Tonino Conte narra il destino attraverso ‘il mistero dei tarocchi’

mistero_dei_tarocchi

Il mistero dei tarocchi (photo: alessandrocorio.com)

Un’operazione corposa quella del Teatro della Tosse ai parchi di Nervi, e anche un atteso ritorno. Lo spettacolo, infatti, concepito per grandi spazi, aveva debuttato nel 1990 a Forte Sperone (Genova), e da allora è rimasto una delle tradizioni della Tosse più amate e richieste. Sono ben 23 gli attori coinvolti, come gli Arcani Maggiori più uno. Ad interpretare la carta della Luna un malizioso, piacevole duetto per voce e flauto traverso.

Dopo una giornata afosa in cui l’acqua è rimasta appesa a lungo tra cielo e terra, minacciando di far slittare questa prima dello spettacolo, il numeroso pubblico si ritrova volentieri a godere della frescura serale, a passeggio tra agavi, palme e pini e nei vasti prati incastonati tra mare e monti. Alla partenza ci aspetta il Bagatto, in bilico su una scala gialla appoggiata ad uno degli altissimi pini marittimi. È lui che distribuisce le carte e fornisce la chiave per introdurci nel “giardino del nostro destino”. Da questo punto in poi il pubblico si trasforma in spettatore errante, libero di scegliere il proprio percorso come la propria sorte. Ancora più in bilico, a penzoloni su un ramo d’abete, troviamo il Sole che ci intrattiene come novello barone rampante, e poi, ognuno secondo il proprio personale ordine, incontriamo la Giustizia che, colpevole, si auto-assolve; la Temperanza cui piace esagerare; un Eremita intollerante come solo sanno esserlo i fanatici, o la Forza, che insegna come Bene e Male siano in chi guarda. L’Appeso vanta il suo personale punto di vista: sottosopra; la Fortuna invita a cantare, ché la vita è una ruota; il Carro insinua l’inerzia del dubbio; il Matto, invece, parla solo inglese e pazienza per chi non lo capisce: tanto è matto (e se qualcuno lo comprende forse è matto pure lui). Il Diavolo tentatore attende nell’ombra nascosto dalle fronde, mentre una Torre avverte che a nulla servono le difese più solide se con la porta di casa chiudiamo anche il cuore.
L’appuntamento con la Morte è ristoratrice: finalmente ci si può sedere un attimo e, inaspettatamente, ridere, ché – evidentemente – morire non è poi così male. Identità e ruoli si mescolano e s’invertono: il Bagatto è anche Matto, le Stelle sono uomo e donna, mentre la Morte è uomo che parla al femminile e la Papessa vive da uomo per sfuggire alla sorte di donna medievale che l’avrebbe attesa.

Le direzioni dello staff tecnico sul percorso ogni tanto rompono l’incanto, altrimenti si vagherebbe senza meta, e in effetti, sul finire, qualcuno si perde per i sentieri. Tra un monologo e l’altro può capitare di dover attendere il proprio turno al cospetto di un Tarocco. Ma niente paura, non ci si annoia: al laghetto le rane intrattengono con un concerto. Il testo, sempre brillante e ben speso, in alcuni punti risente forse del lavoro a quattro mani, passando dall’arguto gioco di parole o dal messaggio simbolico – che dal piano onirico attraversa il passato per giungere a noi -, a un che di già visto e sentito, quando le vicende raccontate si avvicinano troppo all’esperienza della carne.
Il pubblico lavora, distribuisce le carte, è maltrattato o lusingato, sedotto o spaventato: dipende dalla personalità della carta che incontra e, se è quello il suo destino – come avverte il Bagatto al principio – si ritroverà a ridere o a piangere.
Simpatici, burloni e autoironici, questi misteriosi Tarocchi, che invitano al gioco ma anche alla riflessione: perché, in fondo, siamo sempre nel giardino del nostro destino. E se, terminato il percorso, il nostro arcano non si è ancora svelato, almeno una cosa è chiara: ci siamo divertiti.

IL MISTERO DEI TAROCCHI
di Tonino Conte e Gian Piero Alloiso
regia di Tonino Conte ripresa da Amedeo Romeo
tarocchi di Emanuele Luzzati
costumi: Bruno Cereseto
con: Enrico Campanati (Il Bagatto), Antonietta Carbonetti (La Papessa), Rita Falcone (L’Imperatrice), Rosario Lisma (L’Imperatore), Mario Marchi (Il Papa), Paolo Maria Pilosio (Gli Amanti),
Bruno Cereseto (Il Carro), Giovanna Rossi (La Giustizia), Alberto Bergamini (L’Eremita),
Argira (La Fortuna), Sara Nomellini (La Forza), Gian Piero Alloisio (L’Appeso), Alessandro Bergallo (La Morte), Silvia Bottini (La Temperanza), Pietro fabbri (Il Diavolo), Luca Ferri (La Torre), Michela Ranetta (Le Stelle), Susanna Gozzetti e Lupo Misrachi (La Luna), Massimiliano Ferrari (Il Sole), Maria Pietramala (Il Giudizio),
Valentina Picello (Il Mondo), Niccholas Brandon (Il Matto)
produzione: Teatro della Tosse
durata: 3 h 20’
applausi del pubblico: 2′ 15”

Visto a Genova, Parchi e Musei di Nervi, 3 luglio 2008

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *