un amore naturale. Anche nelle relazioni familiari, sembrano dominati da timore e sospetti reciproci.

C’è qualcosa di grottesco in questa pièce. Dove ogni slancio puro sembra sepolto, e non esiste legge. Ciascun individuo, mosso dall’istinto, cerca di danneggiare gli altri e di eliminare chiunque ostacoli il desiderio personale. Ogni prossimo è nemico. Ne deriva un senso di conflittualità perenne. Non esistono il torto o la ragione che la legge può distinguere, solo il diritto di ciascuno su ogni cosa, anche sulla vita altrui.

La commedia satirica di Comteatro esaspera i registri farseschi. Degenera nel patafisico, per infierire sulla stupidità e sulla violenza delle convenzioni sociali. I personaggi sono maschere grandiosamente negative, avare e prepotenti. La ricerca espressiva di Orlandini – basata su un ardito intreccio di comicità e lirismo e su un gusto della deformazione verbale che ricorda Rabelais – dà luogo a un teatro anarchico ed enigmatico, visionario, quasi di figura. Che si apre sotto luci lunari con un’esilarante parata carnascialesca, coloratissimo prêt-à-porter on the rock che viola la quarta parete.

La scena è costellata di paioli un po’ tamburi di battaglia, un po’ bilance scombinate e gioghi di piombo, simboli dell’arroganza e dell’iniquità del potere. Maschere deformi si muovono come marionette. Vecchie dalla testa velata disegnano una sgraziata allegoria della guerra. Ballerine anchilosate, con una gamba di troppo, celebrano la sacra dialettica della diversità e dell’omologazione.

Perfetta integrazione drammaturgica sono le musiche di Gipo Gurrado: sgangherate quanto basta, istintive, inconsapevoli. A ogni personaggio è legato un tema, a ogni situazione una timbrica, a ogni reiterazione un richiamo. È una musica che si schiera. Come quando il ricco proprietario De Guzman abusa della figlia del contadino. E allora le note di Gurrado esprimono il punto di vista della ragazza, evocando ciò che in scena non può essere narrato.

Il montaggio, riuscitissimo, esalta le qualità recitative e mimiche di un gruppo di attori (Carola Boschetti, Cinzia Brogliato, Antonio Brugnano, Laura Laterza, lo stesso Orlandini) più che mai assortito e coeso.

TESTE TONDE E TESTE A PUNTA OVVERO RICCO E RICCO VAN D’ACCORDO
Di Bertolt Brecht
Regia: Claudio Orlandini
con: Carola Boschetti, Cinzia Brogliato, Antonio Brugnano, Laura Laterza, Claudio Orlandini  musiche: Originali Gipo Gurrado
luci: Fausto Bonvini
trucco: Beatrice Cammarata
scene e costumi: Alessia Bussini
aiuto scenografia: Anna Colombo
aiuto regia: Luca Liberator

durata: 1h 30’
applausi del pubblico: 2’ 50”

Visto a Milano, Teatro Leonardo, il 24 febbraio 2016

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