Torinodanza 2020. La danza che trascende la sospensione

Alle stelle (photo: torinodanzafestival.it)
Alle stelle (photo: torinodanzafestival.it)

La prima cosa che spicca in questa giornata di Torinodanza 2020 (siamo al 17 ottobre, prima che i teatri chiudessero di nuovo) è che la parola spazio non ha mai avuto tante accezioni e tanto peso quanto oggi. Le misure che vengono imposte ci spingono a trovare un nuovo senso alla relazione con l’altro, sia per il contatto che si è perso, sia per il significato che assume quello spazio vuoto che ci separa, che diventa una vera e propria presenza.
La seconda riflessione che emerge è che entrambi gli spettacoli, ma siamo sicuri che la cosa è estendibile a molti altri, sono accomunati da una necessità di sospensione.
La condizione di reclusione che abbiamo vissuto in qualche modo rappresenta un esilio, un emigrare dalla confort zone della nostra vita verso una “terra straniera”, che oltre ad una realtà oggettiva e geografica è anche una costruzione mentale in continuo cambiamento.

Entrambe le compagnie protagoniste della serata, quella di Ambra Senatore e Marco Chenevier, hanno dovuto ad un certo punto sospendere le loro creazioni e riprenderle in una fase successiva, che oltre ad essere ancora transitoria è demarcata da un forte cambiamento epocale.
Impossibile infine non considerare una stessa affinità geografica delle due compagnie. Entrambi i coreografi lavorano tra Italia e Francia, il secondo Paese sicuramente più incline alla logica interventistica pubblica in materia di beni culturali. Caratteristica che, per gli artisti francesi, si traduce in un più ampio respiro in termini di possibilità, scelte e visioni.

Il Passo che unisce passato e futuro: Ambra Senatore
Naturalezza, relazione con l’altro, dialogo con il pubblico. Sono gli ingredienti base che si possono subito intuire all’entrata in sala. I danzatori attendono il pubblico già seduti in scena, intenti ad abbozzare figure su grandi fogli di carta, forse ritraendo il pubblico stesso, subito prima che la danza abbia inizio.
Non sono pose, non è il corpo, muovendosi, a creare quella sostanza mista di fluidità ed energia. È un’altra cosa, ed è come se fosse quell’essenza impalpabile ad emettere il corpo, a modellarlo e a traslarlo in movimento.
È questa la percezione che si ha nell’osservare il quartetto di Ambra Senatore, Caterina Basso, Claudia Catarzi e Matteo Ceccarelli. Come un concerto di archi dove il movimento è la sinfonia. La magia è sicuramente resa possibile dalla sintonia degli elementi, che deriva da anni di collaborazione e di condivisione. Gli eventi avvengono nel passato, ma succedono nel futuro, quando prendiamo coscienza della loro influenza e peso, su tutto ciò che è venuto e verrà. E ciò che succede dopo modella il prima, e ne attribuisce un senso, una consistenza. “Alle Stelle – Quatour”, lavoro ancora in divenire, è il sigillo di una poetica condivisa e il frutto della sincronizzazione di percorsi individuali.
Il lavoro nasce da una riflessione sullo stare insieme e sul processo creativo nel contesto storico, sociale e politico, alimentata anche da incontri con scienziati e pensatori, nell’ambito del progetto “Conversations”, partito nel 2018 ed ancora oggi in corso.
Sono passati dieci anni da “Passo”, il primo lavoro di gruppo di Ambra Senatore, e come allora si continua ad indagare sul rapporto tra realtà e finzione, sui confini della scena, dell’individuo, della scrittura coreografica che sfocia in improvvisazione.

Cosa è il desiderio?
L’etimologia della parola deriva da De-Sidus, che significa in mancanza di stelle, intese come buon auspicio. Desiderare è percepire una mancanza e per capire quali siano le nostre mancanze è necessario anzitutto porsi delle domande, più che cercare risposte.
Come volete questa danza? Di che colore la volete? E la volete bassa, o alta? Devo danzare ad occhi aperti o chiusi?
È così che, rispondendo a una serie di domande, il pubblico è portato a riflettere sul linguaggio coreografico, finendo per scegliere i costumi, la scenografia, e perfino la colonna sonora (prima dello spettacolo viene richiesto allo spettatore di scrivere su un biglietto il titolo di un brano musicale, che darà vita a una serie di salti dagli stili e tempi musicali più svariati).
Senza mai abbandonare la leggerezza che caratterizza in modo naturale il lavoro di Ambra Senatore, gioco e ironia affiancano l’eleganza dei movimenti, dove si assiste a effetti imitazione, a deviazioni che mostrano le infinite possibilità e al ritorno sullo stesso movimento, sugli stessi passi, sottolineando l’assetto spesso labirintico della scena, che rimanda in fondo a quello della vita. Per quanto giriamo e invertiamo direzione, siamo soggetti a regole labirintiche che ci riportano al punto di partenza, anche se trasformati, e più costruiti. Ognuno dei quattro performer, seguendo il proprio percorso, ritorna a quel punto di partenza di dieci anni fa, forse a ripetere gli stessi passi, ma con maggiore maturità artistica e consapevolezza.
Anche le pause fanno parte di quella sintassi del movimento. Sono come uno spazio tra parentesi, che diventa una sorta di energia vibrante, un vuoto destinato a divenire, ad accendersi. È forse proprio quello spazio tra parentesi a collegare, oltre che il movimento precedente a quello successivo, anche il passato al futuro.

Chenevier (photo: Andrea Macchia)

Chenevier (photo: Andrea Macchia)

Il paradiso può attendere
“Confinati dal paradiso” è un lavoro dalla genesi travagliata, a causa della recente crisi sanitaria. Partito nell’ambito del progetto “Corpo Links Cluster”, dall’idea di trasformare in danza la pratica dello sci di discesa, il lavoro ha dovuto essere riconsiderato più volte. L’idea di origine doveva debuttare dopo alcune residenze e laboratori, con un’opera – Paradiso – che prevedeva una serie di giochi con la partecipazione del pubblico, forte connotazione del lavoro di Chenevier. Con le nuove misure e regole è stato impossibile realizzare il progetto così come concepito ed è quindi diventato Purgatorio, in attesa del Paradiso. Condizione di attesa – come ci sottolinea Enrico Pastore, qui in veste di dramaturg – molto più simile a quello che stiamo vivendo tutti da qualche mese. Il lavoro ha debuttato a Prato lo scorso mese (a Contemporanea 2020), e in breve si è sviluppato in un’opera più ricca e complessa: “Confinati dal Paradiso”.

Una scenografia mobile, costituita da pannelli di plexiglas componibili, attribuisce grande plasticità alla scena trasformandola, grazie ad un curato lavoro di luci, in stanze con più livelli di profondità, dove all’azione principale di ogni danzatore si susseguono gli echi di immagini degli altri, posti ai lati, come un sottofondo visivo, anziché sonoro.
Una voce di fondo alterna la narrazione contemporanea (testi di Pastore) a terzine dantesche, e i quadri che si susseguono diventano simboli della visione alchemica di Dante, come uno specchio della condizione umana, nel costante tentativo di alleggerire il proprio peso, per il raggiungimento di quell’estasi e felicità a cui perennemente aspiriamo. Nonostante le difficoltà che hanno impedito la realizzazione del progetto così come concepito, la preoccupazione primaria è rimasta quella di creare il più possibile un legame con il pubblico, e non potendo optare al dialogo vero e proprio è stata scelta la condivisione.
Attienti ben, ché per cotali scale»,
disse ‘l maestro, ansando com’uom lasso,
«conviensi dipartir da tanto male»

Siamo alla fine dell’inferno, dove Dante e Virgilio discendono e risalgono la scala di Satana, verso il Purgatorio. Una figura non ben definita (Théo Pendle) si contorce attorcigliandosi su una scala. È la nostra dura ascesa verso la liberazione (da quale prigionia?), così come la scena successiva diventa la chiave di lettura del confinamento in uno spazio delimitato, e della ripetitività del quotidiano.
Elena Pisu si affanna in una qualsiasi delle inutili occupazioni volte a riempire il tempo, che si ripete all’infinito fino a che una pioggia di sabbia la trasforma in clessidra umana. Sono molti i riferimenti – da Godot al Mulino di Amleto – e le chiavi di lettura che traspongono le immagini dall’opera dantesca alla realtà contemporanea.

Tutto ci riporta alla condizione di impotenza e di prigionia che ci ha assalito nei mesi scorsi, e che ancora una volta non fa che mettere in risalto la fragilità umana. La mancanza d’aria, gli inutili tentativi di evasione (è la scena di Alessia Pinto, in un costume bianco che ricorda un embrione, o bolle d’aria), gli stessi colori dei costumi (bianco rosso e nero) rimandano ai tre scalini della porta del purgatorio, e quindi alla presa di coscienza, alla consapevolezza delle colpe. Impossibile non pensare che quanto ci è successo non sia colpa dell’uomo.

Ma è la scena finale a prenderci alla gola, tanto ampia da poter sostenere il peso di ciò che è il culmine musicale ed emotivo di tutta la performance. Accompagnato dal crescendo di una musica potente (God Speed you! Black emperor), un animale rosso fuoco (lo stesso Chenevier) conduce lo spettatore verso l’espiazione, delle colpe e delle pene che da sempre rendono l’uomo sia vittima che carnefice. Nel cubo l’animale si dimena come in una gabbia, finché una pioggia trasforma il costume in sangue, e la danza diventa lotta, accanimento, martirio.
L’immagine finale è uno dei maggiori simboli della ricerca estetica di Chenevier. Sulle ultime note musicali, al culmine dell’esplosione emotiva, resta un quadro che ha il pathos di un dipinto del Mantegna.
Il paradiso dobbiamo meritarlo.

Alle Stelle (Quatour)
Ambra Senatore – CCN De Nantes
Di Ambra Senatore
In collaborazione con gli interpreti in scena Caterina Basso, Claudia Catarzi Matteo Ceccarelli
Progetto Sonoro Jonathan Seilman
Luci Fusto Bonvini

Durata 60’

 

 

Confinati dal Paradiso
Marco Chenevier
Coreografia Marco Augusto Chenevier
Drammaturgia Marco Augusto Chenevier, Enrico Pastore
Danzatori Thèo Pendle, Alessia Pinto, Elena Pisu, Marco Augusto Chenevier
Voce registrata Adriana Rinaldi
Luci Andrea Sangiorgi
Scenografie Michele Favre, Andrea Sangiorgi
Costumi Sandrine Philippe

Durata 60’

 

 

Visti a Moncalieri (TO), Fonderie Limone, il 17 ottobre 2020
Prima Nazionale per entrambi gli spettacoli

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