Il vendicatore di Donnellan apre la nuova stagione del Piccolo

Fausto Cabra ne La tragedia del vendicatore (photo: Masiar Pasquali)

“La tragedia del vendicatore” di Thomas Middleton ha aperto la nuova stagione del Piccolo Teatro di Milano, che ha affidato una delle sue nuove creazioni al regista irlandese Declan Donnellan, tra i più affermati in Europa, Leone d’Oro alla carriera 2016 a Venezia. Donnellan ha fondato, insieme a Nick Ormerod, la compagnia Cheek By Jowl, con la quale ha messo in scena oltre 25 produzioni che hanno fatto il giro del mondo; noi lo avevamo già conosciuto per le sue precedenti regie scespiriane, sempre ospiti del Piccolo: “Cymbeline” nel 2007, “Macbeth” nel 2010 e “Racconto d’inverno” nel 2016; mentre nel 2014 aveva presentato a Torino un interessante “Ubu roi“.
Aspetto assai rimarchevole e importante di questa nuova produzione del teatro milanese, in coproduzione con Emilia Romagna Teatro, è la presenza in scena di molti giovani attori italiani, capeggiati dal veterano Massimiliano Speziani.

Per moltissimo tempo “La tragedia del vendicatore” è stata attribuita al drammaturgo Cyril Tourneur, anche nella versione che ne apprestò Luca Ronconi nel 1970, con protagonista Mariangela Melato. Eppure Thomas Middleton, autore contemporaneo di Shakespeare, di sedici anni più giovane di lui, era stato assai famoso ai suoi tempi, collaborando in alcuni lavori anche con il Bardo. Ma davanti allo spettacolo si può ben comprendere come, nel passato, la sua fama possa essere stata oscurata, o meglio censurata, in quanto nell’opera è chiaramente presente, senza mezze misure, un fortissimo attacco ai potenti, qui rappresentati dalla figura del Conte e dei suoi figli.

Questa sorta di horror da scena, con tanto di uccisioni, lingue e teste mozzate, è dunque un esplicito attacco al potere, e di converso alla natura più intrinseca dell’essere umano, tanto che Middleton, in modo volutamente esemplificativo, attribuisce ai personaggi nomi che esplicitano i vari caratteri dei personaggi: Vindice, Spurio, Supervacuo, Lussurioso, Ambizioso.
Protagonista è dunque Vindice (Fausto Cabra), che insieme al fratello Ippolito (Raffaele Esposito) escogita un piano complesso ed ambizioso per far fuori – letteralmente – tutta la genia del potente di turno, Duca (Massimiliano Speziani) compreso, smascherandone gli eccessi e le sopraffazioni, ma anche gli odi reciproci, l’ipocrisia, la violenza, la ricerca del sesso sfrenato.
Il nostro protagonista desidera vendicare a qualunque costo la morte della promessa sposa Gloriana, stuprata e avvelenata dal Duca poco prima delle nozze, e qui rappresentata, con evidente riferimento ad Amleto, da un teschio con cui il protagonista interagisce.


L’opera di Middleton (qua nella traduzione di Stefano Massini) tiene sempre vigile lo spettatore sulla possibilità che il male possa attaccare anche le persone virtuose, troppo fragili per resistergli, in un gioco dove è d’obbligo avere più paura delle vittime che dei loro carnefici.

La scena è dominata da un muro di legno: da porte scorrevoli escono semplici scenografie che delimitano le varie scene in cui tutti gli interpreti, quasi sempre vestiti di nero, come usa troppo spesso il teatro oggi per affidargli una sorta di contemporaneità, compiono le rispettive azioni; al contempo, per esplicitare il periodo della vicenda, si intravvedono immagini pittoriche che si rifanno a Mantegna, Piero della Francesca e Tiziano.
Ma la ricerca di una contemporaneità si mostra anche attraverso l’uso delle telecamere, che in diretta propongono, fra le altre, la scena della morte dell’odiato Duca.

Per stemperare l’atmosfera macabra, Declan Donnellan introduce anche momenti ironici dal sapore pop, e propone così un meccanismo scenico ben oliato, in cui la vendetta si riverbera, pian piano, su tutte le vittime predestinate, in un gioco al massacro che alla fine si manifesta nella sua pienezza attraverso una sorta di danza macabra (le musiche sono firmate da Gianluca Misiti) dai contorni splatter, dove tutti i personaggi si uccidono a vicenda.

Lo spettacolo, nel suo sterminatorio perpetuarsi, stilisticamente sembra quasi occhieggiare a Tarantino, mentre lo avremmo forse preferito più indagatore delle vere ragioni con cui il marcio del potere si esplicita, corrodendo ogni cosa: un aspetto che Donnellan lascia troppo in superficie, preferendo affidarsi alla leggerezza di una forma divertita e divertente, piuttosto che cercatrice in profondità delle debolezze della natura umana.
Nel complesso, tra qualche evidente acerbità, è buona la prova di tutto il gruppo dei giovani interpreti, tra i quali ci piace segnalare l’ottimo Fausto Cabra, smanioso e inquieto giustiziere, Massimiliano Speziani, Alessandro Bandini e Pia Lanciotti nel doppio ruolo della Duchessa e di Graziana.

In scena allo Strehler fino al 16 novembre.

La tragedia del vendicatore
di Thomas Middleton
drammaturgia e regia Declan Donnellan
versione italiana Stefano Massini
scene e costumi Nick Ormerod
luci Judith Greenwood, Claudio De Pace
musiche originali Gianluca Misiti
con Ivan Alovisio, Alessandro Bandini, Marco Brinzi, Fausto Cabra, Martin Ilunga Chishimba, Christian Di Filippo, Raffaele Esposito, Ruggero Franceschini, Pia Lanciotti, Errico Liguori, Marta Malvestiti, David Meden, Massimiliano Speziani, Beatrice Vecchione
regista assistente Francesco Bianchi
collaboratore movimenti di scena Alessio Romano
coproduzione Piccolo Teatro di Milano Teatro d’Europa | ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione
foto Masiar Pasquali

Visto a Milano, Piccolo Teatro, il 9 ottobre 2018
Prima nazionale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *