Tra crisi, risate e innovazione. La Stagione 13/14 di Milano

Tra cinque minuti in scena

Dal film: Tra cinque minuti in scena, di Laura Chiossone

Che si continui a raccontarla o si cerchi di esorcizzarla con una risata, il risultato non cambia.
La “crisi” c’è ed è una presenza ingombrante. La troviamo in chi ha deciso quest’anno di offrire abbonamenti a prezzo ridotto o rateizzabili, e in chi prosegue il percorso di indagine sui nostri tempi, fra precariato e ribellione. E infine in chi, nel cartellone per la stagione milanese 13/14, sceglie di dare più spazio a contemporaneità e sperimentazione.
Perché la crisi, che non è più solo una questione economico-finanziaria ma si è fatta incertezza esistenziale e culturale, chiede (ri)costruzione e (r)esistenza.

Il teatro resiste nonostante tutto e la crisi non ha intaccato più di tanto (almeno così parrebbe dall’occhio esterno di uno spettatore) l’offerta che Stabili e meno stabili propongono al pubblico meneghino. A noi il compito di svelarvi le proposte per la stagione a venire, a voi quello di affrettarvi in sala.

Partiamo dal Teatro Ringhiera, che va avanti anche quest’anno nel cammino esplorativo della società contemporanea. Non a caso sceglie di intitolare la nuova stagione “Favole Italiane”, dove “favole”- spiega la direttrice Serena Sinigaglia – sta per “frottole”, quelle che ci raccontiamo e ci raccontano, e che poi in fin dei conti non sono così diverse da quelle del resto del mondo.
Sarà infatti lo spettacolo “Ribellioni possibili” sul movimento degli “indignados” a inaugurare la stagione, a cui seguirà “Italia anni ‘10”, sempre diretto dalla Sinigaglia.
Oltre ai lavori della Compagnia Atir, il Ringhiera si apre a vecchie e nuove ospitalità. Fra cui: Alma Rosè, BabyGang, Fattoria Vittadini, Atopos e VicoQuartoMazzini, seconda classificata nella scorsa (e prima) edizione di playFestival, gara per giovani compagnie organizzata in collaborazione con il Piccolo Teatro.

Lo Stabile di Milano, che vuole farsi – rivela Sergio Escobar – “servizio pubblico”, sceglie invece di muoversi fra tradizione e innovazione. Torna Luca Ronconi, che firma due delle quattro nuove produzioni del Piccolo: “Celestina”, ispirato dall’opera ‘monstre’ di Fernando De Rojas e “Pornografia” di Witold Gombrowicz, in cartellone da metà marzo al Grassi.
Tornano anche le trasgressioni di Ricci/Forte con il ‘cult’ “Troia’s Discount” e le regie di Valerio Binasco (“Il mercante di Venezia”) e di Pippo del Bono (“Orchidee”). Mentre fa il suo primo ingresso al Piccolo, reduce del successo di Venezia, Emma Dante con “Le sorelle Macaluso” e un cast tutto al femminile. Tanti italiani quindi, ma non solo.
Spiccano fra le proposte internazionali la doppia maratona primaverile dedicata a Jan Fabre, la presenza di Christoph Marthaler, che firma la regia di “Glaube Liebe Hoffnung” e quella di Peter Stein che porta in scena il “ritorno” pinteriano, già presente nella scorsa stagione dello Stabile ma con la direzione di Luc Bondy
Le porte, o meglio il palco, del Piccolo si aprono infine a LaFabbrica, compagnia vincitrice del già citato Play Festival, che propone un trittico di atti unici sul tema dell’attesa.

