The Valley of Astonishment: Peter Brook e la magia di un grande spettacolo

Kathryn Hunter, Jared McNeill (photo: Pascal Victor / ArtComArt)

Kathryn Hunter, Jared McNeill (photo: Pascal Victor / ArtComArt)

Maestria e grandezza di un regista come Peter Brooknon possono essere che confermate assistendo al suo nuovo lavoro, “The Valley of Astonishment”. Lo spettacolo, dopo il debutto in Umbria, ha fatto la seconda e ultima tappa italiana (un peccato!) al Centro Culturale il Funaro di Pistoia per poi proseguire una tournée mondiale che toccherà Europa, Stati Uniti e Giappone.

Il regista inglese – affiancato per quanto riguarda regia e drammaturgia da Marie-Hélène Estienne – mette in scena un lavoro che sarà ricordato anche per uno straordinario gruppo di attori: Kathryn Hunter, Marcello Magni e Jared McNeill. Oltre a ciò sorprende nella sua essenzialità la scenografia: con pochi e netti “tocchi” traccia quadri policromi ed efficaci, superba cornice di tutte le sfumature che la magistrale interpretazione dei protagonisti offre. A tutto questo si aggiunge la potenza evocativa della musica dal vivo, con due ottimi musicisti, Raphaël Chambouvet al piano e il polistrumentista giapponeseToshi Tsuchitori, che offrono una drammaturgia per suoni complementare all’azione scenica.

Lo spettacolo, o meglio la “ricerca teatrale” come viene definita nella presentazione, è ispirato “da anni di ricerca neurologica, storie vere e al poema mistico del poeta persiano Farid al Din ‘Attar ‘Il verbo degli uccelli”’, opera già adattata per il teatro da Peter Brook con Jean-Claude Carrière nei primi anni ’70, col titolo “La Conférence des Oiseaux”.

“The Valley of Astonishment” mette in scena storie particolari di esseri particolari, persone che hanno un “dono” e con tale dono devono fare i conti: “Mondi paralleli, dove i cinque sensi di chi vi si smarrisce si potenziano e si moltiplicano”. 
C’è quindi una donna dal nome di uomo (Sammy) con una memoria fenomenale, che dopo aver perso il lavoro in un giornale diventa protagonista di uno show televisivo per poi subire una crisi catartica che la indirizzerà verso scelte di vita dedicate agli altri, stanca di essere studiata dalla scienza. C’é un ragazzo che dipinge la musica ed un uomo paralizzato che ha riacquistato l’uso del corpo grazie alla vista. E c’è pure un mago con una mano sola, che si produce in incredibili numeri con le carte con l’ausilio del pubblico presente (tra gli altri, nota di colore, viene invitato in scena Luca Zacchini de Gli Omini). Ma forse questo intermezzo d’impatto un po’ troppo furbetto non sembra poi così necessario ai fini dello spettacolo. 
Cosa dire però dell’abilità di Marcello Magni, che veste i panni del mago? Si resta a bocca aperta.

C’è molto in queste storie. C’è la Vita, c’è l’Altro, c’è il rapporto di noi con noi stessi, ci sono la razionalità e la scienza che si scontrano/incontrano con lo straordinario di persone che comunemente sono definite “fenomeni”: persone etichettate come patologiche solo per il fatto di possedere caratteristiche e pensieri fuori dal nostro rassicurante ordinario, ma che per questo non sono diverse da noi. 

E poi ci sono i sensi e la potenzialità sconfinata che questi racchiudono, c’è il pensiero mistico e il pensiero protestante e c’è la deriva spettacolare così imperante nella nostra società. Si ride e si piange, c’è spazio per la malattia e la magia, per il limite, il superamento dello stesso e per la diversità che ci contraddistingue e della quale spesso, nell’urgenza di conoscere e catalogare ogni comportamento, sembriamo non tenere conto.

Da sx a dx: Kathryn Hunter, Jared McNeill, Marcello Magni, Raphaël Chambouvet, Toshi Tsuchitori (photo: Pascal Victor / ArtComArt)

Da sx a dx: Kathryn Hunter, Jared McNeill, Marcello Magni, Raphaël Chambouvet, Toshi Tsuchitori (photo: Pascal Victor / ArtComArt)

Quando lo spettacolo termina, pur con qualche piccolo dubbio sulla necessità di alcuni quadri – ma questa è cosa da poco nel risultato d’insieme -, sembra che sia passata solo qualche manciata di minuti e si vorrebbe quasi che ci fosse un secondo atto. E gli attori sono talmente bravi che verrebbe voglia di smettere di andare a vedere gran parte del teatro a cui assistiamo solitamente.

THE VALLEY OF ASTONISHMENT
drammaturgia e regia: Peter Brook e Marie-Hélène Estienne
con: Kathryn Hunter, Marcello Magni, Jared McNeill
musicisti: Raphaël Chambouvet e Toshi Tsuchitori
luci: Philippe Vialatte
direzione di palco: Arthur Frank
produzione: Théâtre des Bouffes du Nord

durata: 1h 20′
applausi del pubblico: 3′ 30”

Visto a Pistoia, Centro Culturale il Funaro, il 20 novembre 2014

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