The Animal Machine. Lo spettacolo animalista fra teatro e musica

The animal machine

The animal machine

“Emily si è liberata dal suo destino di bistecca… io vorrei liberarmi dal mio destino di riluttante hamburger umano”.

Nel 1995 a Hopkinsons, una cittadina del Massachusetts, una mucca che si trovava in un mattatoio con un balzo improvviso superò la recinzione, alta più di un metro e mezzo, e fuggì nei boschi. Un gruppo di cittadini persuase il proprietario del macello a vender loro l’animale per un dollaro a testa. 
Emily, come venne ribattezzata la mucca, fu quindi venduta e trasportata nel centro di ritiro multiconfessionale di Peace Abbey, a Sheborn, dove visse per altri nove anni, divenendo “ambasciatrice” contro il consumo di carne.

Incatenato sotto i riflettori insieme alle attrici Serena Bavoe Olga Francone, Davide Capostagno incoraggia il pubblico a incidere nel proprio destino, così come Emily ha fatto col suo. “The Animal Machine” è la nuova produzione di Tékhné Teatro e Einaugen che, in collaborazione con alcune delle principali associazioni animaliste italiane (Lav, Animalisti Italiani, Assovegan e Progetto Sirio) propone di riflettere sulla spesso inconsapevole tortura che gli onnivori (e non solo) fanno patire ai loro amati bocconcini di carne.


Oltre che per la produzione di cotolette e scaloppine, infatti, gli animali vengono sfruttati anche per confezionare alimenti che, apparentemente, non sembrerebbero contenerne tracce. Pensiamo allo zucchero raffinato, che viene sbiancato con le ossa animali, o ad alcuni tipi di caramelle gommose, che contengono grasso ricavato da tessuto animale. 
Ma quanti consumatori ne sono consapevoli?

Alternando videoarte (curata da Gianluca T. Zenone), parti recitate e musiche suonate dal vivo, il regista Fabio Palazzolo rende “The Animal Machine” un viaggio verso la conoscenza dello sconcertante business che si nasconde dietro lo sfruttamento animale.

Per molti non si tratterà di una scoperta. Pensiamo al recente servizio della trasmissione Report, in cui si raccontava del barbaro spennamento delle oche per l’imbottitura di alcune marche di piumini. O agli articoli che circolano sul web riguardo le oscene condizioni in cui bovini e altri animali vengono allevati in vista del macello. 

Ogni sketch di “The Animal Machine” dà però un tocco di leggerezza ad un tema cupo, lasciando che incredulità e sgomento ci arrivino attraverso una risata (comunque, sarcastica), il gioco e la poesia. 

Nella sala gremita del torinese Cubo Officine Corsare, presenti anche dei bambini, assistiamo così al susseguirsi di una soap opera demenziale, di un quiz televisivo e poi ancora dell’incontro di un oste romano con due astronauti provenienti da Vegan, il paese dei vegani, infine al girone degli uomini-animali incatenati nelle maglie della vivisezione. 

Ecco allora aprirsi un altro campo in cui gli animali diventano vittime: la ricerca delle industrie farmaceutiche, che spesso testano su di loro i nuovi farmaci per verificarne la tossicità. Eppure il 90% dei medicinali così analizzati, come spiega Claude Reiss, ex direttore del CNRS di Parigi, danno esiti inattendibili, poiché ogni specie reagisce in modo diverso alla stessa sostanza. 

Destinatario di questa riflessione, il pubblico non solo assiste allo spettacolo ma ne diventa parte. In ogni scena si fa tangibile il richiamo alla sua presenza: durante il quiz e la soap opera si sentono le registrazioni di risate, applausi, espressioni di sconcerto tipiche dello studio televisivo, così come durante le confessioni del boia di un mattatoio gli spettatori in sala diventano automaticamente giuria di un tribunale.
Fondamentale poi la cornice musicale a cura del duo Einaugen, che con suggestioni grunge intensifica il messaggio delle varie scene.

Oltre ad informare il lavoro cerca di trasmettere l’idea che uomo e animale non siano poi tanto diversi, e che quindi lo scotennamento di un maiale non sia meno vergognoso dell’assassinio di un uomo: il ritornello pop “Muoio per te” non ha mai avuto un significato tanto realistico. 
Anche le maschere animali che indossano i musicisti, realizzate da Luca Zurzolo, ci riportano alla stessa sostanziale identità. 

Attenzione però a non confondere questo spettacolo con un polpettone moralistico: il messaggio che vuole trasmettere è chiaro, ma ciononostante – per stessa dichiarazione di un personaggio misterioso che compare in uno dei filmati – al pubblico è lasciata piena libertà di azione; piuttosto lo si invita a prendersi il tempo necessario per riflettere e riuscire ad uscire dalla routine che l’ha abituato a credere che le cose vadano come devono andare. 

“Solo chi è così folle da pensare di poter cambiare il mondo lo cambia davvero” (A. Einstein) e “Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo” (M. Gandhi) sono due delle celebri citazioni proiettate sulla quinta di fondo che, alternandosi alle immagini psichedeliche di animali che si fanno bistecche, stivali, premi imbalsamati, vorrebbero stimolare il senso critico.

“The Animal Machine” sarà in scena a Sassuolo domani, giovedì 27 novembre presso il Teatro Temple, a Rovigo venerdì 28 presso il Teatro Studio e ad Arezzo sabato 29 al Teatro Mecenate.

THE ANIMAL MACHINE. SUONI E VISIONI DA UN MONDO IPNOTICO
produzione: Tékhné Teatro, Einaugen

durata: 1h 10′
applausi del pubblico: 3′

Visto a Torino, Cubo Officine Corsare, il 21 novembre 2014

1 Comment

  • Einaugen ha detto:

    Che dire…. siamo onorati e commossi. Grazie! E’ bello e gratificante vedere che il nostro lavoro ha colto nel segno. Leggere questa recensione ci riempie di gioia e ci dà forza per continuare.

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