Tiepido Risveglio di Primavera. Autelli si confronta con Wedekind

Risveglio di primavera di Claudio Autelli

Risveglio di primavera (photo: Claudio Autelli)

Recenti studi sui neuroni specchio confermano come emissione e ricezione di un segnale siano, per le arti sceniche, un ingrediente fondamentale per l’espressione, la comunicazione e il piacere che sono loro propri. La coerenza e l’armonia dell’insieme dei segni e la loro univoca e coerente interpretazione sono ingredienti fondamentali affinchè il teatro esplichi la sua funzione comunicativa e artistica in forma adeguata. Ne abbiamo di recente riflettuto a proposito dell’allestimento di uno spettacolo diretto da Claudio Autelli, in scena al Teatro Out Off di Milano ancora stasera.

“Risveglio di Primavera” è un audace testo drammaturgico di Frank Wedekind, autore vissuto tra fine Ottocento ed inizio secolo scorso, che seppe proporsi come trait d’union fra la poetica verista di fine Ottocento e quella capacità tutta novecentesca e “psicologica” di scolpire il tratto inquietante dell’essere umano.

“Risveglio di Primavera” in particolare è un testo in cui si respirano tinte sicuramente freudiane, la crescita della consapevolezza della sessualità dell’adolescente contrapposta alla formazione bigotta e chiusa di famiglie e mondo dell’educazione. Se il testo è di inizio Novecento, a un secolo di distanza il tutto suona incredibilmente attuale, con il mondo delle esperienze telematiche divenuto il quaderno aperto per un’educazione che non passa per i canali istituzionali ma per il contatto diretto fra adolescenti.


La regia di Claudio Autelli si innesta su un progetto prodotto dalla Fondazione Teatro Fraschini di Pavia, dove lo spettacolo è andato in scena nella scorsa stagione come risultato di un percorso che ha coinvolto parte dei diplomati attori della Scuola di Teatro del Fraschini: Brenda Bronfman, Alessandro Carnevale Pellino, Mauro Eusti, Marcello Mocchi, Irene Scova, Mattia Stasolla, Antonella Vercesi. Il cast, nella ripresa dello spettacolo all’Out Off, è integrato con due attrici, Alice Conti e Matilde Facheris.

Scene e costumi di Claire Pasquier ripropongono un ambiente da college e dintorni di borgo nordeuropeo (salotti in velluto, immagini di broccati ricamati d’oro), all’interno del quale, come ne “L’attimo fuggente”, avviene un momento di crescita generazionale, un’educazione sentimentale che finirà poi tragicamente per la vergogna di alcune delle persone coinvolte e per il bigottismo del contesto familiare e sociale.
La scenografia si compone di una tenda a fili compatti bianca, che scorre avanti e indietro creando partizioni del palcoscenico, permettendo agevoli cambi di ambientazione e anche videoproiezioni sulla sua superficie. Un’idea utile a creare tanto dal poco, con l’aiuto di luci laterali al palco, di Luigi Biondi, e dei video, alcuni dei quali girati in presa diretta sugli attori, di Lorenzo Facchinelli.

Il gruppo di attori cerca un dialogo con il drammaturgico che, nel corso dello spettacolo, mantiene una tensione un po’ ondivaga. Certamente i dialoghi fra i due giovani ragazzi interpretati da Mocchi e Carnevale Pellino faticano a decollare, a volte costretti ad una recitazione che si rivolge al pubblico in un tentativo di apertura della macchina teatrale che in realtà confligge con una struttura scenica rigida, squadrata e meccanica.

E’ come se estetica dell’allestimento (minimal, come la colonna sonora, il “Fur Alina” di Arvo Part e l’immancabile “Lascia ch’io pianga” in chiusura, che ormai s’affaccia nel 50% degli spettacoli italiani) e il lavoro sugli attori, più sporco e aperto, confliggessero.
In più d’una sequenza le videoriprese si sovrappongono al recitato, con un effetto moltiplicatore della sollecitazione visiva che sposta il fulco dell’attenzione dello spettatore dall’attore all’immagine, senza che davvero le due cose si pongano in relazione, dialoghino.

La drammaturgia ha uno sviluppo che fa restare sempre viva l’attenzione, ma nel complesso il lavoro ha molti elementi che ancora faticano a integrarsi l’uno nell’altro. E proprio in ossequio alle riflessioni iniziali sulla coerenza dei segni, la loro compattezza e armonia, ritengo lo spazio di crescita sia ancora assai significativo: al regista il compito di operare scelte tralasciando forse alcuni segni troppo distanti dall’operazione che invece intende compiere con gli attori, favorendo una più coerente armonia fra gli elementi, in modo che comunichino un sapore unico, un concetto univoco, non ambiguo, dove corpi, immagini, musica e luci vadano nella stessa direzione semantica.

Concludendosi da sempre queste nostre riflessioni con un giudizio espresso in “stelle”, pensiamo non ancora sufficientemente solida la proposta artistica, non ancora coerente e compatta nell’amalgama delle parti. L’iniezione di esperienza attorale non basta a far aumentare una temperatura del recitato, che rimane piuttosto tiepida, media. Fossimo a scuola, su base dieci sarebbe un cinque, avendo cinque stelle a disposizione…

RISVEGLIO DI PRIMAVERA
di Frank Wedekind
adattamento e regia: Claudio Autelli
scene e costumi: Claire Pasquier
video: Lorenzo Facchinelli
luci: Luigi Biondi
con: Alessandro Carnevale Pellino, Marcello Mocchi, Antonella Vercesi, Brenda Bronfmann, Irene Scova, Mauro Eusti, Matilde Facheris, Alice Conti, Mattia Stasolla
produzione: Fondazione Teatro Fraschini
durata: 1h 40′
applausi del pubblico: 1′ 37”

Visto a Milano, Teatro Out Off, il 7 maggio 2013


 

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