Tra cinque minuti in scena

Gianna Coletti, protagonista di Tra cinque minuti in scena

“Teatro, società ed empatia” è invece la ricetta del Teatro Litta, che conferma anche quest’anno la sua vocazione all’innovazione e sperimentazione. “La crisi in atto – spiegano i direttori artistici del teatro, Gaetano Callegaro e Antonio Syxty – ci pone di fronte alla consapevolezza che il mondo che conoscevamo non c’è più, e di conseguenza anche il teatro”.
E se la funzione sociale di un’istituzione culturale deve essere quella di “diffondere la necessaria empatia per leggere la realtà con occhi diversi”, il Litta sceglie Goldoni, Enda Walsh, Ayckbourn, passando per Pirandello e Kamil (entrambe firmate dal giovanissimo Alberto Oliva), fino al riadattamento del Principe machiavellano ad opera di Stefano Massini.
Ma soprattutto sceglie di dare voce (o meglio, spazio) a giovani compagnie che guardano al contemporaneo e alla contaminazione. Il progetto Apache (non un festival ma una linea integrata al resto della programmazione, ci tengono a specificare!), curato da Matteo Torterolo, prevede, da gennaio a giugno, una serie di proposte interessanti e di tendenza. Segnaliamo, fra tutte, la presenza del collettivo fiorentino InQuanto teatro che, oltre a portare in scena, dal 14 al 17 marzo, “Abba-bosh, uno spettacolo di fantascienza” approfitterà dell’ospitalità milanese per realizzare una nuova parte dell’indagine “Enciclopedia”: un lavoro di erudizione in itinere che prevede la raccolta di parole, definizioni e significati raccontati dalla gente comune. 

Contemporaneità è la parola d’ordine anche dell’Elfo Puccini, che festeggerà i suoi 40 anni inaugurando una stagione che già dal titolo è tutto un programma, “Molto da scoprire”.
Alla pluripremiata “La merda” di Cristian Ceresoli si affiancano le provocazioni di Giuliana Musso che firma tre spettacoli (“Sex Machine”, “Tanti Saluti”, “La fabbrica dei preti”) e una ‘personale’ dedicata a Flavia Mastrella e Antonio Rezza con le loro ultime quattro opere, un mix di arte contemporanea e performance.
Fra le riprese ‘della casa’ troviamo “History Boys”, “Alice underground”, “La discesa di Orfeo”, “Viva l’Italia” e “Aquiloni” di Paolo Poli. Mentre fra i nomi più noti quelli di Stefano Accorsi che continua a “giocare con Orlando” e di Antonio Latella che rifà Goldoni.

Quarant’anni sono passati anche per Quelli di Grock, che festeggiano il traguardo in pompa magna: si sono regalati un libro fotografico celebrativo (Quelli di Grock Story), un film documentario che ripercorre la storia della compagnia, hanno organizzato diversi eventi all’insegna del festeggiamento con una serata-clou fissata per il 13 aprile, e danno la possibilità a chiunque compia gli anni di andare a teatro gratis la sera del proprio compleanno. Ma soprattutto, per rimanere in modalità sollazzo tutto l’anno, propongono un cartellone all’insegna dell’ironia e buon umore.
L’apertura è affidata a Zuzzurro & Gaspare con “Non c’è più il futuro di una volta 2.0”, segue “Tre sorelle” con la regia di Claudio Orlandini, mentre per il debutto della prima produzione della compagnia è stato scelto Molière con “L’avaro”. Fra gli altri debutti “Fuori misura (il Leopardi come non ve l’ha mai raccontato nessuno)”, “C’era una volta un re” e un Barbiere di Siviglia rivisitato in chiave dark rock, mentre tra le riprese della casa “Molto rumore per nulla”, “La trilogia della villeggiatura” e “Caos (remix)”.

Sui grandi nomi nostrani punta il Franco Parenti che, oltre a Moni Ovadia, Roberto Herlitzka, Alessandro Haber e Leo Gullotta conferma l’ormai immancabile presenza di Filippo Timi che ripropone il suo “Don Giovanni”, a cui si aggiungerà uno spettacolo per bambini e probabilmente un lavoro (ancora work-in-progress) in dialetto umbro. Nata proprio con il “Don Giovanni” timiano, la “giovane” compagnia del Teatro Franco Parenti porterà in scena, diretta da Andrée Ruth Shammah, “Gli innamorati” di Goldoni. Fra le altre novità “Marilyn”, “Niente più niente al mondo” tratta dal romanzo di Carlotto e “Bellas Mariposas” che chiuderà la stagione.

Tra “tradizione (e) tradimenti” si muove invece il Teatro Filodrammatici, che affida l’apertura della stagione al debutto dei neodiplomati della sua Accademia che, diretti da Marco Baliani, portano in scena un lavoro sulla precarietà dell’esistenza (“Che ci faccio qui”).
Se l’esistenza è precaria lo è anche l’esteriorità che in “Brutto”, altra prima nazionale, viene sviscerata attraverso una satira sulla  società dominata dall’apparenza. I temi seri si possono, però, affrontare anche con leggerezza. Questa l’impronta della “Comic Collection” in cui i Filodrammatici hanno inserito la “Lettera” di Facchini, Girotondo.com (con cui propongono una serata di Capodanno con tanto di brindisi con gli attori) e “Duel-una lotta all’ultima risata”.

Si ride anche al Teatro della cooperativa, che dedica la stagione 13/14 all’attore e comico triestino Angelo Cecchelin e propone un cartellone che si sviluppa – come lo scorso anno – su tre percorsi tematici principali: comicità, attualità e storie al femminile. Dal monologo comico-satirico di Alessandra Faiella “La versione di Barbie” si passa a una nuova drammaturgia (“In fondo agli occhi”) che, per la regia di Cesar Brie, affronta le tematiche della crisi e della malattia che ne deriva.
Ai drammi contemporanei si affiancano poi quelli del passato. In “Desaparecidos”, Mirko D’Urso ripercorre la vicenda di due giovani donne rapite, carcerate e torturate durante il regime dittatoriale argentino, mentre “The Great Disaster”, diretto da Renato Sarti, affronta il triste epilogo di un lavapiatti del Titanic.
Fra le prime nazionali una “cantatrice calva” rivisitata in chiave pop da Leonardo Manera & Co, un monologo cabarettistico di Rita Pelusio “Eva!-diario di una costola”  e il lavoro di Giulio Cavalli (il titolo è ancora da definire) tratto dai romanzi “Vaticano spa” e “Sua Santità” di Gianluigi Nuzzi, che ha collaborato alla stesura drammaturgica.

Il Teatro Libero, direzione artistica condivisa fra Corrado d’Elia e Corrado Accordino (presenze fisse in cartellone), ha aperto con “Una specia di Alaska” di Pinter con la regia di Valerio Binasco, per poi offrire, fino al 15 luglio, tra gli altri, I Demoni, Skenè Company, Eccentrici Dadarò, Teatrouvaille

Oltre a considerare il fattore crisi offrendo un abbonamento con meno spettacoli e quindi alleggerito nel prezzo e la possibilità di rateizzazione del pagamento, il Teatro Carcano esplora anche un’altra problematica di cui si è discusso, aggiungiamo giustamente, molto quest’anno: la violenza sulle donne.
Lella Costa porterà infatti in scena a novembre “Ferite a morte”, una serie di monologhi (accanto all’attrice milanese anche Giorgia Cardaci, Orsetta De Rossi e Rita Pelusio) sulla tragedia del femminicidio, tratti dall’omonimo libro-indagine di Serena Dandini. Sempre la Costa proporrà in prima nazionale “Nuda proprietà”, una commedia scritta da Lidia Ravera sul tema dell’amore vissuto nella cosiddetta terza età.
Tra le proposte in cartellone anche quattro classici rivisitati (Otello e Antonio e Cleopatra di Shakespeare, L’Avaro di Moliere e Menecmi di Plauto), due riprese della casa (“Sei personaggi in cerca d’autore” e “La coscienza di Zeno”), a cui si aggiungono due operette, un musical, due balletti e lo spettacolo di mimo dei Mummenschanz-I musicisti del silenzio.

All’insegna della predilezione per la follia (lo slogan di quest’anno recita “Mi piacciono i matti. Dicono la verità un po’ più spesso delle persone normali”), il Teatro Menotti apre il 5 e 6 ottobre con la Compagnia della Fortezza in “Mercuzio non vuole morire”, mentre a gennaio (dal 9 al 26) ospiterà il debutto de “Lo zoo di vetro” di Williams per la regia di Arturo Cirillo. Fra le altre proposte segnaliamo la regia di Fabrizio Arcuri a “Pretty. Un motivo per essere carini” presentato da Gli Ipocriti a febbraio, l’Eduardo di Pierpaolo Sepe (“Sik Sik”), mentre tra gli spettacoli targati TieffeTeatro chiuderà la stagione il ritorno di “Bennisuite”, spettacolo di Emilio Russo sul ‘pianeta Stefano Benni’.

Dopo il battesimo al Festival Internazionale di Andria Castel dei Mondi, il tragicomico “carnage” “Thanks for Vaselina” della giovane compagnia emergente Carrozzeria Orfeo sbarca a Milano e apre la stagione del Teatro Out Off.
Oltre alle consuete regie di Lorenzo Loris, che quest’anno firma tre lavori (“Vera Vuz”, “Affabulazioni” e “Prodigiosi deliri”), lo spazio di via Mac-Mahon si apre a diverse collaborazioni fra cui quella con il tanto “contestato” Macao con cui propone “Sei personaggi in cerca di autore” per la regia di Sandro Mabellini e con Uovo performing arts festival, coproduttore di “La prima periferia” di Pathosformel. In cartellone anche “A.H.” della compagnia stabilemobile di Antonio Latella e le prime nazionali di “Io sono Sarah Kane” di Paolo Scheriani e “Il Giocatore”, adattato da Alberto Oliva e Mino Manni.

C’è poi il Pim Off, fresco di conferenza stampa svoltasi ieri, con una stagione formata da 19 spettacoli (4 prime nazionali) che vedranno sul palco di via Selvanesco alternarsi teatro, danza, musica e anche cinema. Protagonisti, fra gli altri, Tony Clifton Circus, la compagnia di danza messicana La Mecedora, Animanera, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, Christian Rizzo, Zerogrammi, InBalìa col nuovo lavoro “A Zonzo #01”, Riccardo Buscarini, Abbondanza/Bertoni, CollettivO CineticO, Teatro Sotterraneo, Batignani/Faloppa/Tintinelli…oltre ad incontri e possibilità formative.

Dopo l’evento inaugurativo, un recital musicale con cui Fabrizio Maurizio ripercorre la propria carriera di musicista e compositore, il Teatro Sala Fontana affida l’apertura ufficiale della nuova stagione al giovane drammaturgo e attore siciliano Tindaro Granata che ripropone il suo “Antropolaroid”, un monologo ispirato al tradizionale “cunto” in cui si intrecciano storie familiari e siciliane.
Se anche Alessio Maria Romano si servirà solo della sua voce (e sopratutto del suo corpo) in un gioco di luci e ombre nel “Maleficio” di F. G. Lorca, due uomini (Bianco e Nero) si sfideranno, a fine febbraio, nel “Sunset Limited” firmato da Fabio Sonzogni. Fra le altre proposte, in bilico fra contemporaneità e tradizione, un “Don Giovanni”, una “Giovanna D’arco”, un recital dedicato alla diva Milly e, nuova produzione, un’indagine in cinque capitoli sull’elaborazione del lutto nei familiari delle vittime delle stragi. Il progetto è di Carmelo Rifici e il contenuto racchiuso nel titolo: “Chi resta”.

Chi è restato fin qui, non demorda e prosegua. Perché se abbiamo scartabellato alla ricerca delle proposte più interessanti della scena meneghina, tanto abbiamo trovato ma altrettanto avremo dimenticato. Continuate a curiosare fra i cartelloni, tenendo a mente che – parafrasando le parole di Paolo Grassi a cui Milano deve molto – quanto voi avete bisogno del teatro, tanto il teatro ha bisogno di voi.

Per questo chiudiamo anche con il messaggio che Barbara Toma, direttrice artistica del Pim Off, ha voluto dedicare ieri a questa nuova stagione.
“Il teatro non ci risolve la vita, non cambia le cose, non serve a niente, se non a restare svegli senza mai perdere la capacità di sognare. A cosa serve il teatro? A volte a farci sentire vivi, orgogliosi di noi, altre volte a distinguere ciò che ci rende infelici da ciò che ci rende felici, oppure, semplicemente, a smuovere qualcosa dentro noi. E allora, se il teatro può portarci a riflettere sulla vita, ora che grazie a voi ho conosciuto la felicità vi chiedo: cosa rende la nostra vita degna di essere vissuta? Cosa ci rende felici? E cosa non abbiamo fatto per esserlo?”.
 

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  • redazione Klp ha detto:

    A causa di un improvviso problema di salute
    dell’attore Aniello Arena lo spettacolo MERCUZIO NON VUOLE MORIRE in programmazione al Teatro Menotti per sabato 5 e domenica 6 ottobre è rimandato al 30 novembre e 1 dicembre.

    Gli spettatori che hanno acquistato i biglietti per sabato 5 ottobre potranno assistere allo spettacolo di sabato 30 novembre, chi ha acquistato per domenica 6 ottobre potrà vedere lo spettacolo il 1 di dicembre. Per info ed eventuali rimborsi 02/36592544 dal lunedì al sabato 15-19
    biglietteria@tieffeteatro.it

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