The Walk. Cuocolo/Bosetti nel dramma della voce che si spegne

The walk
The walk

Roberta Bosetti per le strade di Torino in The walk (photo: Andrea Macchia)

Alle 21.30, in estate, non è più giorno e non è ancora notte.
Al centro di una delle piazze più rappresentative di Torino, quindici persone stanno immobili aspettando un segno. Indossano tutte un paio di cuffie e portano al collo un ricevitore radio arancione, che lampeggia ritmicamente mentre piazza Castello accende pian piano tutti i suoi lampioni.

Inizia così “The Walk”, nell’attesa di un segno, di una voce che ci guidi.
Poi, all’improvviso, compare una figura sottile ma fiera: «Sono sotto la statua del soldato e ho un braccio alzato» c’informa la signora con tacchi e zainetto verde. Mostra la mappa disegnata sul suo quaderno rosso, e mentre ci parla guardandoci fisso negli occhi sembra non avere smesso un attimo di pensare a voce alta.

“The Walk”, presentato al Festival delle Colline Torinesi (repliche fino al 19 giugno), è una passeggiata tra i pensieri a voce alta di Roberta Bosetti, pensieri che sono vividi e reali come il cielo della sera che, blu cobalto, si palesa sopra le nostre teste mostrando una luna immensa.
Uno spettacolo non ordinario, sospeso tra mille percezioni che si mescolano e confondono, come Cuocolo/Bosetti sanno fare e a cui hanno abituato il loro pubblico più fedele: realtà o finzione? Vita o arte?
Siamo come cullati dalla voce suadente ma estremamente decisa di Roberta Bosetti e non possiamo fare altro che inseguirne il mistero passeggiando con lei tra i viottoli della città.

Anche per questo spettacolo Cuocolo/Bosetti attinge a un evento autobiografico, l’improvvisa scomparsa di un amico durante una passeggiata, un evento che siamo invitati a ripercorrere con Roberta nella speranza che, insieme, si arrivi a capire che n’è stato dello scomparso e di tutto ciò che abbiamo perso e ci manca.

Camminare, afferma Roberta Bosetti, è mettere in moto il pensiero, è «un pensiero pratico» perché camminare serve soprattutto a «non restare fermi». Perché la morte, come ogni partenza, è un monito per chi resta, un invito a non dimenticarsi di noi strada facendo.
Ci muoviamo così, in questo spazio sospeso tra la voce della Bosetti e i suoni che vengono dalla strada, in una campana di vetro dove tutto, realtà e finzione, confessione intima e paesaggio urbano, si mescola stimolando percezioni e riflessioni che si rinnovano a ogni passo.

La camminata in cerca dell’amico scomparso prevede un’incursione in una galleria fotografica nel cuore del quadrilatero romano; qui Roberta spegne le luci e il mondo di “The Walk” si divarica ancora un po’: tra realtà e finzione si incunea così l’universo onirico della notte, fatto di sogni e ricordi lontani.
Quando la luce si riaccende Roberta ha posato al centro della stanza una scatola di latta: un paio di pantofole e una schiuma da barba, gli effetti personali, tutto quello che resta di chi non c’è più, oggetti di uso comune che non dicono più niente, quasi un affronto alla memoria.

Torniamo in strada e seguiamo ancora il corpo fragile e fiero di Roberta, un corpo che sembra una lama di vetro che buca l’aria. È un vetro opaco e sottile questo corpo d’attrice, non possiamo guardare attraverso di lei e non ci è permesso indagare il suo dolore senza pensare al nostro. Viene da pensare che sia proprio questo l’elemento convincente di tutto lo spettacolo: la capacità di parlare di sé senza che ci sia mai una riduzione a un mero e patetico autobiografismo.

Se, come è indubbio, c’è autobiografia, questa è intelligentemente proposta come un rilancio: un corpo di vetro opaco che non si fa guardare attraverso, nell’indagine di un dolore personale, ma che si fa scivolare la storia addosso e proprio per questa presenza fredda e ostinata rifugge lo scavo motivo. Ecco perché “The Walk” è un pensiero pratico, perché non è un lavoro sulle emozioni ma sulle azioni, sul da farsi.

Lo spettacolo è più di tutto un’indagine “pratica” sul dramma della voce che si spegne: quando scompare un amico, la prima cosa che si perde è il ricordo della voce.
Durante questa camminata di un’ora impariamo a conoscere e familiarizzare con la voce di Roberta, ci affidiamo a lei e ci abituiamo a seguirne la dizione pacata e il ritmo incalzante.
Poi, d’improvviso, alza un braccio e ci intima di stare fermi: «Aspettate!».

Lei, la distinta signora con lo zainetto verde, continua a parlare, ma si allontana fino a diventare un punto lontano dall’altra parte della piazza.
Non siamo più in piazza Castello, e sarebbe ingenuo pensare di tornare al punto di partenza, perché qualcosa è cambiato: dopo questa camminata l’arrivo deve diventare un’inedita partenza, spinta sempre un po’ più oltre.

Il contatto radio si affievolisce sempre più e quella voce, ormai così amica, la sentiamo spezzarsi in frammenti, conta da 1 a 100 e noi siamo lì, immobili, a testimoniare questo dramma infinito: la voce che si spegne pian piano e ci lascia soli, nella notte afosa di una piazza troppo grande.

Dopo il festival, dal 7 all’11 luglio, “The walk” sarà a Milano, nell’ambito della rassegna Da vicino nessuno è normale di Olinda.

THE WALK
di Roberta Bosetti & Renato Cuocolo
regia: Renato Cuocolo
con: Roberta Bosetti
produzione: Cuocolo/Bosetti IRAA Theatre
coproduzione: Australia Council for the Arts, Festival delle CollineTorinesi, Teatro di Dioniso
con il sostegno di: Contemporanea Teatro Metastasio Prato e Festival Internazionale della Creazione Contemporanea di Terni

durata: 50’

Visto a Torino, centro città, il 10 giugno 2014

Prima nazionale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *