Totò e Vicè, dalla scena al Taormina Film Fest

Un'immagine dal film
Un'immagine dal film

Da spettacolo teatrale a film, senza perdere d’intensità e poetica leggerezza. Un viaggio intimo, silenzioso, che parte dalla periferia, raggiunge la città, le sue viscere, i vicoli, le strade, le chiese e i mercati, e termina sulla riva del mare, verso l’infinito, attraversando i luoghi di un racconto fisico e mentale.

A quattro anni dalla scomparsa del drammaturgo palermitano Franco Scaldati, morto nel giugno del 2013, arriva il film tratto dall’opera “Totò e Vicè”, che Scaldati scrisse nel 1992, immaginandolo recitato da se stesso e da Gaspare Cucinella, per raccontare la storia di due emarginati – e dall’adattamento teatrale con cui Enzo Vetrano e Stefano Randisi debuttarono nel 2012.

Il film, interamente girato a Palermo nel 2015, dopo una lunga gestazione, è stato presentato per la prima volta durante l’edizione numero 63 del Taormina Film Fest di luglio.
Prodotto dalla cooperativa Le tre corde di Imola (BO), interpretato dagli stessi Vetrano e Randisi, e diretto dai palermitani Umberto De Paola e Marco Battaglia, è un progetto a basso budget, realizzato col patrocinio del Comune di Palermo e grazie alla collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, con alcuni studenti che hanno lavorato all’intera realizzazione del progetto.
A curare la fotografia Costanza Arena e Umberto Denaro, entrambi allievi dell’Accademia, la sceneggiatura è della stessa Arena e di Roberto Salvaggio, il suono in presa diretta e le musiche originali di Marco Fazio, mentre i costumi sono di Mela Dell’Erba.


E’ il viaggio solitario, dal tramonto all’alba, di due esseri umani teneri, delicati, indifesi; due angeli che attraversano Palermo per mostrarne angoli nascosti, bui, periferici, un ventre che accoglie e insieme respinge. La città di Franco Scaldati, fatta di visceralità e splendore sommesso, di memorie apparse e dimenticate che si snodano in un percorso naturale e fluido dalla scena teatrale a quella urbana del film, riemerge così in tutta la sua forza e presenza.

Testo cardine di Scaldati, “Totò e Vicè” ripercorre parte della cosmogonia palermitana elaborata dallo scrittore: «Sono stati i registi a chiederci di pensare a questo percorso per trasportare il testo drammaturgico dalla scena al cinema – racconta Stefano Randisi – E nel momento in cui i due personaggi si allontanano dal palcoscenico hanno cominciato a prendere vita, in una Palermo notturna, solitaria, stranamente silenziosa. Come Totò e Vicé, anche noi ci siamo riappropriati di una identità antica».

Per una notte intera i due attori si aggirano per la Città della memoria in una sorta di oblio e smarrimento, si muovono insieme, immersi in un ambiente desertificato, dalla periferia sino alla città. Tra luci e ombre, attraversamenti leggeri di spazi dove il tempo sembra essersi fermato, si snoda un viaggio dell’anima che tocca luoghi concreti: dal cimitero di Palermo al quartiere dell’Albergheria e poi i mercati del Capo e Ballarò, il quartiere della Kalsa. Il cimitero, dove la vita e la morte si incontrano, la campagna che corre lungo i binari del treno, le chiese diroccate, gli spazi abbandonati, i vicoli di una Palermo suggestiva, segreta, silenziosa.
A squarciare l’aria i rumori della notte catturati con sapienza, e i dialoghi dalle battute ripetute e reiterate, che si rincorrono l’una all’altra, tra i due angeli-clochard, né vivi, né morti. Fra veglia e sonno iniziatico, i due personaggi sono teneri e profondamente umani, evidenziando quella necessità di essere in due, per poter essere. La loro è una fraternità senza tempo né geografia, sempre in bilico tra la natura e il cielo, perfettamente rappresentati dalla Palermo che nel film li accoglie e li avvolge, senza stravolgere la drammaturgia originaria, anzi infondendole calma e forza, in un tempo imprendibile tra passato e futuro.

Un omaggio sincero, onesto e generoso ad un autore centrale nella drammaturgia siciliana, molto prolifico, che ha realizzato circa 75 testi ancora poco noto. «Quello che amiamo è la grande poesia di Franco Scaldati, il suo scrivere, da attore, per una coppia teatrale – aggiunge Enzo Vetrano – E poi quella dimensione del sogno, costante in tutti i suoi testi».

Vetrano e Randisi a Taormina

Vetrano e Randisi a Taormina

Per la coppia di artisti siciliani, radicati ormai da molti anni in Emilia Romagna, il primo incontro con “Totò e Vicé” è avvenuto nel 2008, quando alcuni frammenti trovarono posto in “Fantasmi”, spettacolo composto dai pirandelliani “L’uomo dal fiore in bocca”, “Sgombero” e “Colloqui con i personaggi”. Poi il debutto nel 2012 e una lunga tournée, italiana e internazionale, approdata perfino in Cina. Un rapporto che proseguirà anche nella prossima stagione, con una nuova produzione del Teatro di Roma di “Ombre Folli”, presentato in una prima lettura durante l’edizione 2016 della rassegna Garofano Verde di Rodolfo Di Giammarco.

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