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Home Recensioni 2010 Il circo di Pinter non vola alto

Il circo di Pinter non vola alto

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The Flying Pinter CircusHarold Pinter fu insignito del premio Nobel nel 2005. Essendo impossibilitato a presentarsi a causa di gravi motivi di salute, pronunciò il discorso di ringraziamento in videoconferenza. Questo l’incipit.
"Nel 1958 scrivevo che non ci sono grosse differenze tra quello che è reale e quello che è irreale e tra quello che è vero e quello che è falso. Una cosa non è necessariamente o vera o falsa, può essere entrambe: vera e falsa”. Tali parole possono essere usate a mo’ di chiosa per lo spettacolo in questione: “The Flying Pinter Circus”, un lavoro che troverà spettatori persuasi e altri non altrettanto convinti della riuscita del lavoro.

Con un tendone bianco da circo sullo sfondo, tre attori irrompono sul palco vestiti alla Blues Brothers, interpretando brevi scene (piccoli atti unici e interventi ripresi dal discorso di ringraziamento di Pinter, con spezzoni della videoconferenza), intervallate da stacchetti comici con tanto di luci stroboscopiche e musichetta da comiche.

Nel presentare il lavoro gli autori parlano di “minestrone” e “calderone”: due termini che ben si prestano a riassumere la quantità di personaggi e azioni che si sviluppano in poco meno di un’ora di spettacolo, in una ricerca forzata a evidenziare l’assurdità e il paradosso del quotidiano, e nel tentativo di alleggerire la spietata forza delle parole di Pinter. Il tutto accompagnato da una netta critica alla televisione, con riferimenti diretti a programmi di intrattenimento e di informazione, e ai mass media più in generale.

Il rischio che si corre è però quello di mettere troppe cose in scena, di voler troppo mostrare e troppo dire allo spettatore. E a tutto questo non giova l’atmosfera circense e comica che, sebbene alleggerisca, certo non favorisce la linearità di uno sviluppo.
Le scene più riuscite appaiono quelle che si affidano al testo, quelle più asciutte, dove la scenografia è minima e protagoniste sono le parole, il “detto”. Quando invece si ricorre all’uso di oggetti svariati, questi sortiscono l’effetto di un già visto che non giova al risultato. Esempi sono la scena in cui uno degli attori interagisce con una bambola gonfiabile (con tutto ciò che ne consegue) e, di contro, quella in cui viene recitata la poesia “Morte” di Harold Pinter senza alcuno ausilio scenografico.
Resta il merito, riconosciuto a Dario Focardi e Paolo Pierazzini, di aver dato risalto non solo alle parole del Pinter drammaturgo ma anche a quelle del Pinter cittadino, nel tentativo di impedire che la sua lucida e spietata analisi del mondo, un mondo che viviamo e ascoltiamo ogni giorno, cada nel dimenticatoio.

THE FLYING PINTER CIRCUS. La lezione di Stoccolma
da un’idea di Dario Focardi e Paolo Pierazzini
con Simone Faucci, Dario Focardi, Paolo Giommarelli
produzione: La Compagnia del Teatro Lux/Teatri della Resistenza
progetto tecnico: Massimo Lupi
durata: 55'
applausi del pubblico: 4' 09''

Visto a Pisa, CinemaTeatroLux, il 29 gennaio 2010

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