The Seventh Wave, la natura della Tempesta di Greenaway

Peter Greenaway (photo: Dennis Van Doom - changeperformingarts.it)

Peter Greenaway (photo: Dennis Van Doom – changeperformingarts.it)

Sicuramente l’evento più atteso nella stagione della neonata Fondazione Salerno Contemporanea | Teatro Stabile d’Innovazione, ovvero l’ex direzione del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli spostatasi nel capoluogo di provincia (anche se in realtà mantiene una sala nel capoluogo regionale).

È l’installazione/performance del maestro inglese Peter Greenaway, apprezzato regista cinematografico di fama mondiale ma anche un artista a cui piace spaziare e sperimentare, dal teatro all’arte contemporanea ai nuovi media, come con i suoi progetti di veejaying. 



Co-prodotta da Change Performing Arts, l’opera di Greenaway, dal titolo The Seventh Wave, si ispira a due topoi molto cari all’artista inglese: ”La Tempesta” di William Shakespeare e, più in generale, il tema dell’acqua; il primo già affrontato da Greenaway nel film ”L’ultima tempesta”, e il secondo anche in un altro progetto che coinvolge il film del 1988 ”Drowning by numbers” poi diventato il concerto/performance ”Writing on water” del 2005.


La prima cosa che balza all’occhio è la scelta dello spazio, che non utilizza la sala del Teatro Antonio Ghirelli, dove solitamente avvengono le attività della Fondazione, ma quella dell’attiguo Altoforno della ex-Salid, fabbrica di laterizi che occupava il luogo sulle rive dell’Irno prima della costruzione del teatro: si tratta di uno splendido esempio di recupero di archeologia industriale, formato da due corridoi curvi che si congiungono a formare un ovale, in tufo e cotto, dal mood molto tetro ma allo stesso tempo caldo.

Un ambiente ideale per Greenaway, il quale ha voluto montare lì la sua installazione: e così, a tagliare questo spazio angusto e cupo, una serie di proiettori e schermi pronti ad “inondare” lo spazio della tempesta.

La performance parte con le gocce d’acqua che scendono, a simboleggiare il dualismo dell’acqua e della natura, che può essere quieta e pacifica oppure, come vedremo poi, un’onda devastatrice. Ed è violento il passaggio, com’è giusto che sia, tra la calma compostezza della goccia alla “Tempesta”, che si genera attraverso immagini di indubbio effetto visivo. 



La scelta delle composizioni e delle luci nello spazio è molto suggestivo, per certi aspetti barocco, come da marchio di fabbrica delle opere del genio inglese; giochi di luci e immagini di uomini nudi, indifesi dalla forza della tempesta, contribuiscono a creare un clima di assoluta impotenza dell’umano di fronte alla natura.

Alla parte visiva si aggiunge la parte performativa, dove un attore salernitano, Andrea Carraro, si aggira per gli spazi dell’installazione declamando brani tratti da Melville, Coleridge, Dante; l’effetto è stridente tra la contemporaneità del concept visuale e l’enfatica declamazione del reading, che, rappresentando una classica impostazione accademica, risuona come anacronistico e lontano dallo spirito dell’opera. 



Non sparisce purtroppo la fastidiosa sensazione di trovarsi di fronte a due parti distinte e separate che non si amalgamano tra loro, poiché frutto di due modi di agire opposti che non sono in grado di venirsi incontro.

Alla fine della performance, il pensiero che attanaglia è quello di trovarsi di fronte ad un’installazione che si è voluta trasformare, contro natura, in una performance; 45 minuti di reading infatti stancano, e, vuoi anche per la cupezza degli ambienti, danno l’impressione di essere bloccati senza via d’uscita; ciò chiaramente condiziona anche il voto complessivo, che, mediando, tra un quattro della parte visiva ed un uno della parte per formativa, nel complesso non raggiunge il bersaglio, poiché la seconda parte  oscura in maniera troppo significativa la prima.

The seventh wave
di Peter Greenaway
tratto da La Tempesta di William Shakespeare
video editing Irma de Vries
soundtrack Stefano Scarani
programmazione e videomapping
Andrea Bianchi, Matteo Massocco, Valeria Palermo
a cura di Franco Laera
prodotto da CRT Artificio

Durata: 45′
Applausi: 1′ 25”

Visto a Salerno, Altoforno dell’ex-Salid di Salerno, il 12 dicembre 2012

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